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“Angelico et vezoso et divoto et ornato molto con grandissima facilità”

Nato in Mugello, nei pressi di Vicchio, qualche anno prima del 1400, con il nome di Guido di Piero, il Beato Angelico a ragione viene considerato uno dei padri del Rinascimento Fiorentino. Sin da ragazzo avviato alla pittura entrò nel convento di San Domenico a Fiesole intorno al 1420 e ben presto la sua fama iniziò diffondersi anche al di fuori dell’ambiente monastico, conosciuto come fra’ Giovanni da Fiesole è grazie a Cristoforo Landino che nel 1481 lo descrisse quale “angelico et vezoso et divoto et ornato molto con grandissima facilità” mettendo così a fuoco l’intento religioso che presiedeva alla rappresentazione della realtà e della bellezza naturale quale sintesi dell’infinità bontà di Dio.

Una perfetta e compiuta visione del mondo e dell’arte sostenuta da una capacità di esprimersi attraverso i molteplici mezzi, dalla tempera su tavola a, alla pergamena, dalla miniatura all’affresco. E’ ormai riconosciuto dagli studiosi che l’Angelico legò la sua fama proprio nell’esecuzione dell’affresco, come ben testimonia il ciclo nel Convento di San Marco a Firenze, che al suo tempo era unito al Convento di Fiesole, dove il frate aveva il ruolo di Sindaco, ma fu nella miniatura che rivelò una straordinaria abilità nel mantenere, nonostante le ristrette dimensioni di un capolettera, la giusta spazialità, il corretto senso delle proporzioni e una cura estrema dei dettagli, sia descrittivi che espressivi.

Secondo gli studiosi il Beato Angelico avrebbe svolto nella miniatura un ruolo analogo al Masaccio in pittura, essendo stato colui che più di ogni altro cercò di inserire in un’arte complessa come quella dell’illustrazione dei codici, le nuove concezioni di spazio e di predominio della figura umana che caratterizzano l’epoca del Rinascimento. Particolare era la propensione a raccontare “storie”, come nella splendida miniatura della Conversione di S. Paolo alla c.21r del Messale 558 del Museo di San Marco,  che diventavano l’occasione per rappresentare lo spazio, sia attraverso ardite architetture contemporanee che attraverso il selvaggio ambiente naturale, senza contare che dal punto di vista religioso la rappresentazione delle “storie” è sempre stato il mezzo più efficace per svolgere la funzione educativa affidata alla pittura e al tempo  corrispondere  alle esigenze dell’osservanza domenicana.

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