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L’Adorazione dei Magi di Leonardo, alle origini del dipinto

Adorazione dei Magi di Leonardo in mostra agli Uffizi

 La mostra appena inaugurata alla Galleria degli Uffizi “Il cosmo magico di Leonardo” dedicata al restauro dell’Adorazione dei Magi, opera che dopo oltre cinque anni di restauro ad opera dell’Opificio delle Pietre Dure torna ad essere visibile al pubblico è l’occasione per tornare a parlare di questo dipinto di cui Leonardo da Vinci aveva studiato la composizione in almeno due disegni di modello, uno al Louvre opera scelta per far parte della raccolta di disegni in facsimile “Leonardo. I disegni più bellia cura della prof.ssa Cristina Casoli e un altro relativo allo studio prospettico dell’edificio sullo sfondo, conservato oggi al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi.

E’ interessante conoscere la storia di questo dipinto rimasto incompiuto. L’Adorazione dei Magi fu commissionata a Leonardo nel 1481 dai canonici regolari di Sant’Agostino per l’altar maggiore della chiesa di San Donato in Scopeto, che si trovava su una piccola collina fuori Porta Romana, a Firenze. Solo pochi mesi dopo, nel 1482, la partenza di Leonardo verso Milano mise fine ex-abrupto ai lavori, lasciando il grande dipinto incompiuto. E’ molto probabile, quindi, che esso non sia mai stato collocato sull’altare della chiesa. Verosimilmente i committenti non ebbero la possibilità di capire se quella di Leonardo fosse una partenza definitiva e proprio per questo l’opera sopravvisse anche se non finita.

Sembrerebbe plausibile che i monaci di San Donato in Scopeto siano rimasti per diversi anni in attesa di un possibile completamento, fino a quando, nei primi anni ’90, si risolsero a commissionare a Filippino Lippi un’altra pala d’altare, completata nel 1496, simile per dimensioni, per soggetto e anche per elementi iconografici specifici. Conosciamo la chiesa e il convento di San Donato in Scopeto solo attraverso una raffigurazione datane da Giorgio Vasari in uno degli affreschi di Palazzo Vecchio; infatti molti degli edifici che si trovavano fuori dalle mura di Firenze, furono distrutti nell’imminenza dell’assedio del 1529. La distruzione, però, ci lascia senza alcuna possibilità di elaborare ipotesi circa gli interni della chiesa e, di conseguenza, circa la struttura dell’opera e la sua incorniciatura.

Vasari, nella biografia di Leonardo della seconda edizione delle Vite (1568), ci dà la prima testimonianza storica sull’Adorazione dei Magi, affermando che essa «era in casa d’Amerigo Benci dirimpetto alla loggia dei Peruzzi». E’ noto, del resto, attraverso altri documenti, che Leonardo intratteneva rapporti di una certa familiarità con i Benci, per i quali aveva anche realizzato, proprio negli stessi anni dell’Adorazione, un ritratto di Ginevra, figlia di Amerigo, oggi esposto alla National Gallery of Art di Washington D.C.. Dagli archivi risulta che nel 1621 l’opera si trovava nel Casino di San Marco, fra i beni lasciati in eredità da Don Antonio de’ Medici e nel 1670, alla morte del figlio di lui, Giulio, essa entra nella Guardaroba Medicea e da lì passò poi agli Uffizi, dove rimase fino ai giorni nostri, tranne che per un breve periodo, nella seconda metà del Settecento, in cui fu portata nella villa di Castello.

La raffigurazione dell’Adorazione dei Magi è un soggetto iconografico abbastanza comune nella Firenze del Quattrocento, grazie anche alla popolarità ed importanza politica della Confraternita laicale dei Magi che si riuniva nei locali del convento di san Marco e alla quale appartenevano molti membri della famiglia dei Medici. I documenti ricordano che il padre di Leonardo, l’importante notaio fiorentino ser Piero, aveva fra la propria clientela anche i monaci di San Donato in Scopeto e l’origine della commissione del dipinto tradizionalmente viene riferita a questo legame familiare e professionale.

Leonardo supera la tradizione iconografica dei cortei di nobili e di figure esotiche, tipica delle Adorazioni dei Magi, per dare vita ad una  complessa composizione, imperniata sul gruppo della Madonna con il Bambino, intorno alla quale si affollano figure che solo per iperbole possono essere definite come pastori, angeli e astanti. Ma che in realtà sono un pretesto per la rappresentazione  dei moti dell’anima. Lo spazio del dipinto si suddivide in diversi piani in ascesa che  portano verso un paesaggio marino o lacustre sullo sfondo, come poi Leonardo svilupperà in molti altri suoi dipinti più tardi.

Il fascino innegabile esercitato dall’Adorazione dei Magi sta probabilmente nella sensazione che essa trasmette all’osservatore di poter entrare in contatto con la mente immaginifica di Leonardo, cercando di capirne i meccanismi di pensiero e ragionamento per portare a completamento l’idea interrotta.

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