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“Noli me tangere” nel Messale di San Domenico

C. 64 v Messale del Beato Angelico "Noli me tangere"

Dopo che la Maddalena si è data alla penitenza, è stata resa dal Signore così grande per grazia, che dopo la Beata Vergine non si trova donna alla quale nel mondo non si renda maggior riverenza e non si dia maggior gloria in cielo”. Con queste parole Umberto de Romans testimonia la diffusione in occidente del culto verso la figura di Maria Maddalena grazie anche all’opera dell’Ordine dei Frati Predicatori che la collocarono tra i loro patroni e la onorarono con il titolo di “Apostola degli Apostoli” ed “Evangelista”. A lei, testimone oculare si deve l’annuncio della Resurrezione di Cristo, episodio che viene narrato nel Vangelo di Giovanni e che grande fortuna ha avuto in campo artistico nella rappresentazione della scena del “Noli me tangere”.

Non poteva quindi mancare, con la data del 22 luglio, in cui la Chiesa festeggia la santa Maria Maddalena, una raffigurazione di questo tema da parte del Beato Angelico all’interno della grande iniziale fogliata istoriata e caudata che apre il “Gaudeamus omnes in domino” dell’ufficium riservato a questa ricorrenza nel Messale di San Domenico . La Maddalena è la prima persona, una donna, che vede il Cristo dopo la Resurrezione, la scena si svolge in uno scenario naturale dominato da un  prato in fiore , sul costato e sulle mani Gesù porta ancora  ben visibili i segni della crocifissione.

Gesù appare nelle vesti di un contadino, un  “ortolano” come spesso troviamo nelle definizioni e porta sulle spalle una zappa per coltivare, mentre la Maddalena è protesa verso di lui nell’atto di toccarlo, con un gesto della mano Gesù blocca lo slancio e le dice  “ Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre mio”. I due protagonisti dell’incontro dominano la parte inferiore della lettera, il movimento è dettato dalla Maddalena inginocchiata e con le braccia alzate mentre Gesù ha il capo leggermente declinato nella sua direzione e la postura di tre quarti, la parte superiore della lettera invece è riempita quasi nella sua totale estensione dalla chioma di un albero realisticamente miniato.

Si tratta di una alta prova artistica dell’Angelico miniatore che prelude al meraviglioso affresco del “Noli me tangere” con il quale sarà decorata la Cella n. 1 nel primo Corridoio dei Padri al primo piano del Convento di San Marco. Costruito da Michelozzo per accogliere i frati domenicani appena insediatisi nel convento lasciato dai Silvestrini, le venti celle distribuite suoi due lati del corridoio furono affrescate dal Beato Angelico tra il 1438 e il 1443, con episodi tratti da la Storia di Cristo.

Straordinario saggio della nuova arte del Beato Angelico che vede il paesaggio quale protagonista della scena al pari delle figure, la rappresentazione del “Noli me tangere” è giocato su una ridotta scala cromatica, la luce inoltre viene usata come veicolo di rappresentazioni reali e irreali e per il senso rigoroso dello spazio definito dalla profondità della grotta e dal giardino fiorito con gli alberi sullo sfondo e la delimitazione della staccionata.

 

 

 

 

 

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