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Dedicata a Pirandello, figlio del Caos, una stilografica da collezione in Lava dell’Etna

“Ricordo che da bambino avevo piena fiducia che avrei potuto farmi intendere da chiunque. Un’ingenuità che naturalmente mi costò amarissime delusioni. Ma di qui trassi lo stimolo ad affinare le mie facoltà espressive, e anche il bisogno di studiare gli altri per rendermi conto di coloro con cui avrei avuto a che fare: – scrive Luigi Pirandello il 23 giugno del 1935, a pochi mesi dalla morte, in una rara pagina autobiografica comparsa sull’Illustrazione italiana – fermo sempre nella fede incrollabile di poter comunicare quando che sia tutto a tutti. E per questo posso dire d’aver lavorato da allora. Piccino, mi tornava difficile persino con mia madre; e con mio padre mi appariva impossibile non già mentre mi ci preparavo, ma all’atto della prova, che il più delle volte finiva miseramente. Molto debbo a lui, come artista, per le angosce spasimose di quei momenti”.

Lo stesso luogo di nascita, la famiglia e le sue vicende, l’adolescenza vissuta, sono tutti momenti che sembrano preludere a quelli che saranno i temi della sua opera creativa. Luigi Pirandello era nato il 28 giugno del 1867 in una contrada chiamata “Il Caos” nei pressi di quella che una volta si chiamava Girgenti, ovvero Agrigento, in un casolare di campagna di proprietà del padre dove la sua famiglia si era rifugiata a causa di una epidemia di colera.

Lo stesso Pirandello ne parlerà in un frammento autobiografico apparso sulla Nuova Antologia il 16 giugno del 1933 in cui dice “ …io dunque sono figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco, denominato in forma dialettale, Càvuso dagli abitanti di Girgenti…corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco Χάος”.

Termine che sta ad indicare l’entità primigenia secondo la Teogonia di Esiodo, il complesso degli elementi indistinti che precedono la costituzione del mondo e che Pirandello intende così puntualizzare mettendo in risalto il richiamo alle componenti magmatiche nella sua ispirazione e che trovano la ragione nelle sue origini siciliane e in particolare alle antiche origine doriche della terra, periodo storico che vide la presenza di miti e riti a carattere esoterico.

La nascita stessa di Pirandello è stata paragonata dalla critica a quella dei personaggi dei suoi romanzi, Mattia Pascal, Serafino Gubbio e Vitangelo Moscarda protagonista di “Uno, nessuno e centomila”, io narrante in prima persona e destinato ad arrivare ad una sorta di straniamento dalla vita e da se stesso. E’ al grande autore Premio Nobel nel 1934 che è stata dedicata una stilografica da collezione realizzata in Lava dell’Etna, un materiale dalle straordinarie caratteristiche fisiche alle quali si aggiungono un’estetica e uno stile elegante e soprattutto una eccezionale funzionalità che lo rende uno strumento per la scrittura quotidiana.

Virtualmente infrangibile e con un alta capacità di assorbire gli urti, ignifuga, igroscopica con un feeling pastoso al contatto, sono gli elementi che  fanno della stilografica “Luigi Pirandello” uno strumento altamente innovativo nel campo della scrittura. Le parti metalliche sono in argento, lo stantuffo di riempimento in titanio, mentre sulla stilografica è montato un esclusivo pennino Palladio 23 Kt 920 Dreamtouch che non necessita di pressione per scrivere, ma traccia con dolcezza le parole per una scrittura che non avete mai immaginato ma che assolutamente merita di essere conosciuta.

 

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