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Risplende di azzurro, rosso e oro il Messale de’ Medici della Curia Arcivescovile di Chieti

Una brillante gamma cromatica in cui predominano gli azzurri, il verde, il rosso e l’oro sono caratteristici nella mirabile decorazione del missale festivum conservato presso la Curia Arcivescovile di Chieti e per questo noto anche con il nome di Messale teatino, oltreché Messale de’ Medici e Messale Borgia. L’apparato iconografico interno è rappresentato da un foglio miniato a tutta pagina, la meravigliosa Crocifissione  (f.62v), una miniatura che occupa una metà pagina e ben ventidue iniziali miniate che occupano un quarto della colonna di scrittura, lungo il ricco  bordo inoltre sono inseriti busti di profeti e figure, decorazioni vegetali e floreali.

Secondo la studiosa Maria Luigia Fobelli “ Il codice fu eseguito durante il pontificato di Alessandro VI ( 1492-1503), quando la politica della Santa Sede era di segno antinapoletano – come vale a dimostrare ad evidentia la miniatura con la macabra Morte di Ferrante I ( f.210r) – ed orientata in senso filo francese – come è testimoniato dalla miniatura con il Dono della rosa d’oro ( f. 215 v) : precisamente il messale iniziato dopo il 31 agosto del 1492, giorno dell’elezione cardinalizia di Giovanni Borgia, nel marzo 1494 doveva essere stato completato, poiché le due miniature pochi mesi dopo avrebbero perso di attualità. Le buone relazioni del Papato con la Francia, infatti mutarono repentinamente proprio dopo il mese di marzo e nulla valse a impedire la successiva spedizione di Carlo VIII in Italia: il 31 dicembre 1494 il sovrano francese entrava a Roma e il 12 maggio dell’anno seguente, rivestito delle insegne regali,  faceva il suo solenne ingresso nella cattedrale di Napoli” 

All’allestimento e alla decorazione del manoscritto lavorarono tre maestri principali aiutati da collaboratori, più un quarto a cui si deve la splendida Crocifissione. I tre artisti sono interpreti di quella cultura figurativa umbra che negli ultimi decenni del Quattrocento a Roma aveva il suo fulcro nella bottega del Pinturicchio. Il pittore umbro dopo aver lavorato alla Cappella Bufalini in S. Maria Aracoeli riuscì a garantirsi tutte le commissioni a Roma da parte dei pontefici Innocenzo III e Alessandro Borgia o dai loro più stretti collaboratori, tra cui si ricordano in particolare le decorazioni delle Stanze dell’Appartamento Borgia in Vaticano.

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