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Gino Severini e la Danza Serpentina

Danza Serpentina

Quando erano nel momento della danza non si vedeva più che un contrasto di bianchi e neri, e uno splendore di grigi, in tutta l gamma dei violetti, verdi e blu”. Gino Severini ricorda così nella sua autobiografia la sua attrazione per gli spettacoli delle ballerine dei locali notturni parigini, un interesse che condivide con altri artisti della Parigi notturna come Degas e Lautrec e che in lui sfocerà in una vera e propria passione e all’affermazione del tema della danza nella sua produzione futurista.

Come nota A. M. Damigella nella voce dedicata a Gino Severini all’interno della grande opera editoriale “Dizionario del Futurismo” pubblicato da Vallecchi in collaborazione con il MART, “ E’ Boccioni con il quale aveva mantenuto rapporti epistolari saltuari , a chiedergli di sottoscrivere il Manifesto dei pittori futuristi (11.2.1910) e il manifesto tecnico ( 11.4.1910). Pur non avendo partecipato alla redazione dei manifesti e non conoscendo Carrà e Russolo, Severini non esita ad aderire poiché non può che condividere il programma modernista, la pittura della luce e del colore puro. Rimane tuttavia estraneo ai fatti del primo futurismo e solo verso la metà del 1911, quando si profila il progetto di una mostra a Parigi, comincia ad avere un ruolo attivo, che non riguarda tanto l’informazione intorno alle novità del cubismo, che i compagni traggono da altre fonti ma un orientamento di massima e indicazioni pratiche”.

Sarà lui infatti a consigliare un viaggio a Parigi e per Boccioni e Carrà sarà una vera e propria guida ad introdurli nelle gallerie e negli studi.

La nostra moderna sensibilità è particolarmente adatta a catturare l’idea di velocità, automobili in corsa, ballerini riflessi nel magico ambiente di luce e colore, sono sorgenti di emozioni che soddisfano il nostro senso dell’universo lirico e drammatico” sono le parole di Severini che accompagnano la presentazione alla sua personale alla Marlborough Gallery di Londra nell’aprile del 1913 poi alla Galleria Der Sturm di Berlino.

Una mostra storica incentrata sulla figura femminile e sulla danza in cui fu esposta “Ballerina blu”, oggi nella Collezione Gianni Mattioli e conservata presso la Peggy Guggenheim a Palazzo Venier dei Leoni, e che nel 2001 ha ospitato una grande rassegna dedicata a “Gino Severini e La Danza 1909-1916” riproponendo lo stesso tema attraverso la ricostruzione del percorso pittorico di Severini e dei suoi contemporanei con prestiti da tutto il mondo e da parte di collezioni pubbliche e private.

Per Severini la danza divenne l’icona della modernità, metafora del dinamismo, sintesi del mondo costruito sul ritmo e sul coinvolgimento fisico e psicologico da parte dello spettatore. Le due rivoluzionarie danzatrici Isadora Duncan e Loie Fuller rappresentarono per Severini la conferma che il movimento espresso attraverso la danza può essere un elemento di modernità e fornire uno stimolo per le ricerche nella pittura d’avanguardia.

Anche la rivista d’avanguardia  “Lacerba” pubblicò nel  numero del 1 luglio del 1914 un disegno di Severini che si ispirava al tema della “Danza serpentina” e che per Vallecchi è stato motivo di ispirazione per una magnifica stilografica gioiello, la “1913” e per una fedele  riproduzione a stampa che con orgoglio vi proponiamo. http://www.vallecchi.it/negozio/danza-serpentina/

 

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