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Un codice per la Cappella Sistina : il Messale Borgia

Messale Borgia

Commissionato alla fine del XV secolo da Giovanni Borgia, nipote di Papa Alessandro VI per celebrare la sua nomina a cardinale, il Messale Borgia, oggi conservato negli archivi della Curia arcivescovile di Chieti è uno dei primi messali festivi giunti sino ai nostri giorni e redatto secondo le norme del cerimoniale del 1488 ed è considerato uno dei più significativi manoscritti liturgici del XV secolo. Realizzato dai calligrafi esperti con ogni probabilità appartenenti alla scuola umbra, che nella Roma di fine Quattrocento era rappresentata dalla bottega del Pinturicchio, faceva parte dei codici della Cappella Sistina, riservati esclusivamente al Papa, ai cardinali e ai prelati per le messe solenni nella cappella pontificia.

E’ infatti il cartiglio in rosso con lettere in oro, posto al centro della cornice superiore che ci indica il contenuto e la destinazione dell’importante messale, l’attuale Cappella Sistina, luogo delle celebrazioni liturgiche dove alla fine del Quattrocento i pontefici tenevano le cosiddette capellae papales,  le messe solenni e i vespri celebrati in presenza dei cardinali, dei vescovi e degli abati che facevano parte della curia.

Dal punto di vista storico- liturgico si tratta di un Messale festivo importante in quanto le rubriche attestano lo svolgimento dei riti secondo il Cerimoniale della Curia romana che si rifà alla prima redazione, quella presentata a Innocenzo VIII, il primo marzo del 1488 da Agostino Patrizi Piccolomini, maestro delle cerimonie del Papa e membro del Collegio della Cappella Pontificia.

I formulari delle messe cardinalizie contengono, non solo le preghiere, le letture e i canti specifici della festa, ma anche le preghiere, le intonazioni del Gloria e del Credo, le prefazioni e le benedizioni che fanno parte del canon missae e che il cardinale celebrante doveva pronunciare, recitare o cantare ad alta voce. Un libro liturgico quindi adattato dal suo compilatore alle esigenze specifiche dei cardinali incaricati di celebrare le messe in presenza del papa e seguendo le prescrizioni del cerimoniale in vigore.

La scansione di ventitré delle funzioni liturgiche è identificabile, oltreché dai titoli delle feste e dalle annotazioni sulla scelta dei vari testi e sullo svolgimento delle azioni, soprattutto grazie alle miniature inserite nei fogli di apertura decorate riccamente con una brillante gamma cromatica e meravigliosi fregi fitomorfi.

In merito all’allestimento e alla decorazione del manoscritto, furono quattro i maestri principali che vi lavorarono e che manifestarono la stessa cultura figurativa umbra anche se nel complesso apparato decorativo all’interno si distinguono tre diverse tipologie ascrivibili a tre diverse aree figurative: quella floreale di ambiente umbro-fiorentino, quella più naturalistica di origini fiamminghe, e una terza tipologia ornamentale con la decorazione a candelabra di origine umbro- romana. Da rimarcare la presenza della meravigliosa Crocifissione a tutta pagina, probabilmente aggiunta alla produzione originale e all’atto della rilegatura che ne arricchisce ulteriormente l’apparato iconografico.

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