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La “Lapidazione di Santo Stefano” di Zanobi Strozzi nel Ms.515

Zanobi Strozzi Ms.515 c 5r Lapidazione di Santo Stefano

Il 18 febbraio del 1455 moriva il pittore Guido di Piero, uno dei padri del Rinascimento fiorentino, universalmente noto con il nome di Beato Angelico. Avviato sin da giovane alle arti figurative aveva preso i voti intorno al 1420 continuando ad esercitare la sua attività entro le mura del convento di San Domenico a Fiesole, da dove la sua fama si diffuse anche al di fuori dell’ambiente monastico.

Fra’ Giovanni da Fiesole, poi conosciuto già a metà del Quattrocento con l’appellativo “Angelico” per illustrarne l’arte, la personalità, la spiritualità e l’eleganza formale e celebrato nei secoli per gli affreschi e le splendide annunciazioni della maturità, seppe dimostrare una perfetta padronanza dei mezzi pittorici anche nel campo dell’illustrazione libraria, dove fu protagonista di una vera e propria rivoluzione in senso rinascimentale.

Ne è straordinaria testimonianza il Messale di San Domenico, prezioso codice pergamenaceo le cui tavole miniate dall’Angelico, sono state riprodotte per la prima volta a grandezza naturale in un’edizione per bibliofili realizzata con raffinate tecniche a stampa senza retino e l’applicazione dell’oro a caldo. Un volume prestigioso ed esclusivo a tiratura limitata e garantita di 600 copie che solo una casa editrice di consolidata esperienza come Vallecchi poteva realizzare.

Il volume è arricchito anche da una serie di carte tratte da alcuni corali realizzati da Zanobi Strozzi per volere di Cosimo I e destinati alla Biblioteca del Museo di San Marco. Dal Messale 515 è stata selezionata la c. 5r in cui viene raffigurata la “Lapidazione di Santo Stefano” che la chiesa ricorda il 26 dicembre. Il martirio del santo è raffigurato nel fondo della lettera. Con la figura centrale del martire e tre soldati che scagliano le pietre, mentre tre anziani in secondo piano sembrano guardare e commentare la scena.

La figura del santo, in veste blu da diacono ornata dal pettorale arancione con decorazione a racemi e dai bordi delle maniche e del collo, anch’essi arancioni, con scrittura cufica, si erge nella sua plasticità, mentre i diversi atteggiamenti dei soldati danno il movimento alla scena e si contrappongono alla ieraticità del martire. Il paesaggio è rappresentato in maniera fiabesca, con una siepe di rose gialle in primo piano, le mura di una città appena dietro la scena e un digradare di montagne azzurrine con paesini arroccati sui pendii e castelli sulle cime.

Il corpo della lettera in colore rosa è decorato da una cornice con piccole losanghe e stretto da piccoli anellini rossi da cui si diparte la decorazione fogliata, alle foglie della coda si intrecciano due uccelli fantastici che sembrano mimetizzarsi all’interno della decorazione del fregio che in basso si conclude con un putto alato con l’arco e le frecce intento a cacciare l’uccello sovrastante.

L’edizione in facsimile Vallecchi è arricchita da importanti contributi a cura della dottoressa Magnolia Scudieri, ex direttrice del Museo di san Marco a Firenze, della professoressa Maria Grazia Ciardi Duprè Dal Poggetto e dalla dottoressa Maria Paola Masini.

 

 

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