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Giotto, la Madonna di San Giorgio alla Costa a Vicchio per il 750 anni dalla nascita

Nell’Oltrarno fiorentino sulla ripida Costa San Giorgio che da Ponte Vecchio conduce verso il Forte Belvedere si trova la Chiesa di San Giorgio alla Costa oggi sede della Chiesa ortodossa Romena. Anteriore all’anno mille, la chiesa dedicata a San Giorgio martire era una delle principali priorie della Firenze medievale e per questa chiesa il giovane Giotto realizzò una tavola d’altare raffigurante una “Madonna col Bambino in trono e due Angeli” che oggi è conservata al Museo diocesano di Santo Stefano al Ponte. Dell’opera ne parlarono sia il Ghiberti, nei suoi Commentari in cui scrisse di “una tavola et uno crocifixo”, che Giorgio Vasari nelle Vite del 1568 dicendo che Giotto “fece alle monache di San Giorgio una tavola”.  L’attribuzione del dipinto, una tavola a tempera e oro che misura 180×90 cm. ,  a Giotto oggi è accettata dalla comunità degli studiosi  che la fanno risalire all’incirca al 1295.

E’ probabile che la tavola fosse cuspidata, come accadeva nella produzione del Duecento, ma nel 1705 quando la chiesa venne ristrutturata venne segata su tutti i lati per adattarla ad una cornice barocca e sul lato superiore venne sagomata con una forma ad arco, ai lati si persero i braccioli del trono e nella parte inferiore il gradino e un piede della Vergine.

L’immagine è una  delle opere selezionate per l’opera editoriale l’Oro di Dio, quaranta capolavori di insuperabile bellezza scelti tra migliaia di opere che l’arte italiana ha offerto all’umanità, dai grandiosi crocifissi di Coppo di Marcovaldo e di Cimabue fino all’incanto metafisico di Piero della Francesca, pitture sublimi, riflessi del sacro caratterizzate dall’uso dell’oro, simbolo della luce celeste che pervade il creato, espressione di grazia e segno di Dio.

Ritornando all’opera giovanile di Giotto, la Vergine è stata rappresentata su un trono marmoreo che a causa della mutilazione in parte è andato perduto, decorato con motivi cosmateschi, trono che non è raffigurato in tralice ma frontalmente come le pagine di un libro e a cui è attaccato un drappo di broccato che lo nasconde e che attenua l’effetto tridimensionale.

La Vergine avvolta nel maphorion, il manto blu, mostra il Bambino alla sua sinistra, appoggiandolo sul ginocchio sinistro, mentre questi è raffigurato di fronte in posizione solenne come se fosse già grande con un rotulo nella mano sinistra e la destra benedicente. La Vergine con uno sguardo leggermente strabico verso chi l’osserva volge appena il capo verso il Bambino, una postura nuova rispetto a quella della Madonna di Borgo San Lorenzo che la precede e alle opere di Cimabue e di Duccio da Boninsegna.

Il Bambino è vestito di azzurro con un mantello rosa in una posa solenne e regale. Alle spalle i due angeli sono vestiti di blu scuro con il “loros” incrociato sul petto decorato da un intreccio geometrico mentre con le dita si appoggiano sui bordi del trono. Particolarmente curate sono le decorazioni incise a stilo sull’oro le aureole con segni che sembrano imitare forme mistilinee di derivazione gotica.

Nel complesso la tavola che contiene i caratteri tipici della produzione giovanile di Giotto con una solida resa della volumetria ed una attitudine più naturale dei personaggi colpisce per la nuova impronta che viene data ai volti e alla postura aggraziata ed elegante della Madonna che accenna a un leggero sorriso.

L’opera nei prossimi giorni, dal 10 giugno in poi, sarà visibile al pubblico nella sede del Museo Beato Angelico di  Vicchio in occasione dell’evento “Sotto il cielo di Giotto. 750 anni dalla sua nascita”, un itinerario che toccherà anche la Pieve di Borgo San Lorenzo dove è conservata l’altra Madonna del periodo giovanile, fino a raggiungere i luoghi del Mugello  in cui si conservano opere trecentesche in cui si respira l’eco dell’arte del fondatore della pittura italiana.

 

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