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Stilografica che passione, i mille modi per caricare l’inchiostro !

Nella storia della penna stilografica uno dei problemi fondamentali che ha visto il nascere di numerosi sistemi è senza dubbio il suo caricamento con l’inchiostro, numerosissime le tecniche e le modalità che si sono sviluppate negli anni, alcune delle quali ancora oggi in uso. In linea generale le grandi categorie sono essenzialmente due, da una parte abbiamo le penne stilografiche che ricevono l’inchiostro attraverso una cartuccia e anticamente grazie al serbatoio interno che veniva riempito a mano, dall’altra troviamo tutte le altre stilografiche che sono fornite di meccanismi, tra loro diversi, con i quali è possibile introdurre l’inchiostro da un contenitore, quasi sempre in vetro; tale operazione quasi sempre si ottiene attraverso un calo di pressione che viene provocato in maniera diversa.

La maggior parte dei modelli a caricamento automatico sono i cosiddetti modelli self-filling e sono caratterizzati dalla presenza di un sacchetto elastico che fa da serbatoio. Una volta immersa la punta della penna nella boccetta. Il volume del sacchetto si riduce e viene eliminata l’aria all’interno, a questo punto si innesca un’azione di risucchio in cui l’inchiostro viene attirato all’interno. Questo sistema che si affermò alle origini della nascita della stilografica durò fino agli cinquanta per poi essere sostituito dalla cartuccia, il punto debole infatti era il sacchetto di gomma che si deteriorava con grande facilità. Le varianti di questo tipo di caricamento stanno nella modalità in cui si riduce il volume all’interno del serbatoio, sistemi più semplici a pressione o a torsione furono poi superati da meccanismi più sofisticati che sfruttarono l’invenzione del tipo a leva.

Il sistema a leva infatti è uno dei più usati e spesso utilizza una levetta laterale che nella sua prima versione venne brevettata nel 1912 da Walter Sheaffer e poi rielaborata da altre case produttrici. Con l’esigenza di aggirare i brevetti legati alla leva nacquero vari sistemi la cui azione andava ad agire sul fondello, operando in fatti sul fondo della penna, una lamina o una barra metallica  hanno la funzione di comprimere il gommino premendolo lateralmente. Nel caso ad esempio della rotazione del fondello entra in  azione un meccanismo che arriva a schiacciare il serbatoio. Altri modelli si basano sulla compressione dell’aria. Il volume del serbatoio infatti viene ridotto aumentando la pressione dell’aria nella parte della penna in cui esso è contenuto.

Uno tra i caricamenti più diffusi è quello a pistone. Un sistema di caricamento caratterizzato dalla presenza di uno stantuffo che, scorrendo all’interno di un serbatoio rigido ne determina una variazione di volume, provocando in una sola mandata la depressione che attira l’inchiostro all’interno. Nelle penne che utilizzano questo sistema di fondamentale importanza è la tenuta delle guarnizioni, se non sono perfette infatti non solo si carica con difficoltà ma al contempo il serbatoio non riesce a trattenere l’inchiostro.

Ogni casa produttrice accompagna la sua stilografica con un libretto di garanzia e di istruzioni per l’uso dove vengono indicate le modalità di funzionamento e i termini per un corretto uso e manutenzione della penna in cui si entra in possesso, con particolare attenzione al sistema di caricamento. E’  quello che accade per le Officine Stipula che per Firenze 1903 hanno creato la stilografica gioiello dedicata a “Umberto Boccioni” e che ha straordinariamente la possibilità di essere ricaricata attraverso tre modalità : la cartuccia, il pistoncino rimovibile tradizionale ed il contagocce di ricarica. Un modo per venire incontro alle diverse esigenze di un collezionismo sempre più attento ai particolari ma anche alla perfetta funzionalità di un accessorio di lusso che è pur sempre e a tutti gli effetti  una stilografica !

 

 

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