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	<title>Firenze 1903</title>
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		<title>Torna in Italia L’epistola “de Insulis Indiae supera Gangem nuper inventis&#8221; di Colombo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Firenze 1903]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jul 2023 17:32:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tiratura Limitata]]></category>
		<category><![CDATA[Biblioteca Marciana]]></category>
		<category><![CDATA[Cristoforo Colombo]]></category>
		<category><![CDATA[lettera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È tornato in Italia un incunabolo del 1493 con cui Cristoforo Colombo, al rientro dalle Americhe, annuncia ai Reali di Spagna la scoperta del Nuovo Mondo. L’epistola “de Insulis Indiae supera Gangem nuper inventis”, stampata a Roma da Stephan Plannck dopo il 29 aprile 1493, era stata trafugata, in epoca antecedente al 1988, dalla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È tornato in Italia un incunabolo del 1493 con cui <b>Cristoforo Colombo</b>, al rientro dalle Americhe, annuncia ai Reali di Spagna la scoperta del Nuovo Mondo. L’epistola “de Insulis Indiae supera Gangem nuper inventis”, stampata a Roma da <b>Stephan Plannck</b> dopo il 29 aprile 1493, era stata trafugata, in epoca antecedente al 1988, dalla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il documento è composto da 8 pagine scritte in latino ed è di elevatissima importanza storico-bibliografica e di considerevole valore commerciale. La lettera di Colombo era nelle mani di un facoltoso collezionista di Dallas, risultato, poi, essere detentore in buona fede. Quest’ultimo, informato della provenienza illecita del bene, sulla base di evidenze e riscontri raccolti dal Comando Carabinieri del TPC, non si è opposto alla confisca posta in essere dalla Procura di Philadelphia e alla definitiva restituzione allo Stato italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mercato statunitense erano confluiti alcuni rari incunaboli di Cristoforo Colombo, oggetto di monitoraggio da parte degli investigatori americani per la presunta presenza di falsi e di altri documenti evidentemente trafugati da biblioteche italiane ed europee.</p>
<p style="text-align: justify;">Le verifiche sono state condotte dai Carabinieri dell’arte e dagli investigatori americani di H.S.I. (Homeland Security Investigation), con il fondamentale contributo del Prof. <b>Paul Swope Needham</b>, curatore della sezione libri antichi della Biblioteca Universitaria di Princeton (USA), esperto di riconosciuta competenza e collaboratore della polizia americana.</p>
<p style="text-align: justify;">L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, è nata dalla prosecuzione delle attività che nel 2016 hanno consentito il recupero di un altro esemplare della lettera di Colombo trafugata dalla Biblioteca Riccardiana di Firenze e sostituita con un falso.</p>
<p style="text-align: justify;">I Carabinieri, d’intesa con la magistratura, ne cureranno la riconsegna alla Biblioteca Marciana.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla cerimonia di restituzione dell’incunabolo che si è tenuta oggi a Roma, al Ministero della Cultura, sono intervenuti: il Ministro della Cultura, <b>Gennaro Sangiuliano</b>; il Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Generale di Brigata <b>Vincenzo Molinese</b>; il Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Roma, <b>Angelantonio Racanelli</b>; Acting Director, Immigration and Customs Enforcement (ICE), <b>Patrick J. Lechleitner</b>; l’Incaricato d’affari a.i. dell’Ambasciata USA, <b>Shawn Crowley</b>.</p>
<p style="text-align: justify;">“<i>Questo bene, recuperato grazie al prezioso lavoro dei carabinieri del Comando Tutela del Patrimonio Culturale e alla fondamentale cooperazione con le autorità statunitensi, verrà restituito alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia e in questa occasione, insieme con il Presidente della Regione Luca Zaia, si sta pensando di realizzare una mostra itinerante dedicata a Cristoforo Colombo nelle città del Veneto</i>”, ha detto il Ministro Sangiuliano.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<i>L&#8217;Italia e gli Stati Uniti mantengono una solida partnership, in particolare sulle questioni relative all&#8217;applicazione della legge, dalle indagini sul traffico di stupefacenti e dall&#8217;interruzione delle reti di riciclaggio di denaro alla lotta alla criminalità informatica, allo smantellamento della criminalità organizzata, alla tutela del patrimonio culturale. Siamo partner a pieno titolo nella lotta contro la criminalità</i>&#8220;, ha osservato l&#8217;Acting Director dell&#8217;ICE Patrick J. Lechleitner.</p>
<p style="text-align: justify;">“<i>Il recupero della lettera rappresenta una testimonianza non solo dell’efficace collaborazione tra Italia e Stati Uniti, ma anche del lavoro di squadra e della perseveranza degli italiani e degli americani che lo hanno reso possibile</i>”, ha dichiarato l’Incaricato d’affari dell’Ambasciata statunitense, Shawn Crowley.</p>
<p style="text-align: justify;">“<i>La restituzione della lettera di Cristoforo Colombo testimonia ancora una volta la preziosa collaborazione italo-americana nel campo della cooperazione giudiziaria e di polizia, in particolare, tra i Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e l’Homeland Security Investigations. Con il coordinamento delle magistrature dei due Paesi, questo lavoro ha permesso di riconsegnare al patrimonio italiano una importante testimonianza storico-culturale. I Carabinieri dell&#8217;Arte, con immutata passione, proseguono nell’infaticabile impegno nella tutela del patrimonio culturale, tra l’altro, grazie alla costante sinergia con il Ministero della Cultura. Le vestigia della storia e dell’arte sono patrimonio dell’intera umanità e vanno preservate. Ne è esempio il documento oggi restituito, laddove Cristoforo Colombo descrive il suo viaggio verso il nuovo mondo</i>”, ha affermato il Generale Molinese.</p>
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		<title>&#8220;Accadde in Versilia&#8221;, al Forte Leopoldo I fino al 5 novembre</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jun 2023 07:49:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Forte Leopoldo I]]></category>
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		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[Plinio Nomellini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Accadde in Versilia”, la mostra prodotta dalla Società di Belle Arti con il Comune di Forte dei Marmi e Fondazione Villa Bertelli, propone, al Forte Leopoldo I fino  al 5 novembre, la lettura in punta di pennello di quel magico momento che la Versilia visse a cavallo tra ‘800 e ‘900. Quando il paesaggio incredibilmente...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Accadde in Versilia”, la mostra prodotta dalla Società di Belle Arti con il Comune di Forte dei Marmi e Fondazione Villa Bertelli, propone, al Forte Leopoldo I fino  al 5 novembre, la lettura in punta di pennello di quel magico momento che la Versilia visse a cavallo tra ‘800 e ‘900. Quando il paesaggio incredibilmente armonioso, il clima e le acque calamitarono qui il beau monde europeo e non solo. Personalità attratte dai bagni, certo, ma anche dall’ambiente culturale creato da chi “in stagione” qui si dava appuntamento, improvvisando cenacoli artistici, letterari e musicali.</p>
<p style="text-align: justify;">
Villeggianti insieme a marinai, contadini, cavatori: mondi diversissimi, spesso solo tangenti. Affascinanti, non meno del paesaggio, agli occhi degli artisti italiani e stranieri che si fecero stregare dalla Versilia: da Puccinelli a Fontanesi, Signorini, Cabianca, Viner, Lear, Vedder, Skovgaard, Poingdestre, tra i molti. “Accadde in Versilia” focalizza la sua indagine su tre grandi protagonisti di quel momento magico: Plinio Nomellini, Lorenzo Viani e Moses Levy. Proponendo una raffinata selezione di loro capolavori, alcuni non più visti da tempo, provenienti da collezioni private, ad eccezione dello straordinario Festa al villaggio di Nomellini, concesso dalla Pinacoteca “il Divisionismo” della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona.</p>
<p style="text-align: justify;">
Plinio Nomellini agli inizi degli anni Novanta orienta il proprio linguaggio verso nuove sperimentazioni, sia divisioniste, grazie alla frequentazione di Pellizza da Volpedo, sia neo impressioniste, importate da Parigi. Il suo incontro del 1903 con Giovanni Pascoli aggiunge una svolta simbolista alla sua pittura. La selezione di sue opere per la mostra versiliese è anticipata dalla grande tela di Giuseppe Viner, La semina, parte del trittico Terra Madre, esposto nel 1906 per l’inaugurazione del valico del Sempione. Nomellini qui racconta la straordinaria quotidianità che trascorre in Versilia. Ecco la costruzione di un bastimento (Cantiere, 1904) o la semplice ritualità domestica, come in L’ora della cena (1898) o in Ore quiete (1898), o il folklore paesano (La chiesa di San Frediano a Lucca, 1930 circa). Immagini di una civiltà contadina, vera protagonista e depositaria di un luogo primigenio, ancora preservato dal rutilante caos della modernità.</p>
<p style="text-align: justify;">
Le ridenti e pacate immagini della Versilia offerte da Nomellini e, successivamente, da Moses Levy sono bruscamente deviate dal potente e magmatico espressionismo di Lorenzo Viani che mette a punto l’alfabeto più adatto a descrivere, tutt’uno, il volto più scuro di quella terra e il popolo di diseredati che la abita. É il caso della ieratica immagine della Moglie del marinaio, Sul molo. In attesa del rientro delle barche, Peritucco con il fiocco rosso, della scarna china dei Viandanti e di Vecchio pescatore. La sua è un’arte che si ispira, spesso, alla dimensione drammatica della quotidiana vicenda degli umili, di chi fieramente si oppone o con fatica sopporta la durezza della vita. Con il disegno cattura la miseria ma anche la speranza che gli uomini portano scolpite nelle rughe del volto.<br />
La terza sezione è dedicata a uno dei massimi protagonisti della stagione artistica versiliese dei primi tre decenni del ‘900, Moses Levy. Tunisino di nascita, elesse questa terra a sua patria, divenendo uno dei più ammirati e suadenti cantori di quella che potrebbe definirsi come una tarda “belle époque” versiliese, rovescio estetico-iconografico del più grave scenario presentato dall’amico Lorenzo Viani.</p>
<p style="text-align: justify;">
La sua pittura si evidenzia per lo stile personalissimo che, pur nutrendosi delle contaminazioni europee cezanniane e cubiste, tanto quanto degli echi metafisici e futuristi, non risulta in alcun modo etichettabile e sarà viatico e spunto per l’arte italiana a venire. Le opere selezionate coprono circa un trentennio (1911-1938), evidenziando quello “spettacolo fisso in mutazione continua che sarà sempre il linguaggio di Levy”. Tra i capolavori in mostra, Donna con cappello bianco, Cinema Eolo e Folla di sera sul lungomare di Viareggio, la luminosa serie delle Spiagge, Profilo di giovinetto e Anna e l’amica, che includono a pieno Levy nel contesto artistico italiano degli anni Venti, fino ad arrivare a esiti di stupefacente modernità nell’espressionismo cromatico di gusto matissiano del più tardo Signora in rosso al caffè. La mostra, dunque, offre al visitatore un nutrito nucleo di opere, sorprendenti per originalità compositiva e forza evocativa, assimilabili a testimonianze poetiche di luoghi geografici e dell’anima che, alle soglie del Novecento, documentano il coraggioso aggiornamento di “questo piccolo mondo antico” con le nuove correnti che stanno spirando d’Oltralpe.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Aperture serali per la Galleria dell&#8217;Accademia: è boom di visitatori</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jun 2023 12:52:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Galleria dell’Accademia di Firenze torna ad aprire le sue porte al pubblico durante le calde serate d’estate: a partire dal 13 giugno fino al 31 ottobre 2023, tutti i martedì sarà possibile visitare il museo fino alle 22.00 (ultimo ingresso ore 21.30) e tutti i giovedì fino alle 21.00 (ultimo ingresso 20.30). Un’iniziativa che è...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>La Galleria dell’Accademia di Firenze torna ad aprire le sue porte al pubblico durante le calde serate d’estate: a partire dal 13 giugno fino al 31 ottobre 2023, tutti i martedì sarà possibile visitare il museo fino alle 22.00 (ultimo ingresso ore 21.30) e tutti i giovedì fino alle 21.00 (ultimo ingresso 20.30). Un’iniziativa che è stata molto apprezzata negli anni precedenti e che consente di diluire il notevole numero di presenze che affolla la Galleria, soprattutto in questo momento dell’anno. In questa prima settima di giugno, che comprendeva il weekend del 2, Festa della Repubblica Italiana, è stato registrato un boom di visitatori, una media di circa 8.000 al giorno che supera del 56% gli ingressi del 2019, nel periodo corrispondente.</strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Le visite serali consentiranno non solo ai turisti ma anche a chi vive in città di godersi in tutta tranquillità una passeggiata notturna all’interno della Galleria dell’Accademia. In queste ore della sera, la luce delle sale cambia e, grazie alla nuovissima e straordinaria illuminazione a LED, le opere si presentano ai visitatori sotto un’altra atmosfera, le superfici plastiche delle sculture di Michelangelo acquistano una morbidezza del tutto speciale che cattura lo sguardo. Nella Gipsoteca, si verrà ammaliati dalla teoria dei personaggi in gesso ritratti da Lorenzo Bartolini nell’Ottocento, ognuno dei quali sembra sussurrare la propria storia che l’artista ha sapientemente immortalato. Tra di loro, si può scoprire, l’effigie in marmo di Napoleone, recente acquisizione del museo, che lo ritrae privo di ogni elemento celebrativo, distante dalle tradizionali idealizzazioni, con uno sguardo malinconico e meditabondo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Da non trascurare la collezione dei dipinti, tra le più importanti e ricche a livello internazionale per quanto riguarda la produzione dei maestri fiorentini dal Duecento al Cinquecento. Adiacente alla sala del Colosso, dominata dal bozzetto in terra cruda del Giambologna, raffigurante <em>Il Ratto delle Sabine, </em>si trova la recente saletta dedicata al Quattrocento che custodisce due capolavori come il cosiddetto <em>Cassone Adimari</em> dello Scheggia, fratello di Masaccio, e la <em>Tebaide</em> di Paolo Uccello.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">E per i cultori della materia, nella sezione degli strumenti musicali si trovano molte eccellenze come la viola tenore e il violoncello di Antonio Stradivari, entrambi parte del quintetto realizzato nel 1690 per il Gran Principe Ferdinando de’ Medici, un violoncello di Niccolò Amati del 1650, una spinetta ovale e un clavicembalo in ebano, entrambi costruiti da Bartolomeo Cristofori. Un pezzo unico nel suo genere è il Salterio in quanto costituito in tutte le sue parti da qualità diverse di marmo.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">Come sempre è possibile prenotare la visita direttamente dal sito della Galleria dell&#8217;Accademia di Firenze <a href="https://www.galleriaaccademiafirenze.it/visita/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.galleriaaccademiafirenze.it/visita/&amp;source=gmail&amp;ust=1686228492740000&amp;usg=AOvVaw1yF-FDcHMg3IpIiXNWbQyw">https://www.galleriaaccademiafirenze.it/visita/#</a>  oppure telefonando a Firenze Musei: Tel +39 055 294883.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><em> </em></p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Record di visitatori per “Luca Giordano. Maestro barocco a Firenze”</title>
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		<pubDate>Sat, 13 May 2023 13:56:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libro dei Salmi di Federico II]]></category>
		<category><![CDATA[Barocco]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Giordano]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Medici Riccardi]]></category>
		<category><![CDATA[Seicento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> 30mila, tanti sono stati i biglietti staccati nel primo mese di apertura della mostra “Luca Giordano. Maestro barocco a Firenze”, promossa da Città Metropolitana di Firenze e MUS.E, curata da Riccardo Lattuada, Giuseppe Scavizzi e Valentina Zucchi e organizzata con il sostegno di Business Strategies, in corso a Palazzo Medici Riccardi fino al 5 settembre 2023. Un successo che colloca “Luca Giordano. Maestro barocco a Firenze” tra le mostre...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"> <strong>30mila</strong>, tanti sono stati i biglietti staccati nel primo mese di apertura della mostra <strong>“Luca Giordano. Maestro barocco a Firenze”</strong>, promossa da <strong>Città Metropolitana di Firenze</strong> e <strong>MUS.E</strong>, curata da <strong>Riccardo Lattuada</strong>, <strong>Giuseppe Scavizzi</strong> e <strong>Valentina Zucchi </strong>e organizzata con il sostegno di <strong>Business Strategies</strong>, in corso a <strong>Palazzo Medici Riccardi</strong> fino al 5 settembre 2023.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Un successo che colloca <strong>“Luca Giordano. Maestro barocco a Firenze”</strong> tra le mostre più visitate di questa primavera fiorentina.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Giordano, fra gli artisti più virtuosi e prolifici del Barocco italiano, lascia a Firenze <strong>una ricca eredità</strong> (ricostruita per l’occasione dai curatori, con importanti prestiti anche dall’estero) a partire delle <strong>due volte dipinte</strong> per la <strong>Galleria degli Specchi</strong> e per la <strong>Biblioteca Riccardiana</strong>, all’interno di <strong>Palazzo Medici Riccardi</strong>. Il palazzo, prima grande residenza dei Medici, simbolo del potere di famiglia e del Banco Mediceo, acquisita alla metà del Seicento dalla famiglia Riccardi, viene così arricchito secondo il gusto decorativo dell’epoca.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La volta della <strong>Galleria degli Specchi</strong>, una vera e propria sfida all’illusionismo, si presenta come un fulgido racconto di miti, ritmato dalle virtù cardinali poste agli angoli e culminante con la celebrazione dei Medici nel centro, cui i Riccardi erano largamente riconoscenti. A questa decorazione fa da specchio la volta della Biblioteca, dove è raffigurata <em>l’Allegoria della Divina Sapienza</em>, che Luca Giordano avrebbe dipinto in soli cinque giorni fra il 1685 e il 1686. Queste preziose testimonianze artistiche, insieme alla decorazione della Cappella Corsini in Santa Maria del Carmine e a una serie di dipinti commissionati da altre grandi famiglie fiorentine – fra cui i Medici e i Del Rosso – compongono un interessante quadro della presenza a Firenze dell’artista.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>“Luca Giordano. Maestro barocco a Firenze” </strong>è centrata sull’<strong>attività fiorentina di Giordano</strong> e sul rapporto intercorso fra il pittore napoletano – che trascorse a Firenze un periodo tra il 1682 e il 1686 &#8211; e le grandi famiglie fiorentine, pronte ad accogliere le novità della sua pittura e a investirlo di importanti esecuzioni. Fra queste &#8211; oltre ai granduchi medicei &#8211; si ricordano le famiglie Del Rosso, Corsini, Sanminiati, Andreini, Martelli e Riccardi, a cui il pittore lascerà in consegna importanti capolavori su tela e a fresco destinati a segnare la storia del Barocco in città.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La mostra permette di porre in relazione i meravigliosi dipinti riccardiani, valorizzati in misura speciale durante il periodo dell&#8217;esposizione, con altre opere a questi strettamente correlate sia per l’iconografia sia per il periodo di esecuzione, ampliando la sfera d’interesse agli altri soggiorni fiorentini del pittore e aggiornando la narrazione espositiva in base alle più aggiornate ricerche sul corpus dell&#8217;artista.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">In mostra una selezione di circa <strong>50 opere</strong> alcune delle quali <strong>mai viste a Firenze prima d’ora</strong>, profondamente connesse agli affreschi. Fra queste spiccano una serie di <strong>dieci bozzetti della Galleria degli Specchi e della volta della Biblioteca Riccardiana</strong>, di proprietà della<strong> National Gallery di Londra</strong>, che per l’occasione saranno messi in dialogo diretto con la volta. E ancora, le <em>Virtù</em> distribuite in varie <strong>collezioni private europee</strong> e poi quadri provenienti da prestigiosi musei italiani come le <strong>Gallerie degli Uffizi</strong>, il <strong>Museo dell’Opera del Duomo di Siena</strong>, il <strong>Museo Stibbert di Firenze </strong>e il <strong>Museo di Palazzo Mansi a Lucca</strong> oltre ad opere provenienti da <strong>collezioni private italiane</strong> e <strong>americane</strong>. A queste faranno da controcanto i <strong>documenti riferiti alla committenza riccardiana</strong>, alla definizione dell’invenzione e all’esecuzione dei dipinti, custoditi presso le biblioteche e gli archivi cittadini. Il percorso espositivo indagherà ulteriori aspetti della committenza e dell’attività fiorentina di Luca Giordano, valorizzando in particolare le opere più vicine per soggetto, più originali per tecnica e più significative nell&#8217;excursus del pittore, tessendo un racconto fortemente suggestivo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Scopo della mostra è anche quello di dare <strong>nuovo risalto agli affreschi della Galleria</strong> e della <strong>Biblioteca</strong>, che oltre a beneficiare di un <strong>nuovo sistema di illuminazione</strong> sono <strong>oggetto di studio da parte dell’Opificio delle Pietre Dure</strong> <strong>per approfondire la peculiare tecnica impiegata da Luca Giordano</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">L’esposizione si apre con l’<strong><em>Autoritratto</em></strong> proveniente dal Pio Monte della Misericordia di Napoli, databile intorno al 1680-92, per passare ad alcuni disegni giovanili tratti dagli affreschi di Pietro da Cortona in Palazzo Barberini, a Roma. I dipinti che raffigurano <strong><em>San Sebastiano</em></strong>, gentilmente concesso dal Museo Nazionale di Palazzo Mansi <strong>e<em> Apollo</em> e <em>Marsia</em></strong><em> </em>(proveniente dal Museo Stefano Bardini di Firenze), presumibilmente eseguiti negli anni Sessanta del Seicento e ispirati al linguaggio tenebroso di Jusepe de Ribera e di Mattia Preti &#8211; largamente apprezzati a Napoli &#8211; ci riconducono invece a Firenze, testimoniando già in questo periodo la stima per il pittore da parte di committenti del capoluogo toscano: il primo dipinto proviene originariamente dalla collezione del Cardinale Leopoldo de’ Medici, il secondo da quella dell’Abate Pier Andrea Andreini.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Tra gli altri dipinti in mostra, Il <strong><em>Trionfo di Galatea</em></strong> (concesso in prestito dalle Gallerie degli Uffizi) ben rappresenta il favore goduto dal pittore in città: esso risulta presente a fine Seicento nelle collezioni del Gran Principe Ferdinando de’ Medici, ma rimanda anche a ulteriori redazioni dello stesso soggetto presenti nelle collezioni fiorentine Sanminiati e Del Rosso. La quadreria dei fratelli fiorentini Andrea, Ottaviano e Lorenzo Del Rosso annoverava in effetti nel 1689 oltre quaranta dipinti di Luca Giordano. La ricchezza e la varietà delle acquisizioni Del Rosso sono qui testimoniate dai dipinti con scene della <strong><em>Passione di Cristo</em></strong>: due quali oggi sono conservati a Siena e uno nelle Gallerie degli Uffizi. A essi si affianca il pregevole affresco su vimini raffigurante la <strong><em>Samaritana al pozzo</em></strong><em> </em>(oggi di proprietà privata), esempio del virtuosismo tecnico del pittore. La <strong><em>Gloria di Sant’Andrea Corsini</em> <em>nella cupola </em></strong>sviluppata in chiave ariosa e splendente, è ben ricordata grazie ai preziosi bozzetti preliminari all’esecuzione dell’affresco, delle Gallerie degli Uffizi, cui si accompagnano due spettacolari dipinti di soggetto eroico, anch’essi riferiti ai Corsini e per la prima volta ripresentati in coppia. L’accostamento di questi due quadri, di dimensioni notevoli, e dei bozzetti per la Cappella Corsini, a loro volta riferiti a una decorazione murale, permette altresì di cogliere la versatilità di Giordano. All’intensa produzione per chiese e conventi corrisponde una resa altrettanto virtuosa dei temi storici, ben esemplificata dai due quadri che hanno come protagonisti i leggendari <strong><em>Marco Curzio</em></strong> (collezione privata) e <strong><em>Lucio Giunio Bruto</em></strong> (proveniente dal Museo di Casa Martelli a Firenze).</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">A testimonianza dell’apprezzamento della corte medicea, Vittoria Della Rovere, moglie del Granduca Ferdinando II commissionò l’intima e devota <strong><em>Fuga in Egitto</em></strong> (di proprietà delle Gallerie degli Uffizi) e l’intensa allegoria della virtù teologale della <strong><em>Speranza</em></strong><em> </em>(proveniente da una collezione privata).  Il <strong><em>Giudizio di Paride</em></strong> (che fa parte della collezione del Museo Civico di Palazzo Chiericati di Vicenza) ugualmente riferibile al primo periodo fiorentino, è un’ulteriore prova della sapiente rielaborazione della lezione di Pietro da Cortona in tono classico, mentre la scena di <strong><em>Atalanta</em></strong><em> <strong>e Ippomene</strong></em> (collezione privata) si pone come esito magistrale della sua abilità tecnica: dipinto su vimini con una tavolozza chiara e luminosa, è inventariato nel 1715 in questo palazzo, fra i dipinti della collezione Riccardi.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La <strong>Biblioteca Riccardiana</strong>, che ospita nella sua sala di studio uno dei due affreschi eseguiti da Luca Giordano per i Riccardi, apre in analogo periodo una mostra dal titolo <strong><em>Dai libri alla pittura. Viaggio tra le fonti iconografiche di Luca Giordano a palazzo Medici Riccardi</em> </strong>a cura di Francesca Gallori con Rossella Giovannetti, Letizia Paolettoni e Giovanna Lazzi. L’esposizione intende affiancare, completandola sul versante letterario e iconografico, la mostra promossa dalla Città Metropolitana di Firenze e MUS.E.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il percorso espositivo è composto interamente da libri, manoscritti e disegni della Biblioteca Riccardiana, ed intende raccontare alcuni miti degli affreschi attraverso le immagini delle diverse fonti letterarie che possono essere servite da modello al pittore: la <em>Tabula Cebetis</em>, La <em>Sfera del Dati</em>, <em>Le Metamorfosi di Ovidio</em> nelle sue tante versioni, le incisioni di Stefano della Bella, le rappresentazioni delle feste medicee, così come i celebri repertori di immagini del Ripa, del Cartari e dell’Alciati, la Flora di Giovan Battista Ferrari con le bellissime incisioni tratte da disegni di Piero da Cortona, Guido Reni e Andrea Sacchi. Concludono il percorso i tre studi di Giovanni Battista Foggini per gli stucchi e il disegno per uno specchio del salone di Anton Domenico Gabbiani, tutti parte della raffinata collezione riccardiana di disegni.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Anche la <strong>Biblioteca Moreniana</strong>, gioiello della Città Metropolitana con sede in Palazzo, ha contribuito con una piccola sezione espositiva visitabile nella sua sala di lettura e nel percorso museale che propone alcune testimonianze seicentesche e settecentesche che attestano la fortuna del Giordano e delle sue opere a Firenze.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Alla visita a Palazzo Medici Riccardi si accompagna l&#8217;invito a visitare i luoghi che in città conservano opere di Luca Giordano riferite alla sua permanenza cittadina, in un percorso “fuori mostra” che comprende le <strong>Gallerie degli Uffizi</strong> con <strong>Palazzo Pitti</strong>, la <strong>Galleria Corsini</strong>, <strong>Santa Maria del Carmine</strong>, <strong>Santa Maria Maddalena dei Pazzi</strong> e il <strong>Museo di Casa Martelli</strong>.</p>
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		<title>Galleria dell&#8217;Accademia di Firenze, il bilancio 2022 e tutte le novità per il 2023</title>
		<link>https://www.firenze1903.it/galleria-dellaccademia-di-firenze-il-bilancio-2022-e-tutte-le-novita-per-il-2023/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2023 15:57:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Da Collezione]]></category>
		<category><![CDATA[DISEGNI MICHELANGELO]]></category>
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		<category><![CDATA[Cecilie Hollberg]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2023 della Galleria dell’Accademia di Firenze sarà ricco di progetti, attività e mostre. Proseguiranno inoltre i lavori di rinnovamento, che ormai da anni stanno consolidando la nuova identità del museo. “La Galleria dell’Accademia non si ferma mai” racconta il direttore, Cecilie Hollberg. “Con il 2022, abbiamo concluso con enorme soddisfazione i grandi cantieri, così come avevamo promesso....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Il 2023 della Galleria dell’Accademia di Firenze sarà ricco di progetti, attività e mostre. Proseguiranno inoltre i lavori di rinnovamento, che ormai da anni stanno consolidando la nuova identità del museo.</strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">“<em>La Galleria dell’Accademia non si ferma mai</em>” <strong>racconta il direttore, Cecilie Hollberg</strong>. <em>“Con il 2022</em>, <em>abbiamo concluso con enorme soddisfazione i grandi cantieri, così come avevamo promesso. I nuovi allestimenti stanno riscuotendo molti apprezzamenti da parte dei visitatori e adesso è il momento di proseguire e di rendere più adeguati al resto del museo sia la facciata principale sia l’ingresso, che di fatto sono il nostro biglietto da visita. Erano progetti che esistevano già nel 2019, annullati a causa della perdita dell’autonomia del museo. Il 2023, iniziato subito con la risistemazione della sala degli strumenti musicali a tastiera, sarà un anno costellato da un programma molto articolato con iniziative che coinvolgeranno pubblici diversi. A novembre inaugureremo una mostra straordinaria, la prima monografica in Europa sul pittore fiorentino del Cinquecento Pier Francesco Foschi.”</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em> </em><strong>Partiamo dal bilancio del 2022,</strong> più che positivo: da gennaio a ottobre, sono state riaperte con nuovi allestimenti, nuovi impianti di areazione e una nuova illuminazione di ultimissima generazione a LED, le Sale del Duecento e del Trecento, la Sala del Colosso, con l’apertura di un’inedita saletta dedicata al Quattrocento, e la Gipsoteca. L’illuminazione, sponsorizzata da Enel, ha riguardato anche la Tribuna e il David, insieme alla Galleria dei<em> Prigioni</em>, esaltati oggi in tutta la loro bellezza, dotati anche di nuovi distanziatori. Oltre 4milioni il valore complessivo dei lavori dal 2019 al 2023.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Durante quest’anno sono state realizzate due mostre. La prima, <strong><em>Michelangelo: l’effigie in bronzo di Daniele da Volterra, </em></strong>ha riunito per la prima volta, in un’unica sede, i nove busti in bronzo di Michelangelo, attribuiti a Daniele da Volterra; un’esposizione che ha dato un importante contributo al complesso rapporto tra originali e derivazioni, grazie anche all’utilizzo di strumenti altamente tecnologici e innovativi. La seconda, ancora in corso fino al 12 marzo,<em> <strong>I Bronzi di Riace un percorso per immagini</strong></em><strong>, </strong>è stata<strong> </strong>realizzata in collaborazione con il MArRC, Museo Archeologico Nazionale Reggio Calabria per il cinquantesimo anno dalla scoperta di queste incredibili statue del secolo d’oro dell’arte greca.<strong> </strong>Curata<strong> </strong>da<strong> Carmelo Malacrino, direttore del MArRC</strong>, <strong>presenta le splendide fotografie di Luigi Spina</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Nel 2022, con <strong>DAVID 140</strong> &#8211; insieme a musicisti, storici dell’arte, intellettuali, italiani e internazionali come Patti Smith, Felipe Pereda, Théotime Langlois de Swarte,<strong> </strong>Cristina Acidini, Aldo Cazzullo, per citarne alcuni- abbiamo festeggiato i 140 anni da quando, nel 1882, fu inaugurata la Tribuna, concepita dall’architetto Emilio de Fabris per custodire e preservare dalle intemperie il capolavoro di Michelangelo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Tra le molte attività, come restauri, pubblicazioni e contenuti online, la Galleria dell’Accademia di Firenze ha creato, tra le prime istituzioni in Italia, <strong>“Chatta col David”</strong>, un progetto di intelligenza artificiale, che consente agli utenti di interagire direttamente sul sito web del museo con il David, divulgando informazioni di tipo storico, artistico, religioso ma anche aneddoti e curiosità. Lo scorso ottobre, in concomitanza della riapertura della Gipsoteca, è stata ultimata la <strong>digitalizzazione dell’archivio di Lorenzo Bartolini</strong> e, oggi, finalmente è online, accessibile a tutti direttamente dal sito della Galleria.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Entriamo nel vivo del programma del 2023 con i nuovi lavori che inizieranno nella prima parte dell’anno e che interesseranno</strong> <strong>sia la facciata principale del museo che la realizzazione di un nuovo ingresso</strong>. Per quanto riguarda <strong>l’esterno</strong>, l’intervento prevede il restauro conservativo della facciata principale dell’edificio prospiciente via Ricasoli, <strong>non solo della Galleria dell’Accademia di Firenze ma anche dell’Accademia di Belle Arti e del Conservatorio Luigi Cherubini</strong>, nell’interesse proprio di valorizzare l’intero complesso architettonico. Sarà riorganizzato anche <strong>l’apparato grafico esterno con la relativa segnaletica</strong>. All<strong>’interno</strong>, <strong>l’ingresso, con la biglietteria, </strong>cambierà non solo nel design degli arredi, per coordinarli alla nuova estetica del museo, ma sarà reso più adeguato sia per i visitatori che per il personale: sono locali fondamentali per il decoro, accolgono il pubblico e lo introducono agli altri ambienti. Il costo stimato per questi cantieri è di circa 500mila euro.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il <strong>2023 </strong>sarà un anno in cui nasceranno e si rafforzeranno <strong>rapporti di collaborazione</strong>, grazie a iniziative condivise,<strong> </strong>con altre prestigiose istituzioni fiorentine tra cui il <strong>Museo della Misericordia </strong>e<strong> l’Istituto degli Innocenti</strong>, con il quale sarà organizzata, nella loro sede, a marzo una conferenza stampa per presentare i dettagli della neonata partnership. Un modo per radicare ancora di più la Galleria con il territorio<strong>. </strong>Saranno attivate, inoltre, collaborazioni con altre realtà culturali italiane e internazionali.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Molti gli incontri e gli eventi da segnare sul calendario</strong>, ne citiamo alcuni. Già domani, <strong>martedì 14 febbraio</strong>, per <strong>San Valentino</strong>, festa degli innamorati, la Galleria dell’Accademia di Firenze, con alcuni studenti del corso di fotografia dell’Accademia di Belle Arti, invita tutte le coppie in visita a partecipare all’iniziativa<strong> ART INSPIRES LOVE #artinspireslove</strong>, fermandosi al set fotografico, allestito appositamente nella Sala del Colosso e nella Tribuna del David (in due fasce orarie: 10-12, 14-16), per diventare poi protagoniste sui social e sul sito del museo (#gafirenze | <a href="http://www.facebook.com/galleriadellaccademia" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.facebook.com/galleriadellaccademia&amp;source=gmail&amp;ust=1676389880679000&amp;usg=AOvVaw3VTnU237ZI4ux0B7Rl4o9K">www.facebook.com/galleriadellaccademia</a> | <a href="http://www.galleriaaccademiafirenze.it/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.galleriaaccademiafirenze.it&amp;source=gmail&amp;ust=1676389880679000&amp;usg=AOvVaw2oB7xkvOvC2fOZ8d7Drdhg">www.galleriaaccademiafirenze.it</a>).</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Lunedì 6 marzo</strong> è <strong>il compleanno di Michelangelo Buonarroti e sono 6 anni da quando è nata</strong> <strong>l’Associazione degli Amici della Galleria dell’Accademia di Firenze</strong>, presieduta da Fausto Calderai, voluta dal direttore Hollberg, che rende possibile, grazie al suo prezioso impegno, le attività del museo. La Galleria si prepara a festeggiare questa doppia ricorrenza con una serata speciale per i soci: una visita esclusiva ai nuovi allestimenti museali e alla mostra <em>I Bronzi di Riace un percorso per immagini</em>, accompagnati dalle musiche eseguite da alcuni allievi del Conservatorio Luigi Cherubini. Sarà l’occasione per potersi iscrivere all’Associazione e far parte concretamente della vita della Galleria (<a href="http://www.friendsofdavid.org/" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://www.friendsofdavid.org&amp;source=gmail&amp;ust=1676389880679000&amp;usg=AOvVaw01qd25uyPTNB_2SrIvX4yo">www.friendsofdavid.org</a>).</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong> </strong>La Galleria parteciperà <strong>agli eventi e alle aperture straordinarie dell’anno del MiC-Ministero della Cultura, in calendario per il 2023: </strong>la<strong> Notte europea dei musei, 13 maggio</strong>; la <strong>Festa della musica, 21 giugno</strong>; le <strong>Giornate Europee del Patrimonio, 23 e 24 settembre</strong>; la <strong>Giornata internazionale delle persone con disabilità, 3 dicembre, </strong>oltre che alla <strong>#DomenicaalMuseo</strong>, che prevede l’apertura gratuita tutte le prime domeniche del mese.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Festeggiamo <strong>i 500 anni dalla morte del Perugino <em>(1448-1523) </em>di cui la Galleria dell’Accademia di Firenze conserva la <em>Pala di Vallombrosa</em></strong>, datata 1500 e commissionata al pittore umbro per l’altare maggiore dell’Abbazia. Nell’ambito delle celebrazioni ufficiali, <strong>lunedì 13 marzo</strong>, si terrà una giornata di studio con interventi di <strong>Marco Pierini</strong>, <strong>Direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria</strong><em> </em>e<em> </em>del professor<em> </em><strong>Francesco Salvestrini, dell’Università di Firenze</strong><em>.</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Visto il nuovo allestimento della <strong>collezione degli strumenti musicali a tastiera</strong>, realizzato a gennaio del 2023, saranno organizzate anche una serie di <strong>conferenze con concerto</strong>, che consentiranno di approfondire alcuni aspetti delle eccellenze della collezione stessa.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Sul versante editoriale</strong>, la Galleria dell’Accademia è appena uscita con il <strong>secondo volume sulla mostra “Michelangelo: l’effigie in bronzo di Daniele da Volterra”, a cura di Cecilie Hollberg, (Edizioni Mandragora)</strong>, che sarà presentato in primavera da<strong> Francesco Caglioti</strong>, storico e critico d&#8217;arte, ordinario di storia dell&#8217;arte medievale presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. La pubblicazione riunisce gli atti della giornata di studi che si è tenuta, in occasione dell’esposizione, presso la Galleria, il 15 febbraio del 2022, insieme ai risultati sorprendenti emersi dalle analisi, sia classiche che innovative, sui ritratti bronzei, e che, con il contributo di esperti internazionali, hanno portato a districare il complesso caso, dopo quasi 500 anni, dell’identificazione dei tre busti originali<strong>.</strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Un’altra uscita di grande valore scientifico è <strong><em>La disputa sull’Immacolata Concezione nella Toscana del Cinquecento </em>(Centro Di), a cura di Cecilie Hollberg,</strong> <strong>che raccoglie gli atti della giornata di studi che si è svolta nel 2019</strong>. L&#8217;Immacolata Concezione di Maria iniziò ad apparire in opere artistiche fin dal Medioevo, quando si accese un aspro dibattito teologico che vedeva schierati da una parte i Francescani e l’Ordine Benedettino e, dall&#8217;altra, i Domenicani. Un dibattito che proseguì nel Quattrocento e agli inizi del Cinquecento, quando all’apice del contrasto dottrinale con l’Ordine Domenicano, venne elaborato in Toscana, in ambito francescano, un tema iconografico originale, quello della Disputa dei Dottori della Chiesa sull’Immacolata Concezione, in cui gli artisti ritraevano il loro parere contrastante. I Francescani, in particolare, utilizzavano queste immagini sacre come ‘palinsesto’ per la loro predicazione. Proprio per il legame di questo tema con l’ordine francescano il volume sarà presentato all’Opera di Santa Croce.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>DAVIDINO scopre la Gipsoteca,</strong> con testi di Cecilie Hollberg e disegni di Paolo Fiumi, è una pubblicazione che si rivolge ai più piccoli per introdurli alla collezione della Gipsoteca, alla sua storia, alle sue opere e come sono state create, ai personaggi ritratti.  E lo fa in modo divertente e animato attraverso l’incontro del fanciullo Davidino e lo scultore Lorenzo Bartolini, che lo accompagna in visita nell’affascinante mondo dell’Ottocento.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>È in corso di pubblicazione anche il catalogo scientifico di tutte le opere pittoriche conservate nel museo.</strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La Galleria è in procinto, inoltre, di concludere due <strong>nuove acquisizioni</strong>, un dipinto e una scultura che andranno ad arricchire le collezioni e saranno presentate ufficialmente nel corso dei prossimi mesi.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Il 27 novembre 2023 sarà inaugurata </strong><strong>la prima mostra monografica in Europa dedicata a Pier Francesco Foschi</strong> (1505-1567), pittore fiorentino, allievo di Andrea Del Sarto che ha collaborato anche con Pontormo, la cui lunga e fortunata carriera si svolse durante i decenni centrali del Cinquecento, e di cui la Galleria dell’Accademia di Firenze conserva la <em>Sacra Famiglia con San Giovannino.</em> <strong><em>Pier Francesco Foschi (1502-1567) pittore fiorentino</em></strong> (aperta fino al 10 marzo 2024), sarà a cura di <strong>Elvira Altiero</strong>, storica dell’arte, responsabile del dipartimento storico-artistico della Galleria dell’Accademia di Firenze, <strong>Nelda Damiano</strong> che ha curato la mostra dedicata all’artista al Georgia Museum of Art, University of Georgia (Athens, USA) e lo storico dell’arte <strong>Simone Giordani</strong>. L’esposizione si rivolge non solo agli storici dell’arte, conoscitori della materia ma anche a chi incontrerà per la prima volta il nome di Foschi; riunirà oltre quaranta autografi del pittore, tra dipinti e disegni, che ripercorreranno i principali aspetti della sua prolifica attività. Grazie a questa mostra, saranno finanziati importanti restauri di alcune sue opere che si trovano sul territorio come, ad esempio, nella basilica di Santo Spirito a Firenze e nella Propositura dei SS. Antonio e Jacopo a Fivizzano. La mostra sarà accompagnata da un catalogo scientifico, ampiamente illustrato.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">
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		<title>Ultimo weekend per visitare la mostra  “Masaccio e Angelico. Dialogo della verità nella pittura”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Firenze 1903]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 14:17:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BEATO ANGELICO]]></category>
		<category><![CDATA[Beato Angelico]]></category>
		<category><![CDATA[Masaccio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proseguono le iniziative collaterali organizzate dal Comune di San Giovanni Valdarno, con il Museo delle Terre Nuove, il Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie, Casa Masaccio &#8211; Centro per l’arte contemporanea e MUS.E in occasione della mostra “Masaccio e Angelico. Dialogo della verità nella pittura” allestita al Museo delle Terre Nuove e al Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie e prorogata fino al 5 febbraio...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.firenze1903.it/ultimo-weekend-per-visitare-la-mostra-masaccio-e-angelico-dialogo-della-verita-nella-pittura/">Ultimo weekend per visitare la mostra  “Masaccio e Angelico. Dialogo della verità nella pittura”</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.firenze1903.it">Firenze 1903</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Proseguono le iniziative collaterali organizzate dal <strong>Comune di San Giovanni Valdarno</strong>, con il <strong>Museo delle Terre Nuove</strong>, il <strong>Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie</strong>, <strong>Casa Masaccio &#8211; Centro per l’arte contemporanea</strong> e <strong>MUS.E</strong> in occasione della mostra <strong>“Masaccio e Angelico. Dialogo della verità nella pittura” </strong>allestita al <strong>Museo delle Terre Nuove</strong> e al <strong>Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie</strong> e prorogata fino al <strong>5 febbraio 2023</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">E dato il grande successo della prima visita guidata all’<strong>Abbazia di San Salvatore a Soffena</strong>, organizzata sabato 3 dicembre, è stato previsto un nuovo appuntamento: <strong>sabato 4 febbraio alle 10</strong> la <strong>Direzione regionale musei della Toscana</strong> apre ancora una volta le porte dell’affascinante luogo per delle visite guidate straordinarie e gratuite.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La <strong>restauratrice Paola Ilaria Mariotti</strong> accompagnerà alla scoperta delle importanti connessioni artistiche che legano il prezioso patrimonio di affreschi dell’Abbazia alle opere della mostra in corso a San Giovanni Valdarno.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">“<em>Nei giorni in cui si conclude la mostra ‘Masaccio e Angelico. Dialogo sulla verità nella pittura’</em> – dichiara l’<strong>assessore alla cultura di San Giovanni Valdarno Fabio Franchi </strong>– <em>a fianco della conferenza di Massimo Cacciari e dello spettacolo in poesia di Tiziano Scarpa, abbiamo deciso di proporre una nuova visita guidata all’Abbazia di San Salvatore a Soffena, organizzata dalla Direzione regionale Musei della Toscana, che colgo l’occasione per ringraziare, e in collaborazione con il Comune di Castelfranco Piandiscò. Duplice il significato di questa iniziativa. Da una parte, infatti, la visita guidata all’Abbazia di San Salvatore a Soffena consente di ammirare e apprezzare, oltre a un complesso architettonico di assoluto pregio, opere di autori quali lo Scheggia, Paolo Schiavo e Mariotto di Cristofano, artisti vicini a Masaccio, appartenenti alla sua ‘famiglia artistica’, quando non addirittura alla sua famiglia anagrafica, i cui lavori sono in esposizione nella mostra ‘Masaccio e Angelico’, o in esposizione temporanea nel Museo della Basilica, o presenti in chiese cittadine, consentendo così al visitatore di arricchire la propria conoscenza di quegli artisti e di quel periodo storico. Dall’altra parte, la mostra ‘Masaccio e Angelico’ ha avuto anche come obiettivo quello di segnalare e sottolineare il contributo che il nostro territorio, il Valdarno e i suoi artisti, hanno dato alla nascita del Rinascimento e alla storia dell’arte. Di qui, quindi, l’idea di evidenziare la connessione della mostra sangiovannese con l’intero territorio valdarnese (e in particolare con un luogo in cui gli artisti della famiglia”di Masaccio sono particolarmente presenti), con la consapevolezza e la convinzione che il Valdarno costituisca un tutt’uno di arte, storia, cultura, paesaggio. Preziosissima, sotto questo aspetto, la sinergia creata con l’Amministrazione comunale di Castelfranco Piandiscò, nel comune intento di contribuire alla conoscenza e alla valorizzazione del nostro territorio e delle bellezze che esso custodisce</em>.”</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">“ <em>La collaborazione con la Direzione Generale Musei della Toscana prosegue con grande soddisfazione </em>– aggiunge <strong>Angela Fortunato</strong>, assessore alla cultura del comune di Castelfranco Piandiscò – <em>e ringrazio particolarmente Maria Gatto, Paola  Mariotti e tutti i professionisti coinvolti per la sensibilità e l’impegno volto a valorizzare un luogo così importante per la nostra comunità.  Queste aperture straordinarie,  legate  alla mostra Masaccio e Beato Angelico, sono occasione per condividere progetti di crescita culturale  e collaborazione tra amministrazioni nell’ottica di un Territorio condiviso da promuovere al di là dei confini comunali</em>”.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Gli artisti che nella prima metà del Quattrocento realizzarono alcune pitture murali conservate nell’Abbazia di San Salvatore a Soffena sono infatti presenti alla mostra “Masaccio e Angelico. Dialogo sulla verità nella pittura”: strettamente collegati alla cerchia e famiglia di Masaccio, il più celebre figlio di San Giovanni Valdarno, sono in particolare suo fratello Giovanni di Ser Giovanni detto Lo Scheggia, il loro cognato Mariotto di Cristofano, pittore che sposò la loro sorellastra, e infine Paolo Schiavo.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Le pitture di Soffena dimostrano il vitale scambio artistico intercorso tra la città di Firenze e il Valdarno superiore nella prima metà del Quattrocento: gli artisti attivi a Soffena si spostarono verso Firenze aggiornandosi sulle novità artistiche ad opera di Masaccio e Masolino, per poi riportare e diffondere le novità apprese nella terra d’origine.  L’affresco dello Scheggia a Soffena costituisce senz’altro il diretto anello di congiunzione con le opere in mostra introducendo al luogo dell’antica abbazia, dove è presente la cerchia di artisti che lavoravano per la Congregazione Vallombrosana.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">&#8220;<em>Con grande piacere</em> – le parole di <strong>Stefano Casciu</strong>, direttore regionale musei della Toscana – <em>la Direzione regionale musei della Toscana prende parte alle iniziative di valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del Valdarno in collegamento con la mostra ‘Masaccio e Angelico. Dialogo della verità nella pittura’, organizzata dal Comune di San Giovanni Valdarno, mostra alla quale abbiamo collaborato anche col prestito di un’importante opera del Beato Angelico dal Museo di San Marco. Grazie alla competenza specifica della restauratrice Paola Mariotti, le visite dedicate agli affreschi presenti nell&#8217;Abbazia di Soffena consentiranno un approfondimento dell&#8217;opera di artisti contemporanei quali lo Scheggia (fratello di Masaccio), Mariotto di Cristofano (loro cognato) e Paolo Schiavo. Una bella occasione di collaborazione con gli enti territoriali e culturali del Valdarno, nello spirito che anima la nostra istituzione, dedicata specificamente ai musei ma per sua natura attiva su tutto il territorio regionale, e quindi aperta alle più ampie connessioni con le comunità locali, nel segno della valorizzazione del nostro patrimonio artistico.&#8221;</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em> </em><em>“La rinnovata occasione di visita all’Abbazia di San Salvatore a Soffena, con i tesori in essa custoditi &#8211; </em>aggiunge<em> </em><strong>Valentina Zucchi</strong>, curatrice della mostra e direttrice del Museo Terre Nuove<em> – rappresenta l’ideale conclusione di “Masaccio e Angelico. Dialogo della verità nella pittura”, mostra che ha avuto grande successo di pubblico e eco mediatica. Questa occasione rappresenta infatti la scintilla di un prezioso e, ci auguriamo, duraturo dialogo tra i gioielli esposti nella mostra, giunta alla sua conclusione, e i tesori conservati sul territorio – dall’Abbazia stessa ai musei Terre Nuove e della Basilica – che invece continueranno ad essere fruibili e a disposizione di chi vorrà godere delle gemme in essi contenuti. Un grande ringraziamento va alle colleghe della Direzione Regionale Musei della Toscana che si sono rese disponibili ad accompagnare i visitatori alla scoperta dell’Abbazia di Soffena</em>”.<strong>  </strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La mostra “Masaccio e Angelico. Dialogo della verità nella pittura” fa parte del progetto Terre degli Uffizi de Le Gallerie degli Uffizi e Fondazione CR Firenze, all’interno dei rispettivi progetti Uffizi Diffusi e Piccoli Grandi Musei. Promossa dal Comune di San Giovanni Valdarno. La mostra è curata da Michela Martini, Daniela Parenti, Carl Brandon Strehlke e Valentina Zucchi e resterà aperta fino a domenica 5 febbraio.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Per chi: per giovani (10 anni in su) e adulti</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Quando: sabato 4 febbraio ore 10</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Dove: l’Abbazia di San Salvatore a Soffena, Via Soffena, 4, Castelfranco Piandiscò AR</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Costi: visita guidata gratuita</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Info e Prenotazioni: Museo delle Terre Nuove Tel. 055 9126213 – <a href="mailto:info@museoterrenuove.it">info@museoterrenuove.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;</p>
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		<title>Prato. Dopo un lungo tour ritorna a Palazzo Pretorio il Tabernacolo di Donatello</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2023 14:00:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Donatello]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Pretorio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo un lungo “tour” torna a casa la Madonna col bambino tra due angeli di Donatello, uno dei capolavori della collezione permanente di Palazzo Pretorio. Il tabernacolo in terracotta, realizzato tra il 1415 e il 1420 (un’opera giovanile di Donatello, che racchiude già alcuni aspetti stilistici che renderanno lo scultore uno dei più grandi artisti del Rinascimento)...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo un lungo “tour” <strong>torna a casa la </strong><strong><em>Madonna col bambino tra due angeli di Donatello</em></strong>, uno dei capolavori della collezione permanente di Palazzo Pretorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tabernacolo in terracotta, realizzato tra il 1415 e il 1420 (un’opera giovanile di Donatello, che racchiude già alcuni aspetti stilistici che renderanno lo scultore uno dei più grandi artisti del Rinascimento) è stato infatti in prestito dal 19 marzo al 31 luglio 2022 <strong>a Palazzo Strozzi </strong>per la mostra <em>Donatello, il Rinascimento</em>, che con 150mila visitatori è stata definita da molti “l’esibizione dell’anno”, ed è stata una delle una delle mostre di arte antica più visitate della storia della Fondazione Palazzo Strozzi; successivamente, è volato direttamente a Berlino, <strong>agli Staatlichen Museen</strong>, per essere esposto nella Gemäldegalerie in occasione della mostra <em>Donatello. Erfinder der Renaissance</em>, iniziata il 2 settembre 2022 e appena terminata, l’8 gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Adesso, il capolavoro è nuovamente ammirabile al primo piano del museo pratese.</strong> Ma non solo con gli occhi: della <em>Madonna col bambino tra due angeli</em> è stata infatti <strong>realizzata anche una replica tattile</strong>, grazie al generoso contributo degli Staatlichen Museen di Berlino. Per realizzarla, sull’originale è stato applicato uno scanner a luce strutturata con dettaglio massimo di 200 micrometri; successivamente il file, rielaborato mediante software di editing 3D, è stato preparato per la stampa stereolitografica (ovvero foto-polimerizzazione di resina reattiva alla luce UV) con dettagli di stampa a 100 micrometri per layer.</p>
<p style="text-align: justify;">La replica, <strong>identica in tutto e per tutto all’originale</strong>, è a disposizione dei visitatori del museo pratese, che potranno toccarla liberamente ammirando la maestria di Donatello e cogliendo in pieno tutti i dettagli dell’opera. Anche i visitatori ipovedenti, guidati dal personale del Museo di Palazzo Pretorio, attraverso il tatto potranno sperimentare direttamente concetti spaziali come il punto di vista, le proporzioni, i dettagli e la percezione d’insieme dell’opera di Donatello.</p>
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		<title>Prato celebra Cesare Guasti nel bicentenario della nascita</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2023 13:38:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Biblioteca Lazzerini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Continuano le celebrazioni del bicentenario della nascita di Cesare Guasti: alla mostra “Gli amici pittori di Cesare Guasti nelle collezioni comunali”, visitabile a Palazzo Pretorio fino al 10 aprile, si affiancano adesso altre due iniziative culturali, che la integrano e sono ad essa strettamente collegate. Venerdì 20 gennaio &#8211; alle 17- nella galleria espositiva della Biblioteca Lazzerini sarà infatti...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Continuano le celebrazioni del bicentenario della nascita di Cesare Guasti: alla mostra <strong>“Gli amici pittori di Cesare Guasti nelle collezioni comunali”</strong>, visitabile <strong>a Palazzo Pretorio fino al 10 aprile</strong>, si affiancano adesso altre due iniziative culturali, che la integrano e sono ad essa strettamente collegate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Venerdì 20 gennaio</strong> &#8211; alle 17- nella galleria espositiva della <strong>Biblioteca Lazzerini</strong> sarà infatti inaugurata la mostra <strong>“Cesare Guasti. Stampatori e artisti nelle raccolte della Biblioteca Lazzerini”</strong>;<strong> </strong>l’esposizione, curata da <strong>Valentina Baldi</strong> di Coopculture e <strong>Silvia Becherini</strong> di Eda Servizi, sarà visitabile <strong>fino al 28 febbraio</strong> durante gli orari di apertura al pubblico della biblioteca.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso un percorso bibliografico corredato di alcune fra le opere più rappresentative stampate a Prato nell’Ottocento, gli scritti di Cesare Guasti, le relazioni che emergono fra l’erudito e gli artisti e gli intellettuali dell’epoca, la mostra ricostruisce il clima culturale pratese che riprese forza e vigore a partire dagli anni Trenta. Saranno esposte opere pubblicate dalla stamperia Giachetti, fondata nel 1819, dalla tipografia Guasti, fondata nel 1831, e dalla tipografia Aldina, una delle più importanti del periodo. Saranno visibili le opere a stampa di Cesare Guasti presenti nelle collezioni della Biblioteca: il suo ponderoso carteggio, gli scritti d’arte e di storia locale. Saranno presentati cataloghi e saggi su artisti pratesi che ebbero col Guasti rapporti di amicizia e fecondi scambi culturali, tanto da determinare l’affermarsi dell’estetica purista: Antonio Marini, Alessandro Franchi, Luigi Mussini. Un percorso bibliografico che testimonia la “rinascita” che Prato visse nell’Ottocento.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, grazie a un codice QR sarà possibile leggere e scaricare i testi e le opere di Cesare Guasti che la Biblioteca ha digitalizzato e reso disponibili sul portale Internet Archive.</p>
<p style="text-align: justify;">In contemporanea, sempre venerdì <strong>20 gennaio</strong>, alle ore 11, nella sala lettura della <strong>Biblioteca Roncioniana</strong> sarà inaugurata un’esposizione con una selezione di autografi e di opere di artisti come Antonio Marini, Alessandro Franchi e Luigi Mussini, che con lo studioso pratese strinsero un intenso rapporto culturale e di amicizia. La biblioteca è aperta al pubblico dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, e il venerdì con orario 9-13.</p>
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		<title>La Roma della Repubblica. Il racconto dell’archeologia in mostra ai Musei Capitolini</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2023 09:15:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collezione]]></category>
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		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I caratteri e le trasformazioni della società romana nel corso di cinque secoli, dalla nascita della Repubblica alla creazione dell’Impero, sono raccontati attraverso metodi di indagine tradizionali e tecniche innovative di ricostruzione nella mostra La Roma della Repubblica. Il racconto dell’archeologia ai Musei Capitolini nelle sale di Palazzo Caffarelli dal 13 gennaio al 24 settembre 2023. Il progetto,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">I caratteri e le trasformazioni della società romana nel corso di cinque secoli, dalla nascita della Repubblica alla creazione dell’Impero, sono raccontati attraverso metodi di indagine tradizionali e tecniche innovative di ricostruzione nella mostra <strong><em>La Roma della Repubblica</em></strong>. <strong><em>Il racconto dell’archeologia</em></strong> ai Musei Capitolini nelle sale di Palazzo Caffarelli <u>dal 13 gennaio al 24 settembre 2023</u>.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il progetto, a cura di <strong>Isabella Damiani</strong> e <strong>Claudio Parisi Presicce</strong> e promosso da <strong>Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali</strong>, con l’organizzazione <strong>Zètema Progetto Cultura,</strong> costituisce il secondo capitolo (dopo la mostra <em>La Roma dei Re</em>, 2018) del grande ciclo “Il Racconto dell’Archeologia”, basato principalmente sulle collezioni di proprietà comunale conservate nei magazzini e nei musei della Sovrintendenza.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Secondo l’impostazione data a questo progetto pluriennale si è dato particolare rilievo, nella struttura e nella costruzione del percorso espositivo, a <strong><em>contesti archeologici </em></strong>&#8211; conosciuti principalmente attraverso la bibliografia specialistica e in molti casi totalmente inediti &#8211; <strong><em>come chiave di lettura della ricostruzione degli aspetti salienti della società romana e delle sue trasformazioni </em></strong>nel lungo periodo compreso tra il V secolo e la metà del I secolo a.C.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Il percorso espositivo, articolato in <u>3 sezioni principali</u>, è costituito da una ricca selezione di circa <strong>1800 opere</strong>, <strong><em>tra cui manufatti in bronzo, pietra locale, in rari casi marmo, soprattutto terracotta e ceramica</em></strong>. Elemento di notevole impatto è il <strong>colore</strong>, restituito come proposta fondata sull’analisi delle terrecotte che un’attenta opera di ricomposizione consente di attribuire ad articolati moduli decorativi.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>La quasi totalità delle opere in mostra non è solitamente esposta al pubblico</strong>; in molti casi si tratta di oggetti finora conservati nelle casse dell’<em>Antiquarium</em>, <u>per la prima volta restaurati ed esibiti</u>. Al materiale pertinente alle collezioni dell’Antiquarium si aggiunge una scelta, rilevante per qualità, di opere conservate alla <em>Centrale Montemartini</em>, tra le quali spiccano <strong><em>l’urna in marmo dall’Esquilino</em></strong>, la piccola <strong><em>scultura di capro in bronzo da via Magenta</em></strong> e i resti di affresco dalla cd. <strong><em>Tomba Arieti</em></strong>. Dal settore museale del <em>Campidoglio</em> proviene infine una selezione di <strong><em>ritratti di età tardo-repubblicana</em></strong>, in parte esposti nelle sale dei Musei Capitolini, in parte solitamente conservati nei magazzini.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong><strong>SANTUARI E PALAZZI</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>I </strong><strong>santuari</strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La sezione quantitativamente più consistente dell’intero percorso illustra i resti archeologici che testimoniano <strong>le fasi costruttive, le caratteristiche artigianali e il livello artistico degli edifici templari sul Campidoglio e nel Campo Marzio</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Di grande impatto, per la proposta ricostruttiva con i colori originari, sono le lastre di rivestimento di <strong>Largo Argentina</strong> databili tra la seconda metà del IV secolo a.C. e la metà del I secolo a.C. Nel caso del <strong>Campidoglio</strong>, inesauribile fonte di informazioni, accanto alla ricostruzione del monumentale frontone di età repubblicana del Tempio di Giove Ottimo Massimo, vengono presentati per la prima volta, insieme ai materiali del già noto deposito votivo della Protomoteca, i contesti votivi venuti in luce con i lavori per la costruzione della Galleria di Congiunzione.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Un aspetto troppo spesso trascurato nella considerazione della Roma repubblicana, che si vuole qui valorizzare, è quello della <strong>devozione popolare di cui si trova traccia nei depositi votivi</strong>. Il più importante esempio è quello dedicato a <em>Minerva Medica all’Esquilino</em>, scoperto a fine Ottocento.  Esposti per la prima volta al pubblico sono i resti del deposito votivo anch’esso venuto in luce nello stesso periodo a <em>Campo Verano</em>, e quelli individuati negli anni Trenta del Novecento nel corso dello sbancamento della <em>collina Velia</em> e presso il <em>Mitreo del Circo Massimo</em>.  Un complesso di materiali a lungo ignorato e finora noto solo attraverso singoli elementi <strong>di particolare livello artistico è costituito dai resti di 11 figure in terracotta</strong> rinvenuti nell’Ottocento presso la <em>via Latina</em>.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Grazie a una <strong><em>lunga attività di studio, restituzione grafica, restauro integrativo dei frammenti originali con tecnologie di rilievo 3D, di scultura digitale e stampa 3D</em></strong>, è ora possibile proporre la <strong>Triade Capitolina</strong>, Giove, Giunone e Minerva, da ricollocare idealmente entro uno spazio frontonale. Si tratta di un altissimo esempio di coroplastica databile all’inizio del I secolo a.C.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>I palazzi e le infrastrutture urbane</strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">L’organizzazione delle infrastrutture cittadine è esemplificata dalle testimonianze archeologiche sulle <em>modalità di approvvigionamento idrico prima della diffusione degli acquedotti</em> garantito dai numerosissimi pozzi scavati ai margini dei colli. In mostra sono allestite le decine e decine di brocche talvolta con lettere inscritte, accumulati nei pozzi di Largo Magnanapoli sul Quirinale, riconducibili al momento di dismissione dei pozzi</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">I <em>resti delle domus patrizie del Campidoglio</em> sono testimoniati da frammenti di pavimenti decorati con schemi geometrici (fasce rettangolari, croci, rombi), realizzati con tessere bianche e nere o con pietre policrome.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>PRODUZIONI E COMMERCI</strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Gli aspetti della produzione artigianale sono un punto di vista privilegiato per seguire lo sviluppo dei sistemi produttivi. La ceramica offre una chiave di lettura importante dal momento che questo materiale ha lasciato tracce più durevoli rispetto ad altre attività, quali la lavorazione della pietra, dei metalli e del legno che pur avevano un posto fondamentale nella vita della città.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">L’esposizione racconta <strong>le tappe di sviluppo dell’</strong><strong>artigianato di qualità</strong> che, da forme e tecniche legate alle tradizioni dell’etàÌ arcaica si sviluppa nel corso dei secoli IV e III con nuove produzioni, le stoviglie interamente verniciate, sia in rosso sia in nero e il vasellame decorato a figure rosse.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">La tecnica dello stampo assume un ruolo molto importante nelle produzioni di particolari oggetti, come i votivi anatomici ed è ben individuabile nelle produzioni dei piccoli altari (<em>arule</em>) che hanno particolare fortuna nell’età medio-repubblicana e nelle matrici di terracotta presentate in mostra.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong> </strong><strong>MANIFESTAZIONI DI IDENTITÀ, PRESTIGIO E ASCESA SOCIALE</strong></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Numerosi sono gli oggetti e i simboli attraverso i quali determinate categorie sociali volevano comunicare l’alto status raggiunto o rimarcarne l’antica appartenenza.  L’autocelebrazione dell’aristocrazia e delle famiglie emergenti trova un importante luogo di espressione, durante l’età repubblicana, nei <strong>monumenti funerari</strong> posti lungo le vie di accesso alla città, da leggere nel più vasto programma di controllo delle istituzioni e della vita politica cittadina.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong><em>Le decorazioni ad affresco della tomba Arieti all’Esquilino</em></strong> con scene legate al combattimento e al trionfo, <strong><em>i gruppi scultorei in pietra da Campo Verano</em></strong> forse appartenenti a un monumento commemorativo, <strong><em>l’urna in marmo greco ancora dall’Esquilino</em></strong> costituiscono testimonianza del rango dei defunti cui erano pertinenti, ma sono anche spunti per valutare caratteri e livello del linguaggio artistico con cui erano espressi.</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Anticipazioni. Raffaello &#8220;Architetto&#8221; in mostra al Palladio Museum</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2023 09:35:07 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;"><strong>Dal 6 aprile al 9 luglio 2023, il <a href="https://www.palladiomuseum.org/it/">Palladio Museum</a> propone, nel decennale della sua fondazione, “Nella mente di Raffaello. La creazione di un’architettura parlante”, mostra curata da Guido Beltramini, Howard Burns e Arnold Nesselrath, promossa dal CISA – Centro internazionale di Storia dell’Architettura nell’ambito delle iniziative del Comitato Nazionale “Raffaello 1520-2020”. </strong>Non tutti sanno che Raffaello è stato anche un grandissimo architetto: con il suo più autentico seguace, Andrea Palladio, uno dei più influenti architetti del Rinascimento. Attraverso la celebre lettera al papa Leone X (scritta con l’amico Baldassarre Castiglione) e grazie ai suoi edifici e progetti, Raffaello trasformò il disegno d’architettura, lo studio dell’antico e le forme e decorazioni dell’architettura moderna.<br />
Sebbene provenissero da contesti diversi – Palladio (1508-1580) si era formato come scalpellino a Padova e Vicenza, mentre Raffaello (1483-1520) era figlio del pittore di corte a Urbino –, essi condividevano una stessa visione della storia, l’interesse per il disegno e la rappresentazione architettonica e l’impegno nello studio e nell’imitazione dell’architettura della Roma antica.</p>
<p style="text-align: justify;">
Raffaello fu una grande fonte d’ispirazione per Palladio, che a Roma rilevò il suo capolavoro, Villa Madama. Dal canto suo Palladio è l’architetto che più di ogni altro fece tesoro della lezione di Raffaello e la sviluppò nei propri progetti: adottando elementi del linguaggio architettonico dell’Urbinate e di certo notando la sua capacità nel creare palazzi “su misura” per gli alti funzionari della ristretta cerchia di Leone X.<br />
La mostra indagherà la complessa relazione fra lo studio dell’architettura romana antica e la progettazione di edifici moderni in Raffaello e Palladio, nonché il recupero, da parte di entrambi, di tecniche costruttive e modelli decorativi del passato in un momento in cui l’arte e l’architettura veneta sono investite dall’impatto rivoluzionario di Raffaello e Michelangelo, che scardina le scuole regionali proponendo un linguaggio nuovo, di portata nazionale, e che trionferà in tutta Europa nei secoli successivi.</p>
<p style="text-align: justify;">
Sul modello della fortunata mostra su Donato Bramante curata dallo specialista Christof Thoenes (Palladio Museum, 2014), “Nella mente di Raffaello. La nascita La creazione di un’architettura parlante” esplora la teoria e la prassi progettuale di Raffaello attraverso modelli architettonici e presentazioni virtuali realizzati per l’occasione e messi a confronto con i modelli degli edifici palladiani. Indagherà anche il nesso tra Raffaello pittore e architetto, specialmente nelle “scenografie” per gli arazzi della Cappella Sistina, come il Sacrificio di Listra.<br />
Con l’aiuto di disegni originali provenienti dal Royal Institute of British Architects di Londra, dagli Uffizi e dalla Biblioteca Centrale di Firenze, di sculture antiche e libri rinascimentali, presenta non solo le sue architetture costruite ma anche quelle – non meno affascinanti – rimaste sulla carta o andate distrutte, come Palazzo Branconio dell’Aquila. Mette quindi a fuoco il contributo dell’Urbinate all’introduzione di un nuovo stile all’antica nelle decorazioni degli interni, a stucco e pittura. E la sua capacità di progettare palazzi “personalizzati”, riflessi del carattere e ruolo del committente. Quindi tratta dell’influsso di Raffaello sul suo epigono diretto, Andrea Palladio, attraverso le modalità del disegno ma anche il linguaggio degli edifici: la grande finestra termale della palladiana Villa Malcontenta cita direttamente quella di Villa Madama a Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">
Ad accompagnare la mostra, un catalogo scientifico che raccoglie gli esiti delle nuove ricerche sulle architetture costruite e dipinte di Raffaello e sugli effetti che esse ebbero sull’opera di Palladio in un momento cruciale del Rinascimento in cui i modelli del classicismo romano arrivano nel Veneto rivoluzionandone il gusto. In particolare il volume, che riunisce i contributi dei curatori e di tutti gli specialisti che hanno partecipato al gruppo di lavoro, vede per la prima volta pubblicate le ricostruzioni dei progetti perduti di Raffaello.</p>
<p style="text-align: justify;">
La mostra è curata dagli storici dell’architettura Guido Beltramini (Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, Vicenza), Howard Burns (Scuola Normale Superiore di Pisa, emeritus) e Arnold Nesselrath (Humboldt-Universität zu Berlin). Accanto a loro, il progetto di ricerca vede coinvolto un gruppo di specialisti internazionali: Simone Baldissini (CISA Andrea Palladio, Vicenza), Amedeo Belluzzi (Università di Firenze), Maria Beltramini (Università di Roma Tor Vergata), Christiane Denker Nesselrath (studiosa indipendente), Pierre Gros (Institut de France, Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, Parigi), Francesco Marcorin (CISA Andrea Palladio, Vicenza), Timo Strauch (Brandenburgische Akademie der Wissenschaften, Berlino). Alcuni dei modelli di ricostruzione sono l’esito di studi condotti all’interno della Graduate School of Design di Harvard University sotto la guida di Howard Burns e Guido Beltramini.</p>
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