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In Dono d’Amore il “libriccino di Nostra Donna”

Dono D'Amore

E’ così piccolo che si tiene nel palmo di un mano, appena pochi centimetri per lato ma in queste dimensioni così ridotte sono concentrati secoli di storia e di arte della miniatura. Il piccolo Libro d’Ore conservato a Firenze nella Biblioteca Riccardiana e giunto intatto fino a noi, uno dei pochi esemplari al mondo di piccole dimensioni  che mantiene la lucentezza e le sue caratteristiche originali, come l’intera foliazione e il rivestimento di velluto color albicocca, ci parla di un tempo in cui le giovani donne venivano omaggiate con un “Offiziolo” o altrimenti detto “libriccino di Nostra Donna”.

Sono i libri d’ore, volumetti di piccolo formato che oltre alle preghiere dedicate alla Madonna contengono altre sezioni liturgiche che variano a seconda dei luoghi e della committenza, libri di destinazione femminile che si leggono all’interno delle mura domestiche ma anche in viaggio, come protezione e consolazione. La loro diffusione si ebbe soprattutto con la nascit della stampa, un genere editoriale che si fece strada raggiungendo strati sociali più ampi grazie al prezzo contenuto. In questo caso invece ci troviamo davanti a un manoscritto, un’ opera realizzata  quale dono di nozze per Antonia di Battista di Luigi Ridolfi andata in sposa a Niccola di Andrea di Niccola Capponi, due giovani rampolli di illustri casate fiorentine che convolarono a nozze nel 1500.

Sintesi di un’arte ormai al crepuscolo, la miniatura alla fine del Quattrocento, il piccolo e prezioso manoscritto viene commissionato a una delle botteghe fiorentine più importanti quella di Gherardo e Monte di Giovanni Del Fora che seppero infondere nel piccolo formato lo stesso respiro della tavola e dell’impronta monumentale che erano capaci di esprimere nei libri liturgici, Messale o Breviario che fossero. Le più grandi famiglie fiorentine come i Medici, gli Strozzi, i Gondi, erano soliti rivolgersi ai due fratelli, ma la loro fama giunse anche fuori Firenze, lavorarono infatti per gli Estensi e per Mattia Corvino.

Pur nelle dimensioni ristrette, la pagina del piccolo libro d’ore mantiene la stessa proporzione e lo stesso rapporto dialettico tra testo e immagine, tra bordatura e scena come in un foglio di un  Corale, come quelli conservati nel Museo dell’Opera del Duomo ed esposti a rotazione nel nuovo allestimento. La produzione di Monte infatti si caratterizza per l’eleganza e la raffinatezza del tratto degni di un pittore, figure piene e corpose ma ricercate e gentili, panneggi che ricadono classici lungo la figura e l’attenzione per i dettagli e gli scorci del paesaggio che richiamano la lezione fiamminga unita al solido impianto del disegno fiorentino.

Nonostante l’avvento della stampa il libro miniato rimane un vero tesoro e rappresenta ancora un dono straordinario. Non esistono notizie certe su come il manoscritto sia pervenuto nelle collezioni Riccardi ma è facile immaginare che facesse parte della dote, tra cui anche molti esemplari della biblioteca di famiglia, di Cassandra Capponi andata in sposa nel 1669 a Francesco Riccardi, visto che non compare nell’inventario ma che probabilmente fino all’ultimo venne da lei conservato gelosamente e in privato.

Il libriccino, autentico “Dono d’amore” ha avuto la possibilità di riproporsi all’attenzione degli amanti delle rarità grazie a una edizione in facsimile realizzata da Vallecchi che per la prima volta ne ha permesso la conoscenza anche a un pubblico più vasto. Ricco e prezioso come l’originale è stato realizzato in carta pergamenata con applicazione di oro a caldo, legato e cucito a mano ha la coperta rivestita in velluto e il taglio presenta una goffratura dorata, nel rispetto filologico dell’opera. Contenuto in un elegante cofanetto e corredato da un saggio scientifico della D.ssa Giovanna Lazzi direttrice della Biblioteca Riccardiana è stato prodotto in tiratura limitata e numerata di  soli 483 esemplari.

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