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L’Annunciazione miniata del Beato Angelico nel Manoscritto 558

Il codice 558 del Museo di San Marco, edito in facsimile da Vallecchi, raccoglie i testi da cantare durante la messa nelle feste dei vari santi ed è arricchito da splendide decorazioni miniate per mano del Beato Angelico. L’autografia fu formulata alla fine dell’Ottocento e poi riaffermata nel corso del Novecento, con la presenza di aiuti, e proposte di datazione che collocano il codice nel terzo decennio del Quattrocento, tra il 1425 e il 1430, epoca a cui risalgono dei dipinti stilisticamente affini.

L’illustrazione del codice è un alto esempio di espressione artistica che rispecchia il clima culturale del momento in cui è stata prodotta, il passaggio tra la cultura tardogotica e il Rinascimento, il linguaggio figurativo è unitario e riflette lo stesso gusto, la stessa maniera espressiva, dimostrando il fatto che è stato realizzato da un unico artista, il Beato Angelico.

Purtroppo mancano informazioni documentarie sulla storia del manoscritto che risalgono solo alla metà dell’Ottocento quando, nel 1869 arrivò al Museo di San Marco dalla Biblioteca Nazionale dove era arrivato con il fondo della Biblioteca Palatina. Furono già i primi storici dell’arte che si occuparono di questo messale a ipotizzare la sua provenienza dalla Chiesa di San Domenico di Fiesole dove il frate fu presente, senza contare che la figura di San Domenico ha un ruolo particolarmente significativo nel repertorio iconografico delle miniature.

Giunto sino a noi con le carte pesantemente rifilate ai margini, il codice contiene trenta iniziali miniate con scene o figure e fregio che si allunga ai margini, tre iniziali miniate solo con una decorazione fogliata e molte iniziali tracciate a inchiostro blu o rosso, con sottile decorazione “ a filigrana” in colore contrastante.

Una decorazione simile, tracciata a penna, decora alcune righe di scrittura in corrispondenza dei capoversi più importanti , raggiungendo un delicato effetto trinato. La decorazione miniata è ricca ed elegante senza essere sfarzosa.

In alcune carte il fregio si espande e incornicia lo specchio della scrittura sui due lati come alla carta 13v che raffigura San Giovanni Evangelista e alla 33v con l’Annunciazione della Vergine, che potete ammirare nella foto,  mentre in altre è la figurazione ad espandersi; esce dal campo dell’iniziale e trova spazio tra le anse del fregio o in medaglioni e formelle separati dall’iniziale.

 

 

 

 

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