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In hoc libro sunt omnes missae Il Messale Borgia tra i codici della Cappella Sistina

Conservato nell’Archivio della Curia Arcivescovile di Chieti e riprodotto per la prima volta in edizione facsimile da Vallecchi, il Messale del Cardinal Giovanni Borgia, vi giunse nel 1528 quale regalo da parte del vescovo Guido de’Medici, nipote di Papa Clemente VII e in tale occasione lo stemma mediceo fece la sua comparsa, anche nella preziosa legatura, in sostituzione di quello dei “de Borja”, questo il nome originario della famiglia Borgia di origine spagnola.

Nella fascia superiore del foglio 3r si legge “ IN HOC LIBRO SUNT OMNES MISSAE/ QUE CANTATUR A CARDINA/ LIBUS IN CAPPELLA PAPAE” vale a dire che il volume contiene le messe cantate per la Cappella Pontificia e quindi questo porta a considerarlo come facente parte del vasto gruppo dei codici della Cappella Sisitina. “ In particolare – come afferma  Emilia Anna Talamo autrice del saggio contenuto nel commentario Il messale Borgia nella Sacrestia Sistina – il volume apparteneva, con molta probabilità, alla serie dei volumi della Sacrestia Sistina riservati ai cardinali e agli alti prelati della Chiesa che un tempo erano conservati presso la Cappella Papale e poi sono andati dispersi tra diversi musei e biblioteche italiane e straniere; è un problema assai complesso e di non facile risoluzione di cui si sono occupati in varie occasioni alcuni studiosi..”.

Purtroppo mancano inventari precedenti a quello del 1547, dove il nostro messale non compare in quanto già dal 1528 si trovava a Chieti, che potrebbero fornire valide informazioni sulla ricostruzione di un gruppo che secondo la studiosa “ …doveva essere piuttosto corposo e formato, tra l’altro, da libri di preziosa manifattura e che, proprio per questa ragione sono stati trafugati dalla loro collocazione originaria; non solo durante il celebre sacco di Roma del 1527, ma anche successivamente, non ultima causa i vari spostamenti subiti dall’Archivio di Cappella, ad esempio il trasferimento nel Seicento nel palazzo del Quirinale; una gran parte dei volumi, inoltre, si disperse durante la repubblica giacobina del 1798, quando parte del patrimonio storico-artistico romano venne portato in Francia”.

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