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Orchestrion, la musica al servizio del tempo, alle origini dell’orologio

Gli sportelli sono aperti e lasciano intravedere all’interno gli ingranaggi dai quali uscirà l’amata melodia. La duchessa di Parma infatti, che amava la musica e in particolare quella di Bellini, vi fece installare un’aria tratta dal Rondò finale de “La Sonnanbula”. Era il 1831 e il monumentale Orchestrion eseguito da “Christian Seyffert in Wien” autore anche del meccanismo del fortepiano, allo scoccare di ogni ora avrebbe riprodotto la celebre aria tramite un organo a canne di legno e un fortepiano. Siamo a Palazzo Pitti e  il superbo Orchestrion davanti a noi è  uno dei pochi esemplari esistenti al mondo, una delle tante meraviglie che fanno parte della prestigiosa collezione  di orologi che vanno dal XVII al XIX secolo che  è stata oggetto della mostra “Tempo Reale e tempo della Realtà”,  chiusa lo scorso marzo.

L’autore dell’imponente strumento, il mobile misura infatti 215x144x58 cm., Christian Seyffert, fu un affermato orologiaio attivo a Vienna durante la prima metà dell’Ottocento, quando nella capitale dell’impero si diffuse l’interesse per gli automi con suoneria e per organi a rullo per i quali, gli stessi Mozart e Beethoven avevano composto delle musiche. Seyffert, oltre a realizzare l’orologio, fu autore anche del fortepiano che collegato all’orologio riproduceva alcuni brani musicali secondo orari prestabiliti, musiche che, come detto, dopo il 1831 furono sostituite dall’aria di Bellini che debuttava quell’anno e che era particolarmente gradita dalla duchessa di Parma.

Grazie però a un recente restauro, sul mantice dell’organo è stata rinvenuta la data del 1821 che consente di collocare cronologicamente il mobile e tutta la sua meccanica entro quell’anno. E’ solo uno dei pezzi straordinari della collezione di orologi conservata a Palazzo Pitti, una delle più prestigiose al mondo  che vanta oltre duecento esemplari, storicamente legati al palazzo o acquisiti in seguito a donazioni museali, tra segnatempo, strumenti scientifici, orologi solari, orologi personali, un viaggio nelle forme del tempo nelle varie epoche in cui la reggia fiorentina venne abitata dalle dinastie medicea, lorenese e sabauda.

Studiati per lo più come parte dell’immenso patrimonio di arredi ed opere d’arte di Pitti, gli orologi, testimoni silenziosi dello scorrere degli eventi, furono importanti per poter regolare i ritmi della vita a corte, oltre che simboli di prestigio per chi li possedeva. La mostra è stata un’occasione per apprezzarne la straordinaria qualità sia dal punto di vista tecnico scientifico che da quello storico artistico. Inseriti in un suggestivo e spettacolare allestimento, i segnatempo in mostra hanno documentato stili di epoche diverse, ed i gusti di coloro che si succedettero sul trono del Granducato di Toscana.

Dalla sobria eleganza della religieuse decorata con lo stemma mediceo e con la mostra sorretta dalla figura alata e barbuta, allegoria del tempo, all’orologio raffigurante una maestosa Aurora, ogni pezzo ha dimostrato quanto fosse importante dare al tempo una materializzazione simbolica. Il quadrante diviene così il centro di una composizione che avvolge l’incessante girare delle lancette; principali fonti di ispirazione per gli artigiani che decoravano questi manufatti furono le divinità mitologiche, personificazione di idee astratte legate allo scorrere delle ore, ma anche animali dal significato metaforico, come nell’esemplare di orologio da mensola allocato sul dorso di un elefante, simbolo di pazienza e longevità.

Il corpus di segnatempo di Palazzo Pitti trova un perfetto completamento grazie alle donazioni, da parte di collezionisti di importanti gruppi di orologi da persona, pervenute al Museo del Tesoro dei Granduchi a partire dal 1929. Questa tipologia di orologi si impose in maniera significativa a partire dai primi anni dell’Ottocento, per divenire sinonimo di eleganza sia maschile che femminile.

Oggetto funzionale, ma allo stesso tempo ornamento prezioso, l’orologio da indossare è un accessorio che muta di pari passo con il cambiamento sociale in atto alla fine del XIX secolo e che giunge alla sua metamorfosi definitiva con l’orologio da polso, così fondamentale per i nuovi, frenetici ritmi della vita nell’epoca moderna.

La mostra a cura, come il catalogo edito da Sillabe, di Enrico Colle e Simonella Condemi, è stata promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei.

 

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