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L’imago Christi nel Salterio di Federico II

Salterio di Fderico II

La decorazione del manoscritto riccardiano 323, noto anche come Salterio di Federico II e che rappresenta il momento di passaggio tra arte bizantina e arte occidentale è particolarmente ricca di motivi e interessante da analizzare. Oltre alla bellissima e complessa miniatura a tutta pagina del “Beatus Vir” e alle numerose vignette dagli eccezionali cromatismi e dall’ampio uso dell’oro non di meno lo sono tutta una serie di molteplici elementi decorativi che vanno dalle iniziali istoriate, a una decorazione in cui  spiccano figure umane e animali per finire alle  singole lettere foliate.

A differenza delle storie che vengono narrate nelle vignette, le figure seguono il testo e l’iconografia del Salterio, sono immagini che guidano il credente nelle sue preghiere e che hanno le sembianze del Cristo, degli apostoli, della Vergine, dei profeti, talvolta compaiono anche immagini di persone che supplicano e che incarnano lo spirito dei Salmi, di chi implora misericordia e salvezza.

L’immagine di Cristo viene proposta secondo diverse modalità, c’è il Cristo a mezza figura con aureola crociata, il volto di Cristo, il Cristo a figura intera come quello proposto in questa immagine che riproduce la c.39 r dove viene utilizzato come lettera I, così come nella c.35v.

Volto barbato, aureola crociata, tunica azzurra e pallio violaceo, veste i campagi, i calzari usati dagli imperatori romani e bizantini, con la mano sinistra tiene un libro mentre la destra è alzata in atto di benedire. Il mantello è color porpora, usato anche dai romani per i clavi, le strisce che applicavano nelle vesti come segno di regalità, viene utilizzato anche nel linguaggio bizantino per sottolineare l’importanza del personaggio e nella figura di Cristo spesso è unito all’oro della divinità.

L’uso di avvolgere il braccio e la mano con un lembo del mantello era un segno di rispetto dei sacerdoti romani verso gli dei, secondo l’antica usanza della velatio, e poi passato nel rituale cristiano.

In altri casi il Cristo viene raffigurato a mezzo busto con l’aureola crociata di colore rosso, un’immagine più stereotipata, meno espressiva, secondo l’iconografia bizantina e ricorda il Pantocrator per i tratti del volto e i capelli che incorniciano il volto.

Talvolta invece il volto di Cristo con l’aureola crociata è inserita all’interno di uno scudo metallico, una soluzione che ha radici lontane e che si diffonde nell’arte romana per celebrare le glorie di personaggi illustri. Un elemento figurativo che serviva per elevare il personaggio oltre la sfera dell’umano, trasferendolo in un mondo astratto, soprannaturale e rimasto in auge nella miniatura carolingia e romanica. Un elemento iconografico di grande fortuna che affonda le sue radici nell’iconografia liturgica di origine bizantina come dimostra la sua presenza nei salteri miniati bizantini e che si ritrova trasformato anche nel Salterio di Federico II.

 

 

 

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