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Piero della Francesca, risplende di una nuova luce la “Resurrezione” di Sansepolcro

Da ieri il capolavoro di Piero della Francesca è tornato alla visione del pubblico al Museo Civico si Sansepolcro dopo un restauro durato tre anni a cura dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e reso possibile grazie a una donazione da parte di Aldo Osti, manager della Buitoni, particolarmente legato a questo territorio. Una luce nuova che permette di leggere nella sua grandezza quello che per molti è considerato il capolavoro di Piero della Francesca, la “Resurrezione”, definita “la pittura più bella del mondo”.

Risplende l’azzurro del cielo, sullo sfondo delle colline si intravedono delle torri, l’immagine del Cristo si fa più vivida, con il corpo ben delineato e la sgargiante ferita sul costato che gronda sangue, è un Cristo vittorioso con il suo vessillo innalzato, simbolo di una Pasqua che tra qualche giorno andremo a festeggiare.

Un restauro che ha permesso di approfondire gli studi sul maestro anche dal punto di vista della tecnica pittorica, lui che non amava i ripensamenti. Un’opera strettamente legata alla sua città, Piero della Francesca infatti lo realizzò per il Palazzo dei Conservatori dove oggi ha sede il Museo Civico ma che venne dipinto altrove e qui spostato in un secondo momento, nel Palazzo della Residenza e nella Sala dei Conservatori del Popolo dove un tempo si riuniva l’Assemblea cittadina.

Il soggetto allude alla città stessa poiché si pensava che Sansepolcro fosse stata fondata su alcune reliquie portate dalla Terrasanta dai pellegrini Arcano e Egidio. La sala, dove fu collocato, era il luogo dove si riunivano i Conservatori dell’antico Comune che l’avevano fatta costruire appositamente nel 1458, proprio a questi anni è da riferirsi l’affresco che, essendo il simbolo stesso della città, faceva da sfondo agli incontri cittadini.

Lo schema compositivo si rifà al più antico prototipo eseguito da Niccolò di Segna nel Duomo di Sansepolcro, la costruzione è piramidale e presenta al vertice la testa del Cristo e in basso i quattro militi assopiti ai piedi del sarcofago. Il Cristo ha uno stendardo in mano ed è ritratto nell’atto di risorgere dal sepolcro, come sembra accennare la gamba appoggiata sul parapetto. La sua immagine, colta in una frontalità iconica e astratta, è solenne, maestosa e sovrasta i quattro soldati addormentati che sono ripresi con un diverso punto di vista rispetto al Redentore quasi a voler differenziare la sfera umana da quella divina, tra questi quello visto di fronte sarebbe un autoritratto dell’autore. Anche il paesaggio immerso nella luce dell’alba ha una sua valenza simbolica: il contrasto tra gli alberi spogli alla destra del Cristo e gli alberi frondosi alla sua sinistra vuole significare il rinnovamento dell’umanità attraverso la luce della Resurrezione.

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