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“Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi”, l’arte del XIII secolo in mostra

Oh!” diss’io lui, “non se’ tu Oderisi, l’onor d’Agobbio e l’onor di quell’arte ch’alluminar chiamata è in Parisi?” “Frate” diss’elli, “più ridon le carte che pennelleggia Franco Bolognese; l’onore è tutto suo, e mio in parte”. Siamo nell’ XI Canto del Purgatorio della Divina Commedia dove vengono puniti i superbi e Dante incontra qui Oderisi, l’onore di Gubbio che sconta la sua pena e critica la gloria effimera degli uomini che è destinata a durare poco se non è seguita da un età di decadenza esclamando poi “ Credette Cimabue ne la pittura tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, sì che la fama di colui è scura: così ha tolto l’uno a l’altro Guido la gloria de la lingua; e forse è nato chi l’uno e l’altro caccerà del nido.”

Ancora oggi la città di Gubbio conserva intatto il suo fascino medievale con le chiese e i palazzi in pietra, è la città del tempo di Dante e di Oderisi da Gubbio al quale il sommo poeta dedicò versi immortali, una città destinata a lasciare il segno nel panorama culturale italiano tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento e che viene celebrata con una mostra che aprirà al pubblico il 7 luglio dal titolo “ Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi” e che sarà allestita in tre sedi diverse: il Palazzo dei Consoli, il Museo Diocesano e Palazzo Ducale sede del Comune e in seguito residenza di Federico da Montefeltro signore di Urbino.

Per l’occasione molte opere sono state restaurate altre sono arrivate da sedi diverse e anche da collezioni private, un patrimonio figurativo sia civile che religioso che si ricompone nella città in cui videro la luce. Sono dipinti su tavola, sculture, oreficerie, manoscritti miniati che delineano, anche con nuove attribuzioni, la fisionomia di grandi artisti che portano il nome di Guido di Oderisi, ovvero il Maestro delle Croci francescane, il Maestro della Croce di Gubbio, il Maestro Espressionista di Santa Chiara ovvero Palmerino di Guido, “Guiduccio Palmerucci”, Mello da Gubbio e il Maestro di Figline. Il padre di Oderisi, Guido di Pietro da Gubbio, oggi è considerato uno dei protagonisti della “Maniera Greca” da Giunta Pisano a Cimabue, mentre Palmerino fu a fianco di Giotto nel 1309 ad Assisi e con lui dipinse le pareti di due cappelle di San Francesco, per poi tornare a Gubbio ed affrescare la chiesa dei frati Minori ed altri edifici della città.

Dai documenti d’archivio e dall’aspetto delle Madonne e dei Crocifissi conservati nei musei, risulta come fossero originari di Gubbio artisti che si affiancarono a Giunta Pisano e poi a Giotto e a Pietro Lorenzetti, tornati nella loro città, quei pittori che erano stati coinvolti nella nuova lingua di Giotto e di Pietro Lorenzetti per una committenza elevata fatta di papi e cardinali si cimentarono con il loro stile raffinato declinato a una componente più illustrativa per un pubblico più popolare, unendo così nella terra di Gubbio la lingua della lauda insieme alla lingua della Commedia.

La mostra che sarà visitabile fino al 4 novembre è stata curata da Giordana Benazzi, Elvio Lunghi ed Enrica Neri Lusanna ed è stata promossa dal Comune di Gubbio, dal Polo Museale dell’Umbria, dalla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, dalla Chiesa Eugubina e dalla Regione Umbria, organizzata da Civita Mostre.

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