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Firenze e la grande tradizione dell’arte orologiaia, il 25 marzo del 1353 il primo orologio pubblico

Il 25 marzo del 1353 a Firenze sulla torre di Palazzo Vecchio, all’epoca Palazzo dei Priori, venne istallato il primo orologio pubblico della città ad opera di Niccolò di Bernardo, fiorentino che aveva la sua bottega in una strada che da quel momento divenne Via dell’Oriolo e sede di una dinastia di maestri orologiai, un vanto per la nostra città in cui l’arte orologiaia ha così antiche origini.

Un secolo dopo infatti, nel 1443, il nipote, Angelo  di Niccolò venne incaricato di costruire l’orologio meccanico per Santa Maria del Fiore, si tratta del più antico orologio meccanico esistente e tra i pochi ancora funzionante, collocato in un’intercapedine tra la facciata esterna e quella interna della Cattedrale, segna il tempo secondo il sistema dell’Ora Italica, misurando il giorno da un tramonto all’altro.

Dopo pochi decenni dalla sua costruzione, il congegno,un sistema di pesi e contrappesi, ebbe bisogno di essere riparato e di questo si occuparono i Della Volpaia, una famiglia di orologiai e scienziati, prima Lorenzo e poi il figlio Camillo che tra il 1546 e il 1547 lo rifece completamente. Nei secoli poi seguirono altri interventi fino a quando nel 1688 l’Opera di Santa Maria del Fiore decise di sostituire il meccanismo con uno nuovo dotato di pendolo che rimase in funzione fino al 1761, anno in cui l’orologiaio fiorentino Giuseppe Borgiacchi cambiò la macchina con quella che fino ad oggi è in funzione. In quella occasione il quadrante che era stato decorato dall’artista rinascimentale Paolo Uccello venne modificato da 24 a 12 ore e la lancetta originaria sostituita.

Quaranta anni fa, l’orologio meccanico grazie a un intervento di restauro che ha riportato alla luce il bellissimo quadrante è tornato all’antico funzionamento meccanico e la lancetta compie un giro di 24 ore a partire dal tramonto  con movimento antiorario, secondo la rappresentazione che emulava il movimento dell’ombra dello gnomone sulle meridiane verticali. Le ore sono quelle all’Italiana e ad indicarle è una stella ellittica che l’artista usava nei suoi dipinti per raffigurare la cometa della natività, allusione a Cristo “Lux mundi” mentre i quattro Evangelisti si trovano agli angoli del grande quadrato.

Nel 1445 invece fu Filippo Brunelleschi, architetto, ingegnere, orafo, sculture ma anche abile orologiaio che costruì per la torre del Palazzo dei Vicari di Scarperia un orologio che ancora oggi si trova conservato nel Museo all’interno di Palazzo dei Vicari di cui abbiamo già avuto occasione di parlare in passato. Composto da due parti meccaniche distinte tra loro, la parte del tempo, formata da tre ruote e la parte della suoneria composta da tre ruote e un rocchetto che regola la velocità della battuta, la ricarica dei pesi avveniva tramite quattro leve azionate manualmente da “temperatore”, il quadrante originale, oggi non più esistente, aveva una forma quadrata con il cerchio orario suddiviso in 24 sezioni secondo la maniera dell’ora italica.

Capostipite di una grande famiglia di orologiai, Lorenzo Della Volpaia che era anche architetto, orafo e matematico, si guadagnò la fama con la costruzione dell’Orologio dei pianeti che venne commissionato da Lorenzo il Magnifico come regalo per il re d’Ungheria Mattia Corvino ma poi donato alla Signoria per essere collocato nella Sala dell’Orologio, oggi Sala dei Gigli, a Palazzo Vecchio. L’orologio venne restaurato nel 1560 da Girolamo della Volpaia e collocato nella sala della Guardaroba che Cosimo I fece allestire come “Sala della cosmografia”, smantellato e distrutto nel XVII secolo, l’orologio è oggi noto attraverso una ricostruzione di Alberto Gorla e Giuseppe Brusa conservata presso il Museo di Storia della Scienza di Firenze.

 

 

 

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