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Borgia: il mistero “svelato” di Giulia Farnese ai Musei Capitolini

Sopra la porta d’una camera la Signora Giulia Farnese per il volto d’una Nostra Donna : et nel medesimo quadro la testa di esso Papa Alessandro”  questa immagine trasmessa alla storia da Giorgio Vasari in visita al nuovo appartamento papale commissionato da Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, il discusso pontefice dal 1492 al 1503, a Bernardino di Betto in arte Pintoricchio,  fu probabilmente all’origine di una serie di vicissitudini che oggi a distanza di cinquecento anni hanno una nuova lettura  attraverso la mostra “Pintoricchio Pittore dei Borgia Il mistero svelato di Giulia Fanrnese” che è stata appena inaugurata ai Musei Capitolini e che per la prima volta mette in mostra il frammento dell’affresco in cui è ritratta la Madonna.

L’opera in cui era raffigurata la Madonna col Bambino benedicente e ai loro piedi il Papa adorante, per il presunto ritratto di Giulia Farnese, l’adolescente amante di Papa Borgia, fu prima coperta, poi strappata dalle pareti e infine dispersa in più frammenti. Il ciclo pittorico infatti ritenuto compromettente venne censurato e staccato sotto il pontificato di Alessandro VII ( 1655-1667) e le immagini della Madonna e del Bambino, ormai due immagini a se stanti,entrarono nella collezione privata dei Chigi, mentre il ritratto di Alessandro VI scomparve definitivamente.

Oggi grazie alla disponibilità dei proprietari delle opere per la prima volta i due frammenti sono esposti al pubblico insieme, un’ideale ricomposizione, frutto di lunghi studi e ricerche, confronti e approfondimenti che permette di rivivere la perduta armonia del capolavoro del Pintoricchio, inoltre la mostra è l’occasione per rivedere la leggenda giunta fino ai nostri giorni, il viso leggermente allungato della Madonna e senza alcuna ricerca ritrattistica risulta così molto  vicino al più classico dei volti di Madonna del Pintoricchio, pieno di amorevole concentrazione per la scena dedicata all’investitura divina del neoeletto Pontefice.

Per la mostra sono state selezionate trentatrè opere del nostro Rinascimento, ritratti dei componenti della famiglia Borgia e pregevoli dipinti del Pintoricchio come la “Crocifissione della Galleria Borghese, la “Madonna della pace” di San Severino Marche e la “Madonna delle Febbri” di Valencia insieme alla ritrovata “Madonna” e al “ Bambin Gesù delle mani”, oltre a sette antiche sculture di epoca romana provenienti dalle raccolte capitoline, in dialogo con i dipinti dell’appartamento Borgia, in gigantografia, per documentare l’ispirazione del Pintoricchio alla rinascita artistica della capitale.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con il patrocinio della Commissione Permanente per la Tutela dei Monumenti Storici ed Artistici della Santa Sede, a cura di Cristina Acidini, Francesco Buranelli, Claudia La Malfa e Claudio Strinati, con la collaborazione di Franco Ivan Nucciarelli con la supervisione di Francesco Buranelli, con l’organizzazione dell’Associazione Culturale MetaMorfosi con Zètema Progetto Cultura, la mostra vuole introdurre il visitatore in quello stupefacente periodo della cultura romana di fine Quattrocento e nel grande fermento umanistico che lo caratterizzò, tutto rivolto alla riscoperta della memoria della antica Roma sulla quale la Chiesa fonderà il proprio “rinascimento” politico e religioso.

La mostra dedicata al Pintoricchio ai Musei Capitolini fino al 10 settembre è per noi l’occasione per ricordare un’edizione in facsimile del Messale  Borgia, che accende i riflettori sul cardinale  Giovanni Borgia, nipote di Alessandro VI che alla sua nomina  lo commissionò alla fine del XV e  che rappresenta uno dei primi messali festivi giunti sino a noi, redatto secondo le norme del cerimoniale del 1488.

Autentico capolavoro dell’arte miniata, realizzato da quattro diversi maestri che appartengono alla bottega del Pintoricchio, ne è prova la bellissima miniatura a tutta pagina raffigurante la Crocifissione, gli studiosi sono concordi nel ritenere che il libro abbia fatto parte dei Codici della Cappella Sistina, riservati al Papa, ai cardinali e agli alti prelati della Chiesa per le solenni messe cantate nella cappella pontificia. Il manoscritto era così bello che, scomparsi i due Borgia, il cardinale Guido de’ Medici, nipote di Papa Clemente VII lo scelse come proprio messale e volle inserire sul piatto del volume il prestigioso simbolo della sua famiglia al posto di quello dei Borgia. Una volta divenuto arcivescovo di Chieti, Guido de’ Medici portò il codice nella città abruzzese che ancora oggi lo custodisce con cura negli Archivi della Curia Arcivescovile e che ne ha permesso la fedele riproduzione facsimilare. L’opera in edizione limitata di 700 esemplari è arricchita da un commentario con i saggi dei maggiori esperti del settore.

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