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Aspettando il Natale…con il Codice Valois

Come più volte sottolineato l’Evangelistario fatto realizzare dalla Regina Claudia per il figlio Francesco I , Delfino di Francia doveva seguirlo nel suo esilio per completare in questo modo la sua educazione religiosa. Un manoscritto particolarmente ricco, data la regale commissione, di illustrazioni e con ben quattordici miniature a tutta pagina che illustrano gli episodi più importanti dei Vangeli. Tra questi ci soffermiamo su quella dedicata alla Natività (c. 6v) che segue le due vignette che introducono la nascita del Messia e che sono dedicate a Il viaggio verso Betlemme e l’Annuncio ai pastori di cui ne prosegue il racconto figurato.

Ritroviamo infatti in questa elegante piena pagina i pastori e l’angelo in posizione diversa mentre in primo piano è il Bambino disteso sulla paglia e senza alcun velo per coprirlo, con il bue e l’asino orientati sul suo volto, così come vuole la tradizione iconografica di Gesù che nasce nella mangiatoia. La Madonna è in ginocchio in adorazione davanti a lui, veste violacea e manto celeste, così come Giuseppe con una lunga veste rossa e un mantello azzurro, genuflesso e appoggiato a un bastone.

Il paesaggio che fa da sfondo alla sacra rappresentazione è alla fiamminga, con le alture azzurre in lontananza, movimentato da gruppi di rocce scabre mentre un’ elegante architettura di stile classico fa da sostegno al tetto di legno ricoperto con la paglia. Come nota la D.ssa Giovanna Lazzi che ha curato la maggior parte dei saggi contenuti nel commentario all’edizione in facsimile del Codice Valois e in particolare ne ha studiato l’intero apparato iconografico delle miniature “ E’ assai comune, già dalla fine del Quattrocento, rappresentare la grotta o la capanna, dove si svolge la scena sacra, come un edificio composito, che unisce alla tipologia tradizionale del povero rifugio della Sacra famiglia – alluso appunto dalla capanna, di cui di solito è evidente lo spiovente del tetto impagliato – anche elementi architettonici tratti dal mondo antico. L’allusione è teologicamente chiara: Cristo nasce nel momento più florido della gloria di Roma ma porta un nuovo impero e sulle rovine del paganesimo sorgerà la rivelazione, la fede nuova e vera”.

L’edificio marmoreo con le colonne e gli eleganti capitelli fa da sfondo alla Madonna e a San Giuseppe che hanno un solido impianto volumetrico, mentre la caduta dei panneggi è resa attraverso leggere lumeggiature dorate.

Tutta la scena della Natività è inquadrata in una ricca edicola architettonica nei colori dell’oro che pare simulare un dipinto posto sulla mensola di un altare che si offre ai fedeli per la contemplazione e l’adorazione. Sui due pilastri poggiano una serie di agili colonne decorate che sorreggono il ricco fastigio.

Sulla lunetta che in alto conclude l’edicola troviamo due delfini che alludono alla destinazione del manoscritto, appunto il Delfino di Francia, mentre la conchiglia che li sorregge, oltre ad essere uno sfruttato motivo decorativo è simbolicamente legato alla figura della Madonna, che quale perla celeste è contenuta nella valva, così come una Venere celeste.

Il testo che introduce il Vangelo di Giovanni si trova inserito all’interno di un cartiglio arrotolato da una parte, conferendo così all’immagine una nota di vivace realismo.

 

 

 

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