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Il Codice Valois. Un manoscritto per il regale esilio dei figli di Carlo V

E’ sempre una grande emozione quando un’opera riceve le attenzioni della stampa, lo è ancor di più quando si tratta della stampa specializzata come nel caso di Alumina la prestigiosa rivista diretta da Gianfranco Malafarina che dal 2003 dedica le sue pagine interamente ai manoscritti, ai codici miniati, a tutti quei segreti che stanno dietro le tecniche dell’ ars illuminandi, e che nell’ultimo numero, in uscita in questi giorni,  ha voluto dedicare un ampio servizio all’edizione in facsimile del Codice Valois.

A parlarne è Annalisa Bellerio, scrittrice, saggista e storica dell’arte che percorre le vicende storiche che dettero vita alla realizzazione del regale manoscritto, oltre ad approfondire l’analisi delle miniature contenute nel manoscritto casanatense che ne fanno uno dei capolavori dell’arte miniata rinascimentale proveniente dall’atelier di Tours.

Com’è noto, il sontuoso evangelistario fu commissionato nel 1526 dalla madre, la regina Claudia di Francia, per completare l’educazione religiosa di Francesco I Delfino di Francia , all’epoca un bambino di soli otto anni, durante l’esilio nel quale fu condotto insieme al fratello Enrico più piccolo di un anno, destinato invece a salire al trono, a causa della sconfitta di Pavia subita dal padre, Carlo V. Manoscritto che tra il Sette e Ottocento sarà acquisito dalla Biblioteca Casanatense dove ancora oggi  si trova custodito.

Come nota Annalisa Bellerio “ Al lavoro dei vigneteurs si accosta quello dei miniatori, autori dell 96 immagini di piccole dimensioni attraverso cui si snoda il racconto visivo. Semplici e ripetitive nei particolari delle vesti e dei gesti attraverso i quali ogni personaggio è reso riconoscibile sono incentrate sulla figura di Cristo, di dimensioni maggiori rispetto agli astanti, supremo maestro in gesto benedicente o col dito levato in segno di monito… Particolare attenzione è però dedicata, evidentemente non a caso, anche agli episodi dell’infanzia di Gesù, con l’intento di colpire con più forza l’immaginazione dei giovani principi. Del resto la scelta dei soggetti e la loro aderenza al testo sacro conferma come all’intero apparato iconografico avesse sovrinteso un esperto di liturgia, che decise a quali episodi e dettagli dare particolarmente rilievo”.

Gli eventi principali che scandiscono l’anno liturgico sono rappresentati in magnificenza grazie a quattordici pagine miniate dove forse è da intravedersi la presenza di più mani, scene racchiuse in sontuose cornici di tipo architettonico o naturalistico con una profusione di elementi botanici e zoologici densi di simbologie, dove la ricorrente presenza dei gigli di Francia e del delfino guizzante sta a ricordare il nobile casato e il destino regale che lo attende.

Particolarmente ricercati sono i dettagli relativi all’abbigliamento dei personaggi ritratti “ Cristo, la Vergine e i santi – osserva Annalisa Bellerio – sono vestiti all’antica, immediatamente identificabili e collocati in una dimensione al di fuori del tempo, mentre gli astanti e i personaggi secondari sono abbigliati secondo la moda dell’epoca , calando la scena in un presente dai contorni riconoscibili a cui i regali rampolli sono chiamati a prendere parte… La descrizione accurata di elementi tipici dell’ambiente cortigiano è volta a evocare nei piccoli principi memorie dirette e personali: un ricco baldacchino, frequente nelle dimore patrizie e negli apparati cerimoniali, come nella processione del Corpus Domini; i ricercati copricapi delle dame, il pomposo abbigliamento dei personaggi di rango. L’intento è quello di accostare all’insegnamento della dottrina il ricordo della patria lontana, delle lussuose dimore  regali in cui i due rampolli sono cresciuti, dei rituali a cui sono abituati.

Come sottolinea Giovanna Lazzi nel commentario all’edizione in facsimile “ Nulla doveva mancare, pur nella prigionia, ad assicurare ai reali rampolli una permanenza in suolo straniero che, comunque, li preparasse al loro destino di regnanti. Soprattutto non dovevano dimenticare che la loro famiglia sedeva sul trono di Francia. L’ombra dei gigli d’oro avrebbe custodito il loro futuro!”

 

 

 

 

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