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San Giovanni evangelista “Il discepolo che Gesù amava”

C.13 V Messale di San Domenico Beato Angelico

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta delle pregevoli miniature composte dal Beato Angelico per il Messale di San Domenico che, grazie all’edizione in facsimile, esce dal suo scrigno in cui viene conservato, il Museo di San Marco a Firenze, per essere ammirato da un pubblico di appassionati bibliofili e amanti delle edizioni a stampa di pregio. Tra le prime carte che incontriamo la 13 v. è dedicata al 27 dicembre giorno in cui la Chiesa celebra la figura di San Giovanni apostolo ed evangelista.

Autore del quarto vangelo e del testo dell’Apocalisse, Giovanni è figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo maggiore, Gesù chiamerà i due fratelli “figli del tuono”, con i suoi scritti la teologia cristiana raggiunge alte vette ed è ricordato per la sua particolare propensione alla contemplazione più che all’azione. Lui stesso si definirà “il discepolo che Gesù amava”, insieme a Maria sarà presente alla Passione e alla morte di Gesù sulla Croce, visse a Efeso dove morì tra la fine del I secolo e l’inizio del II secolo.

La figura del santo segue il corpo della lettera, iniziale fogliata grande figurata e caudata, secondo una delicata armonia di forme e colori. Viene rappresentato di tre quarti mentre poggia i piedi su delle leggere nuvolette con lo sguardo rivolto verso l’alto mentre con una mano offre il libro del Vangelo. Il volto incorniciato da una lunga barba bianca e dai capelli viene illuminato dai raggi dorati che partono dal sacro libro. Il santo viene rappresentato secondo l’iconografia che lo identifica come evangelista, nella mano destra tiene infatti una piuma d’oca mentre sull’estremità della lettera è posta un’aquila nera nimbata, uno degli animali della visione di Ezechiele, che è il suo simbolo.

Questa pagina miniata ci permette ulteriori osservazioni che riguardano le caratteristiche tecniche del volume, in particolare quelle relative alla stampa. Il volume infatti è stato stampato su una carta speciale prodotta dalle cartiere Fedrigoni di Verona e si avvale di una retinatura chiamata “stocastica” che consente di ottenere un tono continuo delle tinte, in grado di riprodurre colori e dettagli con una brillantezza e qualità fotografiche.

Dopo la stampa tipografica su ogni tavola del volume è stata effettuata l’applicazione di oro a caldo, anticato con un esclusivo procedimento di sabbiatura manuale dei clichè. Anche le maschere per la fusione dei cliché sono state realizzate manualmente una per una, in modo da riprodurre con fedeltà le miniature originali, questo appare evidente nel corpo dell’iniziale di questa carta dove la caduta di piccole parti della foglia d’oro evidenzia qua e là il bolo preparatorio, di colore arancio, che serviva a farla aderire alla pergamena.

Una rilegatura artigianale, eseguita manualmente e in pelle restituisce i fasti dell’antico messale. Per realizzarla infatti è stata presa a modello quella del manoscritto 515 di Zanobi Strozzi, sempre conservato nel Museo di San Marco, il più vicino per tipologia e cronologia al Messale 558 che oggi si presenta con una legatura che non corrisponde più alla sua originale. Il piatto anteriore quindi presenta una decorazione geometrica impressa a secco con quattro borchie angolari e al centro un doppio rosone concentrico in ottone traforato, fermato a sua volta da una borchia, mentre il retro reca impressione a secco con quattro borchie angolari e borchia centrale. Un autentico capolavoro di artigianato italiano.

 

 

 

 

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