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In festo beati Dominici offitium

Quest’anno si celebra l’ottavo centenario della conferma dell’Ordine dei Padri Predicatori da parte di Papa Onorio III, un giubileo che festeggia otto secoli di storia dell’Ordine fondato da San Domenico, il “santo atleta” della fede cristiana come lo definì Dante Alighieri, e che ancora oggi continua ad esprimersi in tutto il mondo con il ministero della predicazione che porta la voce del Vangelo in ogni parte della terra, un carisma che rimane per la Chiesa una necessità  al  servizio del mondo.

Il messale 516, un graduale mirabilmente miniato da Zanobi Strozzi, uno dei dieci Corali miniati che venne realizzato su commissione di Cosimo de’Medici per la Chiesa di San Marco, al quale collaborarono anche Filippo di Matteo Torelli per gli ornati vegetali, mentre la calligrafia fu affidata a Fra Benedetto, fratello dell’Angelico, nella ricorrenza del 5 agosto “In festo beati Dominici offitium” ci offre un’insolita decorazione in cui il corpo della lettera corrisponde alla figura stessa di san Domenico.

Il Santo è circondato da una doppia cornice dorata e dall’iscrizione latina “ ego mit (t) o voc sicut agnos inter lupos facite sicut bonus pastor qui animam suam dat pro ovibus suis ideo qua hora non putatis filius hominis veniet et reddet mercedem unicuique”. Alle due estremità della figura è collocato una sorta di capitello rosato dal quale fuorisce un fregio di foglie che si estende per tutto il margine e in cui si inseriscono farfalle, uccelli e animali fantastici.

La figura di San Domenico è appoggiata a un globo terreste che sta ad indicare la diffusione della parola in tutto il mondo, in testa brilla la stella simbolo della sapienza divina. Il santo indossa l’abito domenicano con la veste bianca e il mantello nero, in una mano il giglio mentre l’altra è in procinto di ricevere un libro che gli viene passato da Pietro e Paolo, posti in alto a sinistra. Libro che potrebbe essere le Lettere di San Paolo, fonte di ispirazione per la riforma dell’Ordine domenicano.

In fondo a sinistra, nel margine esterno, troviamo la figura di un cane dalla lingua rosso fuoco, secondo quanto narrato dalla leggenda del sogno della madre di San Domenico, Beata Giovanna d’Aza, che aveva avuto la visione di un cane che con la lingua, ovvero con la sua parola, avrebbe incendiato il mondo.

Questa preziosa miniatura alla c.48V è stata inserita all’interno dell’edizione in facsimile del Messale di San Domenico del Beato Angelico, realizzato in collaborazione con il Museo di San Marco di Firenze dove si trova conservato l’originale.

 

 

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