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Dedicato a Boccioni, nell’anno del centenario Vallecchi lo celebra con una stilografica

Stilografica 1916 - Umberto Boccioni

E’ uno dei più grandi artisti conosciuti a livello internazionale, sue opere sono conservate nelle collezioni museali più prestigiose al mondo come il MoMA e il Gugghenheim  di New York ed è uno dei più importanti esponenti del Futurismo, il movimento artistico fondato da Filippo Tommaso Marinetti, al punto che le  sue ricerche sono state in grado di influenzare in maniera determinante lo sviluppo della pittura e della scultura nel corso del  XX secolo.

Umberto Boccioni è uno dei protagonisti dell’arte del Novecento e Vallecchi ha voluto celebrarlo quest’anno nella ricorrenza dei cento anni dalla morte, avvenuta il 16 agosto del 1916 a soli trentaquattro anni, con una stilografica da collezione in tiratura limitata di soli cento esemplari.

Nato nel 1882 a Reggio Calabria, si trasferisce a Roma nel 1901 dove studierà disegno all’Accademia di Belle Arti insieme a Gino Severini, mentre da Giacomo Balla sarà introdotto alla tecnica della pittura divisionista. Nel 1907 Umberto Boccioni si trasferisce a Milano dove entra in contatto con Carlo Carrà, Luigi Russolo e Filippo Tommaso Marinetti, prende parte alla stesura ed è tra i firmatari del “ Manifesto dei pittori futuristi” dell’11 febbraio 1910 a cui farà seguito l’11 aprile dello stesso anno il “Manifesto tecnico della pittura futurista”.

 Nel febbraio del 1912 insieme a Marinetti, Balla, Severini, Carrà, Russolo è a Parigi alla Galerie Bernheim per la “Prima Esposizione di pittura futurista”, nella celebre foto che li ritrae insieme, elegantemente vestiti è il più giovane alla sinistra di Marinetti con il cappello a bombetta leggermente sollevato. Nella prefazione al catalogo della mostra che porta la firma dei cinque artisti si legge “ E oggi possiamo affermare senza alcuna boria che questa prima Esposizione di Pittura futurista a Parigi è la più importante manifestazione dell’arte italiana, da Michelangelo ad oggi. Noi siamo infatti dopo secoli di letargo, i soli giovani italiani che veramente si preoccupino di rinnovare la pittura e la scultura del nostro grande paese, obbrobriosamente disonorate dalla più vile apatia intellettuale e dal commercialismo più spudorato”.

Una mostra destinata poi ad altre sedi, Londra, Berlino, Bruxelles e che farà del movimento futurista un fenomeno dirompente e dalla portata internazionale. Nell’aprile del 1912 pubblica il “Manifesto tecnico della scultura futurista” a cui farà seguito la mostra parigina nella Galerie La Boetie nel giugno 1913 con la  “Prima Esposizione di scultura futurista”. Nel 1914 pubblica il suo celebre libro “Pittura scultura futuriste”, documento programmatico unico dell’avanguardia artistica italiana,  ricomparso integralmente nella Biblioteca Vallecchi diretta da Luigi Baldacci, nel 1977 che l’artista dedica “Al genio e ai muscoli dei miei fratelli Marinetti Carrà Russolo che tutto sacrificarono con me per la grande Azione futurista, lottando di giorno nel cerchio furente degli odi e delle calunnie passatiste e creando nelle notti elettriche di Milano e di Parigi la grande atmosfera d’avanguardia antitradizionale e dinamica che deve svecchiare l’Italia e il mondo esasperandone la velocità spirituale”.

E’ una delle firme di punta della rivista futuristaLacerbadi cui ricordiamo l’articolo pubblicato il 1° marzo del 1914 dal titolo “Il cerchio non si chiude” scritto in polemica con Giovanni Papini, due espressioni divergenti e inconciliabili di intendere la sperimentazione e l’avanguardia e che lo porterà a lasciare definitivamente la rivista, mentre di lì a poco, in pieno conflitto mondiale si compirà il suo tragico destino per una accidentale caduta da cavallo durante un’esercitazione nei pressi di Verona.

 

 

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