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Il dramma e le atrocità della guerra nella Crocifissione di Sutherland in mostra a Bellezza Divina

I miei quadri di spine sono nati in maniera assai curiosa. Mi era stato chiesto dal Vicario di St. Matthew a Northampton – di dipingere una Crocifissione. In autunno cominciai a pensare alla forma da dare a quest’opera; nella primavera seguente avevo ancora in mente il soggetto, ma senza aver fatto alcuno schizzo. Mi recai in campagna: per la prima volta cominciai a notare i cespugli spinosi e la struttura delle punte che laceravano l’aria. Feci alcuni disegni, e durante la loro esecuzione si sviluppò un curioso cambiamento: nel disporsi sul foglio le spine si trasformarono, pur conservando le loro punte, in qualcosa di nuovo che delimitava uno spazio vitale, una specie di parafrasi di una Crocifissione o di una testa crocefissa”.

Scriverà così  nel 1951 Graham Sutherland nei suoi “Pensieri sulla pittura”, parlando della genesi del celebre dipinto commissionato dal vicario Walter Hussey su suggerimento di Henry Moore che per quella chiesa aveva realizzato la scultura Vergin and Child e che gli permise di affrontare il tema della Crocifissione, un  soggetto religioso con il quale difficilmente l’artista si sarebbe confrontato, come lui stesso ebbe a dichiarare, se non ci fosse stata questa occasione.

Un motivo indagato dall’artista inglese, considerato uno dei più importanti e originali del XX secolo, attraverso un’ ampia serie  di schizzi e studi come quello conservato dal 1971 ai Musei Vaticani, più vicino all’opera definitiva, ed oggi in mostra a Palazzo Strozzi per la  Divina Bellezza, oltre a immagine selezionata per l’opera editoriale Vallecchi I volti della Misericordia.

Le spine metafora pittorica della crudeltà e strumento di tortura per il Cristo rappresentano la soluzione iconografica scelta dall’artista che rimase molto impressionato dagli orrori e dal dramma della guerra, siamo nel 1946, in particolare  dalle foto pubblicate dagli alleati nei campi di concentramento di Auchwitz, Belsen e Buchenwald all’atto della  liberazione .  Sutherland per la sua Crocifissione avrà come primo modello il Cristo dell’altare di Isenheim di Grunewald, oggi a Colmar, ma anche l’opera di Bacon e la celebre  “Guernica” di Picasso. L’opera definitiva  subirà dei ritocchi proprio sul posto per cui era stata commissionata, in particolare lo sfondo che assumerà una tonalità violacea dettata dalle condizioni di luce della chiesa e che meglio interpreterà lo scenario della Crocifissione. Nell’opera qui proposta, “Studio per la Crocifissione” 1947, olio su masonite cm. 97X118.  invece, il fondo neutro si confonde con il pallore del corpo del Cristo mentre il sangue che cola dai palmi incisi è l’unica nota di tragico colore, insieme ai tratti marcati che caratterizzano l’intera composizione.

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