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La Madonna di San Giorgio alla Costa di Giotto al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze

Da sabato 10 febbraio  al Museo dell’Opera del Duomo a Firenze è stata esposta la Madonna di San Giorgio alla Costa di Giotto in prestito temporaneo dal Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte, chiuso al pubblico, e a venticinque anni dall’attentato di via dei Georgofili a Firenze che l’aveva danneggiata e di cui sono ancora visibili le lesioni causate da una scheggia  che colpì l’angelo a sinistra.

Si tratta di uno dei dipinti più emblematici del rinnovamento assoluto del linguaggio artistico attuato da Giotto sul finire del XIII secolo ed è stata selezionata tra le  immagini per la realizzazione dell’opera editoriale  l’Oro di Dio. Ritenuta per lungo tempo perduta, dagli anni ’30 alcuni studiosi identificarono questa Madonna col Bambino con la tavola menzionata già  dal Ghiberti e dal Vasari come opera di Giotto per la chiesa di San Giorgio alla Costa. Manomessa nel primo Settecento per adattarla agli arredi della chiesa in ristrutturazione, nel Novecento l’opera fu trasferita al Museo Diocesano presso la chiesa di Santo Stefano al Ponte a Firenze, danneggiato a sua volta dalla strage mafiosa del 1993 e chiuso al pubblico per motivi di adeguamento alle vigenti normative museali. Negli ultimi anni l’opera è stata oggetto di importanti esposizioni sia in Italia che all’estero, nel 2008 fu esposta in Giappone, a Milano in occasione dell’Expo e di recente nel Museo Beato Angelico a Vicchio in occasione dei 750 anni dalla nascita di Giotto

Per rendere fruibile questo capolavoro, l’Arcivescovo cardinale Giuseppe Betori ha chiesto all’Opera di Santa Maria del Fiore la disponibilità a ospitare la tavola nel Museo dell’Opera del Duomo, visitato annualmente da 750 mila persone provenienti da tutto il mondo.

La critica moderna è concorde nell’assegnare quest’opera alla prima maturità di Giotto, mentre permangono alcune divergenze sulla datazione: la maggior parte dei critici la ritiene un’opera realizzata intorno al 1295, considerando lo stile posteriore a quello sviluppato dall’artista negli affreschi della Basilica Superiore di Assisi. “Questa ipotesi, spiega Timothy Verdon, direttore del Museo dell’Opera del Duomo avvicina la tavola agli anni di progettazione e di avvio dei lavori della Cattedrale di Firenze, tra il 1294 e il 1296, anch’essa dedicata a Maria. Sia la forma gotica dello schienale del trono che l’utilizzo di inserti musivi e modanature di marmo rosa rientrano nel lessico decorativo elaborato da Arnolfo di Cambio, il primo architetto della cattedrale. Un confronto, che la collocazione del dipinto nello spazio del museo denominato ‘Belvedere’, da cui si vede la ricostruzione della facciata arnolfiana, vuole suggerire ”.

“Sono molto lieto che l’Opera di Santa Maria del Fiore abbia accolto l’invito a ospitare quest’opera nel Museo dell’Opera del Duomo – afferma l’Arcivescovo Metropolita , il Cardinale Giuseppe Betori – Giunta nella raccolta delle opere d’arte che l’Arcidiocesi fiorentina custodisce al fine di meglio curarne la tutela, nei casi in cui le chiese di pertinenza non offrano più garanzie di sicurezza e possano anzi creare condizioni di degrado, la Madonna di Giotto di San Giorgio alla Costa, già offesa dall’attentato di via de’ Georgofili, rischiava di rimanere pressoché inaccessibile, racchiusa in un deposito. Di qui la decisione dell’Arcidiocesi di cercare una collocazione che permetta a tutti di poter ammirare quest’opera giovanile di Giotto e di riconoscere in essa una significativa espressione della fede di questa città verso la fine del XIII secolo. L’immagine di Maria e del Bambino che Giotto propone in questa tavola potrà essere messa in dialogo con le forme della scultura di Arnolfo di Cambio e degli altri artisti che hanno lasciato traccia del loro genio nella nostra cattedrale. Ne trarrà beneficio, non da ultimo, anche la fede, chiamata a confrontarsi con le espressioni che essa generò nella cultura dei secoli antichi, continuando a interrogarci su come essa possa parlare anche all’uomo di oggi e di sempre”.

“Per l’Opera di Santa Maria del Fiore, spiega il presidente Luca Bagnoli, accogliere capolavori come questo significa riconoscere la ragione d’essere della nostra istituzione. Infatti, accanto alla conservazione e valorizzazione dei nostri monumenti siamo chiamati a diffondere la cultura e i valori cristiani rappresentati in queste opere”.

Sia la Madonna di San Giorgio alla Costa di Giotto che la statua di Arnolfo appartengono alla tipologia nota in Toscana con il nome di Maestà. Giotto e poi Arnolfo di Cambio celebrano Maria come regina, presentandola seduta su un trono, e Arnolfo aggiunge anche una corona regale, anticipando la futura incoronazione della Madre per mano del Figlio, raffigurata ai primi del Trecento nel mosaico della controfacciata del Duomo di Firenze.

 

 

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