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La La Madonna di San Giorgio alla Costa, nuovo modello iconografico nella pittura del Trecento

Fino al 29 ottobre nel Museo di Arte Sacra di Vicchio nel Mugello è possibile ammirare l’imponente tavola, 180X90 cm. di dimensioni della Madonna col Bambino in trono e angeli ma più conosciuta come la Madonna di San Giorgio alla Costa dipinta da Giotto a Firenze nel 1295 e conservata nel Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte. E ’un’occasione davvero unica per ammirare da vicino quest’opera del periodo giovanile dell’artista  e dall’ impianto scultoreo la cui collocazione cronologica sta tra il Crocifisso di Santa Maria Novella e la Madonna di Ognissanti.

La Vergine avvolta da un ampio mantello blu è seduta su un trono marmoreo dalle cornici rosate ornato a motivi cosmateschi, i Cosmati erano un’importante famiglia fiorentina di scultori e lavoratori del marmo,  di ispirazione classica e coperto da un prezioso drappo fissato allo schienale con anellini e cordicelle.

Il volto della Vergine è incorniciato dal velo e dalla tradizionale cuffia rossa di derivazione bizantina da cui escono due ciocche di capelli ai lati, sulle ginocchia il Bambino benedicente ha una posa austera, alle loro spalle, dietro il trono due angeli con i capelli acconciati con un laccetto rosso e  appoggiano le mani sul bordo del trono a volute.

Stilisticamente aderente agli affreschi del ciclo francescano di Assisi questa opera viene citata dal Ghiberti nei suoi commentari fra le opere di Giotto ed esistente nella Chiesa di San Giorgio alla Costa. Danneggiata nel 1993 in occasione dell’attentato di Via dei Gergofili a Firenze, l’opera è stata restaurata dall’Opificio delle Pietre Dure nei Laboratori della Fortezza da Basso dove sono state acquisiste informazioni preziose sugli aspetti disegnativi e strutturali del dipinto. Purtroppo l’opera che in origine era cuspidata e sicuramente di più grandi dimensioni è giunta sino a noi tagliata su tutti i lati, all’inizio del Settecento infatti venne così mutilata per essere inserita in un altare barocco.

Come osserva Angelo Tartuferi, massimo conoscitore dell’opera di Giotto “ Il dipinto è la più antica ed esplicita affermazione del “classicismo giottesco” fondato su una visione al tempo stesso unica e solenne, ma anche intimamente popolare che dovette trarre alimento con ogni verosimiglianza dalla conoscenza della statuaria antica, coltivata dal maestro toscano nelle sue precoci peregrinazioni in Umbria e a Roma. La figura della Madonna in particolare richiama in maniera assai puntuale – anche sotto il profilo tipologico – quella affrescata dallo stesso Giotto nel tondo soprastante l’ingresso alla basilica superiore di San Francesco in Assisi…Nonostante la qualità superba dell’esecuzione che la caratterizza, l’attribuzione della tavola a Giotto s’impose in maniera pressoché definitiva soltanto con la celebre mostra giottesca svoltasi a Firenze nel 1937…

Come per il Crocifisso di Santa Maria Novella, anche la Madonna un tempo nella Chiesa di San Giorgio alla Costa introdusse nella scena artistica fiorentina un modello iconografico di assoluta novità destinato ad essere imitato e interpretato da tutti i pittori più importanti e aperti alle novità: dal Maestro di Varlungo al Maestro di San Gaggio – identificato dal Boskovits con Grifo di Tancredi – al Maestro della Santa Cecilia, il più grande fiancheggiatore fiorentino di Giotto, che lo seguì anche ad Assisi per collaborare ad alcune scene delle Storie di San Francesco; dal cosiddetto Maestro della Cappella Velluti a Lippo di Benivieni”.

L’opera è stata selezionata tra le quaranta immagini raccolte nell’edizione di pregio l’Oro di Dio.

L’oro di Dio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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