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Alessandro Manzoni, Firenze lo accoglie con grandi onori per la risciacquatura dei panni

E’ il 29 agosto del 1827 , tardo pomeriggio, due carrozze che trasportano Alessandro Manzoni e la sua famiglia, la madre Giulia Beccaria, sempre al fianco del figlio, la moglie Enrichetta Blondel, i figli Giulietta, Pietro, Cristina, Sofia, Enrico, Vittoria, sono in tutto tredici persone compresi i domestici, arrivano a Firenze dopo un periodo a  Livorno e prima ancora dopo aver soggiornato a Genova, Lucca, Pisa. Sono queste le tappe di avvicinamento al tanto atteso soggiorno fiorentino, un viaggio impegnativo in cui non mancheranno spiacevoli incidenti, come il ribaltamento di una delle carrozze lungo la discesa che costeggiava il fiume Scrivia.

Gli ambienti letterari fiorentini, in particolare quello del Gabinetto Vieusseux , che all’epoca aveva sede a Palazzo Buondelmonti in Via Tornabuoni,  attendono con ansia l’arrivo di Alessandro Manzoni.  In quell’estate del 1827 sia a Firenze che in altre città italiane l’uscita dei “Promessi Sposi” ha catturato l’attenzione del mondo culturale e saranno in molti gli editori, anche a Firenze,  a ristampare copie, non autorizzate della prima edizione, contribuendo così alla diffusione dell’opera letteraria. Alessandro Manzoni riceverà da Gian Pietro Vieusseux l’invito ufficiale per lunedì 3 settembre.  La  serata è stata organizzata al Gabinetto letterario  proprio per presentare agli intellettuali fiorentini l’illustre ospite, tra questi  Gaetano Cioni e Giovanbattista Niccolini, due figure fondamentali per la revisione linguistica del romanzo.

In una lettera all’amico Tommaso Grossi infatti Manzoni scriverà “ Un’acqua come Arno e lavandaie come Cioni e Niccolini, fuori di qui non le trovo in nessun luogo” , con il Cioni in particolare Manzoni instaurerà un rapporto epistolare intenso, una volta lasciata Firenze, mentre è noto il giudizio negativo sull’opera espresso da  Giacomo Leopardi, anche lui frequentatore del Gabinetto Vieusseux in quel periodo e presente la sera dell’arrivo del conte . Alessandro Manzoni e la famiglia durante la loro permanenza a Firenze, all’incirca quattro settimane, alloggeranno all’Albergo Quattro Nazioni in  Palazzo Gianfigliazzi sui Lungarni, ed è qui, sulla sua facciata, ancora oggi ben visibile, che nel 1919 il Comune di Firenze appose una lapide in ricordo del soggiorno fiorentino dell’illustre personaggio in cui sta  scritto  “Alessandro Manzoni qui nell’estate del 1827 ebbe soggiorno di pochi mesi sulle rive di questo Arno, ‘nelle cui acque risciacquai i miei cenci’ volle scrivere egli dando veste toscana al romanzo immortale dove la lingua il dolore le speranze d’Italia trionfano”.

Tra gli episodi noti che segnano quei giorni trascorsi in riva d’Arno anche l’invito alla corte granducale, notizia che troverà spazio sulla Gazzetta di Firenze   dove alla data del 24 settembre un trafiletto descrive così l’evento che per la sua importanza  meritava di essere segnalato ai lettori :“Trovasi da qualche giorno in questa nostra città il sig. conte Alessandro Manzoni milanese, chiarissimo Scrittore cui molto dee la poesia non men che la prosa italiana. Egli ha seco la Madre, Figlia del celebre Beccheria, unitamente alla numerosa sua Famiglia. Di conoscerlo da vicino e d’onorarlo, studiano e Letterati, e tutti quelli che hanno in pregio le belle qualità della mente e del cuore. Il nostro augusto Sovrano lo accolse con molta benevolenza, e lo volle seco a mensa.”

Manzoni infatti già da Milano aveva inviato al Granduca una delle prime copie dei “Promessi Sposi” e dopo l’incontro con il Granduca, anche le Granduchesse Maria Anna e Maria Ferdinanda vollero conoscerlo nella Villa di  Poggio Imperiale, loro  residenza estiva per sapere a che punto era il suo lavoro di revisione linguistica. Il soggiorno a Firenze stava per concludersi, la data per la partenza venne fissata per  il primo ottobre, gli scopi che Manzoni si era prefisso erano stati raggiunti, rimanevano  dettagli e  il lavoro di revisione poteva essere proseguito via epistolare, in particolare  con Gaetano Cioni, mentre a Milano sarà di grande aiuto Emilia Luti, la governante fiorentina di casa D’Azeglio. Ci piace immaginare che dei giorni trascorsi a Firenze Alessandro Manzoni abbia a lungo conservato bei ricordi a contatto con gli intellettuali del tempo ma anche con il popolo fiorentino per la  “risciacquatura” dei suoi 71 lenzuoli, espressione rimasta immortale nel comune parlare.

Oggi a quasi duecento anni di distanza, Firenze 1903 intende celebrare la figura di Alessandro Manzoni con una stilografica da collezione in tiratura limitata che si ispira al soggiorno fiorentino, momento cruciale nella revisione dell’opera letteraria e i cui frutti saranno poi espressi nell’ edizione definitiva del 1840 dei “Promessi Sposi”, il primo grande romanzo della letteratura italiana che con la sua diffusione concorrerà alla formazione di una lingua unitaria per il nostro Paese.

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