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Boccioni e i dinamismi, manifestazione dinamica della forma

Nella speculazione teorica di Umberto Boccioni a cui Vallecchi, nel centenario dalla morte ha voluto dedicare una stilografica da collezione in limited edition di soli 100 esemplari, non mancherà mai la traduzione pratica dei suoi enunciati, oltre al concetto degli “stati d’animo plastici” troviamo quello delle “linee- forza” ovvero la “manifestazione dinamica della forma, la rappresentazione dei moti della materia nella traiettoria che ci viene dettata dalla linea di costruzione dell’oggetto e della sua azione”. Un principio che troverà piena espressione in alcuni suoi capolavori dedicati ai “dinamismi” dipinti nel 1913 come “Dinamismo di un corpo umano” conservato a Museo del Novecento a Milano o il “Dinamismo di Foot-baller” al Museum of Modern Art di New York e il “Dinamismo di un ciclista” della collezione Mattioli oggi conservata a Venezia presso la Peggy Guggenheim Collection.

Esistono diversi disegni preparatori che portarono alla realizzazione di questo importante dipinto e uno venne pubblicato per illustrare il numero 20 della rivista Lacerba, pubblicata il 15 ottobre del 1913, un numero importante per la rivista fiorentina che accoglieva il Programma politico Futurista a cura del gruppo dirigente del Movimento Futurista composto da Marinetti, Boccioni, Carrà Russolo, in vista delle elezioni, le prime a suffragio universale maschile che si sarebbero tenute il 26 ottobre dello stesso anno.

Già alla fine dell’Ottocento la bicicletta moderna che può vantare una nuova forma di telaio, trasmissione del movimento a catena e copertoni pneumatici inizia a diffondersi come mezzo rivoluzionario per gli spostamenti e la figura del ciclista in corsa diventa un tipico simbolo futurista in grado di incarnare il dinamismo della vista moderna, l’uomo grazie al mezzo messo a punto dalla moderna tecnologia si muove velocemente nello spazio.

Nella celebre immagine del capolavoro pittorico di Boccioni si compie una vera e propria fusione dinamica tra il mezzo, la bicicletta, e l’uomociclista, ripiegato sul manubrio,  in un tutt’uno a formare un’unica forma plastica. Nel disegno preparatorio è evidente l’intreccio delle linee arcuate, le “linee forza” che dominano la costruzione della forma nel suo insieme e che nel dipinto sono resi in piani curvi con pennellate divisioniste che ancora si riscontrano nelle opere della maturità.

 “Non si tratta come tutti credono di fare soltanto una pittura astratta, intellettuale. – scriverà lo stesso Boccioni in “Pittura Scultura Futuriste” ( Vallecchi 1977)Si tratta oltre a ciò di attuare e rendere plastico, concreto, attraverso un raffinamento della sensibilità, quello che finora era considerato incorporeo, implasmabile, invisibile. Con questa concezione della pittura, estrema conclusione di una sensibilità che progredisce  da millenni, l’antitesi tra idealismo e realismo pittorico è finita. Attraverso le linee, le forme e i colori-forze l’oggetto vive nel dinamismo che è l’intuizione evolutiva del dramma plastico. Mai la sensazione giunse a sì alto grado di potenza da poter creare dalla visione esterna una interpretazione interna dell’oggetto, la quale, scoprendo una apparenza immanente e mobile, lo fa vivere nella durata”.

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