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Leonardo da Vinci. Il “linguaggio” delle mani appreso nella bottega di Andrea del Verrocchio

Tra i disegni più belli di Leonardo da Vinci è senza dubbio lo studio di “Braccia e mani femminili” proveniente dalla collezione Reale della Regina Elisabetta II conservata al Castello di Windsor nella Royal Library e adesso in mostra a a Firenze a Palazzo Strozzi per la prima retrospettiva dedicata ad Andrea del Verrocchio dal titolo “Verrocchio, il maestro di Leonardo. Eseguito in punta d’argento e punta di piombo con ritocchi successivi dei profili in matita nero-grigiastra tenera e lumeggiato con biacca a pennello e a gouache, su carta preparata in color rosa pelle, questo foglio è stato oggetto, all’interno degli studi vinciani, di un ampio dibattito  e creduto il disegno preparatorio per il Ritratto di Ginevra Benci oggi conservato a Washington e quindi da anticipare al 1474 mentre una parte degli studiosi lo ha interpretato come preludio alla disposizione delle mani della Dama con l’Ermellino, ritratto di Cecilia Gallerani del 1488-1490 conservata a Cracovia.

Secondo alcuni ci sarebbe una relazione anche con la Gioconda, sebbene il soggetto sia voltato verso destra, mentre nel foglio la figura si volge a sinistra, resta comunque il fatto che siamo sul terreno delle ipotesi e mancherebbe un riferimento puntuale a tutte i dipinti citati, nel ritratto di Ginevra Benci, poi mancherebbero anche le mani, per un possibile confronto, l’opera infatti venne rifilata in epoca imprecisata.

Come sottolineato da Cristina Casoli nel suo saggio all’interno dell’opera editoriale “Leonardo. I Disegni più belli, 48 tavole in facsimile di disegni,  provenienti dalle collezioni museali di tutto il mondo, in cui troviamo anche il celebre foglio “La posizione delle mani nel foglio di Windsor, al di là degli specifici esiti pittorici, sembra riprendere con alcune varianti la soluzione offerta dalla cosiddetta Dama del mazzolino ( Firenze, Bargello)  capolavoro scultoreo del maestro Verrocchio, in particolare nella presa di un oggetto tra il pollice e l’indice della mano destra, nella parte superiore della carta. Per Leonardo il linguaggio delle mani era molto importante, essenziale quanto quello dei volti per esprimere in maniera efficace i moti mentali. Ed ecco che nel foglio, in alto a sinistra, si vede anche un piccolo profilo “grottesco”, testimonianza non solo di come l’artista usasse e riusasse i fogli per fissare i molteplici spunti che affioravano nella sua mente, ma anche della vivacità stessa del suo pensiero, sollecitato costantemente da nuovi e diversi progetti. “

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