Home / Bibliofili / Michelangelo. Quei disegni eseguiti “per amore e non per obrigo”

Michelangelo. Quei disegni eseguiti “per amore e non per obrigo”

 Nell’autunno del 1532 Michelangelo, che si trova a Roma per i lavori di completamento per la tomba di Giulio II, conosce il giovane di nobil casato Tommaso de’ Cavalieri già apprezzato negli ambienti cittadini per gli interessi culturali che andavano dal’arte alla musica e anche per l’aspetto fisico e l’ “incomparabile bellezza del corpo”, come avrebbe poi scritto di lui Benedetto Varchi. Saranno proprio gli  interessi artistici ad avvicinare il giovane al grande maestro, un’amicizia sedimentata attraverso uno scambio epistolare e una serie di disegni di rara bellezza  che ricevette in omaggio. A ricordarcelo è il Vasari che nelle sue vite scrive “ Perché egli imparassi a disegnare gli fece molte carte stupendissime, disegnate di lapis nero e rosso, di teste divine, e poi gli disegnò un Ganimede rapito in cielo da l’uccel di Giove, un Tizio che l’avvoltoio gli mangia il cuore, la Cascata del carro del Sole  con Fetonte nel Po e una Baccanalia di putti, che tutti sono per sé cosa rarissima e disegni non più mai visti”.

Un gruppo di disegni che ebbe una straordinaria fortuna e di cui siamo grati al biografo aretino per la puntuale descrizione, disegni non appartenenti alla funzione di studio preparatorio, bensì opere concluse e a sé stanti, caratterizzati da grande eleganza e cura formale per i quali negli anni Quaranta lo studioso Johannes Wilde coniò il termine specifico di “presentation drawings” per indicare quei lavori su carta che, persa la funzione didattica della bottega, sono pensati per omaggiare amici e mecenati, esprimere affetto o gratitudine eseguiti infatti “per amore e non per obrigo”.

A partire dagli anni venti del Cinquecento, Michelangelo dedicò particolare cura per i presentation drawings definiti anche con il termine di presentation sheet, e tra coloro che furono oggetto di tali doni, oltre al nobile romano, troviamo altri amici come Antonio Mini, Gherardo Perini, Andrea Quarantesi e Vittoria Colonna.

Tra le “stupendissime carte” donate a “Messer Tomao” si trovano alcune delle creazioni più classiche di tutta la produzione michelangiolesca, eleganti metafore che trattano soggetti mitologici ed allegorici  alcuni dei quali non potevano mancare nella rigorosa selezione dei “48 disegni più belli di Michelangelo” a cura della prof.ssa Cristina Casoli.  Si tratta de “La punizione di Tityus” ,“Il ratto di Ganimede”, la “Caduta di Fetonte”, il “Baccanale di putti”, “Gli arcieri”, “ Il Sogno”.

Sia “ La punizione di Tytus” che “Il Ratto di Ganimede” furono particolarmente apprezzati dai contemporanei al punto che il nobile romano prestò i fogli al cardinale Ippolito de’ Medici per trarre ispirazione per dei cristalli incisi da affidare all’intagliatore Giovanni Bernardi.

Come afferma nel suo saggio Cristina Casoli “ Parte degli studi ha inteso i due disegni come opere tra loro strettamente legate, un dittico destinato ad illustrare le due facce dell’amore. Insuperabile resta l’analisi in chiave neoplatonica fornita da Erwin Panofsky per questi disegni e destinata a importanti ripercussioni. Muovendo da una lettura di carattere simbolico lo studioso ha interpretato i lavori come allegoria dell’anima umana: vi possiamo allora vedere l’elevazione dell’anima rappresentata da Ganimede rapito, e l’eterno tormento descritto da Tityus punito, quasi una finestra sul mondo privato dell’artista”.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *