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Ptolomei Cosmographia capolavoro miniato nella Firenze rinascimentale

E’ un Tolomeo vestito “alla grecanica”, secondo le indicazioni dell’iconografia del tempo, quello che ci viene offerto nella decorazione della lettera C della parola Cosmographia nell’incipit del I libro della Geografia, che viene ritratto mentre con la destra si accinge a scriverne il testo e nell’altra mano regge la sfera armillare i cui sono rappresentati alcuni dei grandi circoli astronomici e i tropici; è qui che viene formulata la distinzione tra cosmographia e chorographia, “In quo differt cosmographia a chorographia” come recita il titolo.

La Ptolomei Cosmographia, non va certo dimenticato, è un capolavoro anche dal punto di vista della miniatura fiorentina che ebbe nella bottega dei due fratelli Gherardo e Monte di Giovanni uno dei momenti più alti nella storia della miniatura alla fine del Quattrocento. Secondo uno studio di Annarosa Garzelli le decorazioni delle carte I v – III r sarebbero attribuite ai due fratelli, celebri miniatori e mosaicisti nella Firenze del periodo ma c’è chi, come Giovanna Lazzi che avrebbe formulato un’ipotesi alternativa secondo cui l’impianto decorativo e il gusto cromatico potrebbero rinviare ad altra bottega, altrettanto importante, quella di Francesco Rosselli al quale Martello era molto legato per l’incisione e la stampa di alcune carte regionali e di un planisfero.

Le complesse miniature della c.2r che contiene la lettera dedicatoria di Iacopo Angeli a papa Alessandro V in cui compare nell’iniziale della prima frase “Ad tempora Claudii Ptolomei” la figura di Iacopo Angeli da Scarperia che offre la sua traduzione al pontefice, intendono celebrare la figura del condottiero Carlo Maria Vitelli destinatario e committente del codice, attraverso citazioni classiche  tratte da monete romane, fregi dei sarcofagi e in particolare degli affreschi della Domus Aurea scoperti intorno al 1480.

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Come nota lo studioso Angelo Cattaneo autore del poderoso saggio che accompagna l’edizione in facsimile realizzata da Vallecchi del codice conservato nel Fondo manoscritti della  Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze “I fratelli Monte e Gherardo di Giovanni divennero divulgatori presso la successiva generazione di miniatori fiorentini delle suggestioni pittoriche e cromatiche legate alla riscoperta avvenuta a Roma intorno al 1480, dei sotterranei affrescati della Domus Aurea neroniana, sotto i restauri delle terme di Traiano. Il ritrovamento di questi antichissimi affreschi aprì un nuovo capitolo tecnico-artistico, non solo per la pittura, ma anche per la miniatura rinascimentale. Nella corrente di interessi archeologici che caratterizza il Quattrocento, la riscoperta della Domus Aurea introdusse i maestri più sensibili nell’universo pittorico e artistico dei romani. La Domus Aurea rivelava loro i colori e le tecniche pittoriche dell’antichità che diventeranno fondamentali per l’innovazione cromatica e la nuova ricchezza di repertori che si registra nella miniatura di fine Quattrocento e di cui Gherardo e Monte furono importanti protagonisti.

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Nella decorazione della cornice alla c.2r, riprendendo i motivi classici di Roma vittoriosa, i due miniatori la raffigurano seduta su un cumulo di armi, un’immagine tipica delle monete imperiali dell’epoca di Nerone, in omaggio al valore e alla capacità di comando del Vitelli, mentre nel tondo in fondo a destra l’immagine del vitello evoca il nome della famiglia. Anche le figure a torcia che si trovano negli angoli in alto a sinistra e a destra richiamano il repertorio funerario antico come anche l’immagine dei prigionieri legati che rappresentano l’altra faccia della vittoria, “il nemico vinto e prigioniero, prossimo alla disumanità della natura e maligno”.

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