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Natura e Antico nel disegno capolavoro del Nudo di schiena di Michelangelo

“…empiè un grandossimo cartone di ignudi, che bagnandosi per lo caldo nel fiume d’Arno, in quello stante si dava a l’arme nel camp, fingendo che gli inimici li assalissero; e mentre che fuor delle acque uscivano per vestirsi i soldati, si vedeva dalle divine mani di Michelangelo che affrettare lo armarsi per per dare aiuto a’compagni, altri affibbiarsi la corazza e molti mettersi altre armi indosso, et infiniti combattendo a cavallo cominciare la zuffa”. E’ l’ammirata descrizione che ci ha lasciato il Vasari del celebre cartone per la Battaglia di Cascina, l’affresco che Michelangelo avrebbe dovuto realizzare per la Sala del Maggior Consiglio, commissionata nel 1504 dal gonfalone Pier Soderini in gara con l’affresco gemello della Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci, ambedue progetti mai portati a termine.

Gli studi preparatori di questi lavori furono molto importanti per gli artisti dell’epoca al punto che Benvenuto Cellini li definì “Scuola del mondo”, mentre i frammenti lasciati da Leonardo sulle pareti di quello che oggi è il Salone de’ Cinquecento furono ricoperti dalle pitture murali di Giorgio Vasari tra il 1566 e il 1572 e più volte ricercate dagli studiosi, senza successo, Michelangelo realizzò un cartone ispirato dagli ideali repubblicani che in un primo tempo fu tenuto nascosto, poi con il ritorno dei Medici nel 1512 fu trasferito a Palazzo Medici in Via Larga e grandemente copiato dagli artisti dell’epoca. Purtroppo il celebre cartone venne disperso in tanti pezzi, vera e propria palestra per gli artisti della generazione successiva a Michelangelo.

Una traccia del lavoro compiuto lo si ha attraverso alcuni designi preparatori e copie che ancora è possibile ammirare e studiare, come lo Studio di nudi per la Battaglia di Cascina che è conservato al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi che fa da tramite per l’individuazione nello straordinario “Nudo maschile di schiena” conservato in Casa Buonarroti, opera selezionata dalla storica dell’arte Cristina Casoli per la collezione in fac simileMichelangelo. I Disegni più belli ”, nel gruppo di uomini che sulla sinistra corrono verso il fondo e che nella versione finale sarà abolito.

Da quest’opera traspare evidente una straordinaria conoscenza dell’anatomia umana ma anche con l’arte antica come sottolineato da J. Wilde che riferendosi a questa figura suggerì una possibile relazione con un antico sarcofago raffigurante le “Fatiche di Ercole” e conservato al Museo Nazionale Romano, da cui Michelangelo avrebbe tratto ispirazione. Come nota Cristina Casoli “ Il foglio ci consente pertanto di riprendere una tematica assai seducente, quella del rapporto di Michelangelo con l’antico : Natura e Antico, secondo una duplice lezione costante nella sua produzione”.

Ma non è tutto, questo disegno così forte e incisivo permette di entrare nella vita quotidiana dell’artista. A distanza di molti anni, tra l’estate e l’autunno del 1528 venne ripreso ripiegato in quattro parti e usato per scrivere degli appunti sul nipote Leonardo e la registrazione di alcune spese in suo favore. Una pratica molto frequente per l’epoca dato gli alti costi della carta e in particolare nel corpus di disegni di Michelangelo dove è frequente la presenza di appunti, liste, frammenti poetici che affiancano schizzi e progetti e che evidenziano l’urgenza di fissare un pensiero con la parola scritta sulla carta senza per questo voler sminuire l’importanza che lui dava al disegno in quanto tale.

 

 

 

 

1 commento

  • Il più grande artista è Gesù di Nazaret, se la Sindone di Torino è un suo autoritratto di natura miracolosa. Al suo interno contiene la perduta o forse solo nascosta Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci. Tramite la somiglianza del volto contenuto nell’immagine della ferita al costato della Sindone, con il volto urlante del guerriero centrale, Niccolò Piccinino della Tavola Doria che della Battaglia di Anghiari di Leonardo realizzata a Firenze a Palazzo Vecchio nel Salone dei Cinquecento, riproduce La lotta per lo stendardo. I geni hanno un intelligenza simile nel metodo, producono opere analoghe, e hanno un volto somigliante nella maturità. L’autoritratto di Leonardo ricorda il volto sindonico. Cfr. ebook/kindle. La Sindone di Torino e le opere di Leonardo da Vinci: analisi iconografica comparata.

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