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Boccioni e la ricerca del ritmo plastico puro

Nel marzo del 1914 la Galleria Gonnelli a Firenze ospita la mostra di Scultura futurista del pittore e scultore futurista Umberto Boccioni che fa seguito a quella di Lacerba sulla Pittura futurista tenutasi dal novembre del 1913 al gennaio 1914. Le mostre fiorentine, nella sede della libreria Gonnelli, hanno all’epoca un grande successo, una gran folla di visitatori, di ogni cultura e ceto accorrono per vedere le opere futuriste e stimolano,  un grande critico, allora poco più che ventenne, Roberto Longhi che lo stesso anno uscirà con una monografia dedicata alla Scultura futurista di Boccioni pubblicata dalla Libreria della Voce che con le sue tavole fotografiche rimane un documento essenziale per comprendere l’opera scultorea di Boccioni, che come sappiamo per gran parte andata distrutta.

Anche per Boccioni la mostra fiorentina sarà considerata importante per la sua affermazione in Italia, esposizione che arriva dopo la sua personale parigina alla Galleria La Boetie nel giugno del 2013  e  quella alla Galleria Sprovieri di Roma, riproponendo le stesse sculture e gli stessi disegni esposti in precedenza.

Le sculture in gesso recano appoggiate sulla base un cartellino con scritto “Boccioni Futurista” è così che il maestro ha iniziato a firmarsi, sono “Testa + casa + luce” del 1912, “ Vuoti pieni astratti di una testa” 1912, “ Antigrazioso” 1912-1913, “ Forme forze di una bottiglia” 1913, “ Forme uniche della continuità dello spazio” 1913, tra i disegni il bellissimo Studio per “ Vuoti e pieni astratti di una testa” conservato all’Estorick Foundation di Londra e attualmente in mostra agli Uffizi per “Scoperte e Massacri- Ardengo Soffici e le avanguardie a Firenze”.

Sarà lo stesso Boccioni a fornire un testo al catalogo della mostra, già pubblicato sulle pagine di Lacerba, in cui afferma di essere spinto “ a cercare in scultura, non già la forma pura, ma il ritmo plastico puro, non la costruzione dei corpi, ma la costruzione dell’azione dei corpi. Non già quindi come nel passato, un’architettura piramidale, ma un’architettura spiralica. Un corpo in moto non è dunque per me un corpo studiato fermo e poi reso come in movimento, ma un corpo veramente in moto, cioè una realtà vivente, assolutamente nuova e originale. Per rendere un corpo in moto, io non do certo la sua traiettoria, cioè il suo passaggio da uno stato di riposo, ad un altro stato di riposo ma mi sforzo di fissare la forma che esprima la sua continuità nello spazio”.

 

 

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