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Michelangelo, l’espressione del divino nelle arti di tutti i tempi

Un prodigio mandato in terra da Dio, forse nessun altro artista, in tutta la storia dell’arte fu al tempo stesso grandissimo scultore, pittore, architetto e perfino poeta. E anche se lui stesso amava definirsi principalmente scultore è al disegno che Michelangelo Buonarroti attribuisce l’origine di tutte le arti. “Pittura, scultura e architettura culminano nel disegno. Questa è la fonte primaria e l’anima di tutte le maniere di pittura e la radice di tutte le scienze” ebbe a dire lui stesso.

Giorgio Vasari nella sua opera “Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e archi tettori” ancora oggi un testo fondamentale per l’oggettività e la chiarezza con la quale furono scritte, a cui la mostra aperta a Firenze a Palazzo Medici Riccardi “Michelangelo e Vasari. Preziose lettere all’ “amico caro” con la collaborazione dell’Archivio Vasari dedica un’intera sezione con l’esposizione delle prime edizioni, annuncia la sua venuta sulla terra quale dono del cielo «…si dispose mandare in terra uno spirito, che universalmente in ciascheduna arte et in ogni professione fusse abile, operando per sé solo a mostrare che cosa sia la perfezione dell’arte del disegno nel lineare, dintornare, ombrare e lumeggiare, per dare rilievo alle cose di pittura, e con retto giudizio operare nella scultura, e rendere le abitazioni commode e sicure, sane, allegre, proporzionate e ricche di varii ornamenti nell’architettura».

E’ la prima volta infatti che i documenti più importanti conservati al Museo di Casa Vasari di Arezzo vengono esposti a Firenze e questo è avvenuto in occasione del restauro di un nucleo di lettere di Michelangelo indirizzate al Vasari e la digitalizzazione dell’intero archivio promosso dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana

“Messer Giorgio amico caro, a queste sere mi venne a trovare a chasa un giovane molto discreto e da bene, cioè messer Lionardo, camerier del Duca, e fecemi con grande amore e affetione da parte di Sua Signoria le medesime oferte che voi per l’ultima vostra”. E’ il 22 giugno del  1555 ancora una volta Michelangelo non fa alcuna promessa sul suo rientro a Firenze più volte e caldamente sollecitato da Cosimo I attraverso la figura di Giorgio Vasari, la carica di architetto della fabbrica di San Pietro e il completamento della basilica rappresentano per lui un dovere al punto che “ se io mi partissi sarebbe la rovina di decta fabrca, sarebbemi grandissima vergogna in tucta la cristianità e all’anima grandissimo pechato” come aveva già scritto nella lettera inviata al Vasari l’11 maggio dello stesso anno.

Vincolate alla sua casa Vasari affidò alle sue carte il compito di conservar memoria di sé di “lasciar fama” e combattere la “voracità del tempo” , una testimonianza diretta della vicenda umana e artistica di colui che con le sue Vite può a ragione essere considerato l’autore del primo manuale di storia dell’arte italiana. Carte che ci svelano un volto privato e ci permettono di avvicinarci ad un Michelangelo prossimo alla morte che si confronta con le sue debolezze e le sue ultime riflessioni sull’arte e  l’architettura.

E appartengono proprio al periodo dell’ultima produzione di Michelangelo  le strazianti prove grafiche che sono dedicate al  tema della Passione di Cristo e che rappresentano la parte conclusiva dell’opera editoriale “Michelangelo I disegni più belli”, 48 tavole selezionate dai più importanti musei di tutto il mondo che in ordine cronologico ci conducono alla scoperta di un disegnatore esemplare quale fu Michelangelo, artista dal talento smisurato, l’unico in vita ad avere fortuna storica  e considerato alla stessa stregua di una divinità.

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