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Ebanite, la magia di una stilografica senza tempo!

La nascita della stilografica è segnata dall’avvento di un nuovo materiale, hard rubber nel mondo anglosassone, gomma indurita, si tratta dell’ebanite ottenuta dal lattice, la gomma naturale che viene indurita con l’aggiunta di zolfo e sottoposta a vulcanizzazione. Un materiale facile da tornire e particolarmente resistente all’azione di qualsiasi liquido chimico, come ad esempio l’inchiostro dell’epoca, e dotato della proprietà di isolante termico, da qui l’idea di usarla per la realizzazione dei serbatoi. Le prime penne stilografiche che furono immesse nel mercato con questo nuovo materiale risalgono al 1875.

La superficie lucidata aveva l’aspetto dell’ebano e la rendeva particolarmente gradevole e al classico nero via via vennero aggiunti altri pigmenti, in gran parte sfumature del rosso, dall’arancio al marrone scuro anche se non mancarono fantasiose interpretazioni e accostamenti come arancio e giallo, blu e verde che furono proposti da Watermann per la serie Ripple prodotte nel 1928.

Ancora oggi, pur essendo pochissime le aziende in grado di produrre stilografiche in ebanite, come la fiorentina Stipula,  viene considerato il materiale ideale per la tecnologia della penna stilografica e largamente utilizzata per gli alimentatori. Una sua proprietà caratteristica è l’essere antistatica, ecco perché i pettini in ebanite sono uno degli strumenti preferiti dai coiffeur professionisti.

Il suo impiego, oltre che per le stilografiche e i pettini è anche per calamai portatili e i bocchini dei sassofoni, in questo caso l’ebanite viene immessa negli stampi ancora nella suo stato i semi- liquidità e poi sottoposta a processo di vulcanizzazione per arrivare al prodotto finito.

Ma vediamo nel dettaglio come avviene la sua produzione industriale. Il lattice, che per la maggior parte proviene dall’Asia sud-orientale, una volta giunto in fabbrica viene addizionato con lo zolfo, in percentuale variabile, più l’aggiunta di altri ingredienti. La miscela ottenuta viene portata alla temperatura di 80° ed estrusa in lunghi tondini che ancora morbidi vengono spinti all’interno di tubi di acciaio di uguali dimensioni, prima di essere messi nel forno per un periodo che talvolta può arrivare fino a trenta ore. Il risultato ottenuto è l’ebanite.

In verità , la stagione dell’ebanite colorata fu tutto sommato breve, l’aggiunta dei pigmenti infatti rendeva il materiale più fragile via via che si tentava di schiarirlo ed ecco che venne ben presto sostituita dalla celluloide che permetteva infinite possibilità e combinazioni cromatiche. Continuò comunque ad essere utilizzata per le penne che veniva ricoperte da strutture in metallo, per la produzione di alcune parti interne e per gli alimentatori.

Con l’andare del tempo le stilografiche in ebanite tendono a perdere la loro originaria lucentezza, questo accade per via dello zolfo che affiora in superficie, ma è sufficiente strofinarle con un panno per restituire ma magia di una stilografica senza tempo!

Nella foto : stilografica in ebanite, collezione privata

Di seguito vi proponiamo uno sguardo alla nostra collezione di stilografiche Limited edition

http://www.firenze1903.it/stilografiche-da-collezione-limited-edition-vallecchi1903/

 

 

 

 

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