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Michelangelo e l’enigma della “Madonna della scala”

Michelangelo nacque a Caprese il 6 marzo del 1475 dal fiorentino Ludovico Buonarroti, al tempo podestà di Chiusi e Caprese e da Francesca Neri di Miniato del Serra. Al termine del suo mandato il padre fece ritorno a Firenze e il piccolo Michelangelo venne affidato a una balia di Settignano appartenente a una famiglia di scalpellini, sarà il biografo ufficiale del grande Maestro, Ascanio Condivi a rintracciare in questo particolare la sua precoce inclinazione alla scultura.

Michelangelo iniziò il suo apprendistato nella bottega di Domenico e Davide del Ghirlandaio nel 1487 presso la quale venne introdotto dall’amico Francesco Granacci, contro la volontà del padre che l’aveva affidato a Francesco da Urbino ma vi rimase poco tempo. Michelangelo venne accolto nel Giardino di San Marco dove Lorenzo il Magnifico aveva la sua collezione di antichità e ammetteva i giovani artisti affinchè potessero formarsi sull’esempio degli antichi.

E’ nel periodo trascorso a casa del Magnifico, tra il 1490 e il 1492 che Michelangelo realizza due rilievi in marmo oggi conservati a Casa Buonarroti. Si tratta della “Madonna della scala” e della “Battaglia dei centauri” , le prime opere certe di Michelangelo in cui dimostra la maturità di un grande artista.

La Madonna della Scala viene citata per la prima volta nell’edizione giuntina de Le Vite ( 1568) di Giorgio Vasari dove troviamo scritto che l’opera era stata donata “non è molti anni” da Leonardo Buonarroti, nipote ed erede dell’artista, al duca Cosimo I “il quale la tiene per cosa singolarissima”. E’ probabile che prima l’opera fosse rimasta nella casa di famiglia dove fece ritorno nel 1616 quando il granduca Cosimo II la restituì a Michelangelo il Giovane come segno di riconoscimento per l’opera di glorificazione del grande avo.

In occasione di un recente restauro è stata notata sul retro una vistosa scalpellatura forse dovuta all’eliminazione di un numero di inventario, in questo caso mediceo.

Volendo contrafare la maniera di Donatello, si portò sì bene che par di man sua, eccetto che si vede più grazia e più disegno” sono le parole del Vasari che mette a confronto l’opera con lo stile di Donatello, anche se il rapporto di Michelangelo con Donatello appare già di rottura e di superamento.
Nonostante le dimensioni ridotte, l’opera ha un respiro monumentale con la figura femminile che occupa l’intera superficie.

Resta ambiguo il significato della scala e dell’azione dei bambini raffigurati che paiono sporgersi dall’alto della scala, mentre l’immagine enigmatica della Madonna che ha una posizione e un’ espressione lontana e distante dal Bambino che tiene in braccio, sembra inevitabilmente  presagire il futuro sacrificio del Cristo.

Considerato dalla tradizione opera dell’adolescenza del Maestro, il rilievo viene datato dagli studiosi intorno al 1490, prima della Battaglia dei centauri, Michelangelo aveva appena quindici anni.

1 commento

  • IL significato non è ambiguo.
    Nel dodicesimo secolo al monastero di S. Maria della Valle, situato in località Colli di S. Rizzo nei pressi di Messina, fu donata dai marinai di una nave un’immagine in mosaico della Vergine con la mano destra posta sul cuore e la sinistra indicante una scala alla sua sinistra, immagine dal significato intuitivo e cioè che i devoti fedeli della Madonna per mezzo della sua intercessione, come per una scala, saliranno in Cielo; da allora il monastero cominciò a cambiare il suo nome appunto in ”S. Maria de Scalis” e da allora altri monasteri e chiese furono in Italia dedicate a quella Madonna. Il Buonarroti volle porre l’accento su questo significato popolando la scala di amorini (Placido Samperi, ”Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio Maria, Protettrice di Messina etc.” Pp. 314-330. Messina, 1644). Questa raffigurazione della Madonna si ispira certamente all’opera ”Scala della divina ascesa” o “Scala del Paradiso” di S. Giovanni Climaco.

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