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Al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Omaggio a Elisabetta Sirani che dipinse e disegnò “da gran maestro”

Era tale la velocità e franchezza del suo pennello ch’ella sembrava più leggiadramente scherzare che dipingere”. Il bolognese Carlo Cesare Malvasia che alla sua prematura morte a soli 27 anni la loderà per la “leggiadria senza stento e la grazia senza affettazione” dirà di lei “Io posso ben dire per verità, essermi trovato presente più volte che venutole qualche commissione di quadro, presa ben tosto la matita, e giù postone speditamente in due segni su carta bianca il pensiero ( era questo il solito suo modo di disegnare da gran maestro appunto e da pochi praticato, e nemmeno dal padre istesso) intinto piccolo pennello in acquarella d’inchiostro ne faceva apparire ben tosto la spiritosa invenzione che si poteva dire senza segni disegnata, ombrata, ed insieme lumeggiata tutto in un tempo”.

E’ alla straordinaria figura di Elisabetta Sirani, artista bolognese vissuta tra il 1638 e il 1665 che le Gallerie degli Uffizi hanno dedicato una mostra aperta al pubblico fino al 10 giugno e allestita nella sala Edoardo Detti e nella Sala del Camino dal titolo Dipingere e disegnare “da gran maestro”: il talento di Elisabetta Sirani” a cura di Roberta Aliventi e Laura Da Rin Bettina con il ordinamento scientifico di Marzia Faietti.

Prima di quattro figli di Margherita e Giovanni Andrea Sirani, pittore bolognese e primo assistente di Guido Reni e mercante d’arte, Elisabetta studiò insieme alle sorelle alla scuola del padre ed iniziò a realizzare i primi ritratti già all’età di diciassette anni. La sua produzione prese inizio con i “quadretti da letto”, piccoli dipinti per la devozione privata, soggetti sacri seguiti poi da immagini allegoriche, storiche e bibliche, la loro rappresentazione attraverso iconografie non convenzionali erano anche frutto dello studio attento dei testi letterari presenti nella biblioteca del padre che fu, non bisogna dimenticarlo, uno dei principali fautori della sua fortuna. La pittrice era famosa anche per la sua bellezza che i contemporanei consideravano rappresentasse bene la qualità della sua arte. Dopo aver tratteggiato con schizzi veloci i soggetti da rappresentare li perfezionava con l’acquarello e per allontanare ogni sospetto sulla veridicità delle sue opere spesso le eseguì in pubblico e davanti ai suoi stessi committenti. Una abilità prodigiosa e una sicurezza nella mano che si riscontrava sia nei dipinti che nei disegni e nelle incisioni.

La mostra fiorentina del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi espone 33 opere provenienti da raccolte pubbliche e private, ad accezione dell’ ”Autoritratto come Allegoria della Pittura” del Museo Pushkin di Mosca. La prima parte è incentrata sul contesto in cui Elisabetta visse, attraverso carte d’archivio è possibile ricostruire l’immagine di una pittrice ammirata da tutti e in contatto con le personalità di tutta Europa che riceveva anche  nella sua abitazione. I legami della Sirani con i protagonisti della scena culturale bolognese le permisero di entrare in contatto con la corte medicea di Firenze  e in particolare con il cardinale Leopoldo, uno dei più impostanti collezionisti dell’epoca.

Il suo segno grafico era caratterizzato da un uso sciolto e sicuro del pennello e dell’inchiostro diluito, mentre la linea tracciata a pietra nera e rossa risultava sempre efficace e nella tecnica dell’acquaforte raggiungeva suggestivi effetti atmosferici. Tutta la sua produzione, sia grafica che pittorica è stata oggetto di molti studi a partire da alcuni pioneristici contributi degli anni ’70 fino alle numerose pubblicazioni degli ultimi anni tra cui i gender studies che si riferiscono al fenomeno delle artiste bolognesi.

 

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