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Il Primato del disegno a Casa Buonarroti in occasione del G7 della Cultura

Mentre la figura del Bambino è più definita, appena tratteggiata in chiaroscuro è quella di Maria, il cui volto, in un primo tempo di profilo e rivolto verso il Bambino venne rifatto a seguito di un pentimento. E’ il celebre disegno che raffigura la “Madonna col Bambino” di Michelangelo Buonarroti, datato 1525 circa, forse uno studio preparatorio per la Madonna Medici, che fa parte della collezione dei disegni conservati alla Casa Buonarroti di Firenze. Definita “cartone” o “cartonetto” per le sue dimensioni, fu eseguita su due fogli incollati l’uno all’altro, senza alcun riferimento all’uso che veniva fatto all’epoca dei cartoni usati come traccia per altre opere. L’opera si trova a Casa Buonarroti sin dai tempi di Michelangelo Buonarroti il Giovane che la volle nella “Camera degli Angioli”, la sala centrale del piano nobile che fu ristrutturata nel XVII secolo. Incorniciata, l’opera venne decurtata da una sottile striscia nella parte superiore dove era la parte finale del velo della Madonna.

Insieme ad altri capolavori del genio di Caprese come lo “Studio per la testa della Madonna del Tondo Doni”, il “ Nudo di schiena per la battaglia di Cascina”, lo “Studio per la testa di Leda” ed  altri fogli contenenti progetti architettonici farà parte della mostra “Primato del disegno” a cura di Pina Ragionieri che la Casa Buonarroti apre il 19 marzo, fino al 30 aprile, in occasione delle giornate del G7 della cultura che il 30 e 31 marzo vedranno a Firenze la partecipazione di tutti i ministri della cultura. Una piccola ma preziosa esposizione che comprende alcuni dei disegni più celebri della collezione che vanta oltre duecento pezzi e che secondo la normativa vigente di conservazione vengono presentati a piccoli nuclei, a rotazione, in una sala allestita al piano nobile del museo.

Ne parliamo perché alcuni di questi disegni che saranno esposti sono stati selezionati dalla storica dell’arte Cristina Casoli per l’opera Michelangelo, I disegni più belli” che raccoglie 48 opere di Michelangelo Buonarroti, un’occasione irripetibile per poterli vedere dal vivo, visto che per motivi conservativi, come già accennato, i disegni vengono esposti a rotazione e spesso passa molto tempo prima di poterli di nuovo esporre al pubblico.

Come ricorda il Vasari nelle sue Vite, il grande artista prima di morire a Roma nel 1564 volle bruciare gran numero di disegni, schizzi e cartoni fatti da man sua, acciò nessuno vedessi le fatiche durate da lui et i modi di tentare l’ingegno suo, per non apparire se non perfetto”. Per fortuna, non pochi disegni di Michelangelo erano rimasti a Firenze e altri furono recuperati a Roma dal nipote Leonardo, il quale però ne donò molti a Cosimo I de’ Medici, come anche il celebre capolavoro giovanile di Michelangelo, La Madonna della Scala e ciò che si trovava nello studio di via Mozza che l’artista aveva lasciato trenta anni prima, quando si trasferì da Firenze a Roma.

Quando, dopo la morte di Michelangelo, il suo pronipote Michelangelo Buonarroti il Giovane allestì una serie di sale nella casa di famiglia, sia la Madonna della scala che parte dei disegni in dono ai Medici fecero ritorno e questo grazie al Granduca Cosimo II. Negli stessi anni il pronipote recuperava a caro prezzo, anche sul mercato romano, altre carte autografe di Michelangelo. Gran parte dei disegni venne sistemata in volumi, ma i fogli di maggior bellezza vennero incorniciati e appesi alle pareti delle nuove sale.

In questo modo la raccolta di disegni michelangioleschi della famiglia Buonarroti era la più cospicua collezione al mondo e tale rimane anche oggi, nonostante i gravi assalti subiti: impoverita alla fine del Settecento da una prima vendita che il rivoluzionario Filippo Buonarroti fece al pittore e collezionista francese Jean Baptiste Wicar, nell’ottobre del 1858 il cavalier Michelangelo Buonarroti vendette alcuni fogli al British Museum. Pochi mesi prima Cosimo Buonarroti, ultimo erede diretto, moriva lasciando per testamento al godimento pubblico, il palazzo di Via Ghibellina e gli oggetti in esso contenuti, compresi fogli e disegni. Per lungo tempo, dal 1859 la Casa Buonarroti divenuta museo, i preziosi disegni erano esposti in cornici e bacheche, bisognerà arrivare al 1960 anno in cui saranno portati al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e lì restaurati, per far ritorno nel palazzo in Via Ghibellina nel 1975.

 

 

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