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Gli Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni a Palazzo dei Diamanti

Grande attesa per la mostra “Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni” che aprirà i battenti il 3 marzo a Palazzo dei Diamanti a Ferrara e che per la prima volta indaga la poetica degli stati d’animo attraverso i capolavori dell’arte italiana tra fine Ottocento e primi del Novecento tra cui spiccano alcuni dipinti manifesto come “Ave Maria a trasbordo” di Giovanni Segantini, “Maternità” di Gaetano Previati e il celebre trittico degli “Stati d’animo” di Umberto Boccioni.

Si tratta di un momento decisivo per l’avvento della modernità e per l’indagine della psiche e anche gli artisti sono chiamati alla creazione di un nuovo alfabeto visivo per la rappresentazione artistica degli stati d’animo.

Tra di loro ci sono i più originali interpreti della scena artistica italiana tra divisionismo, simbolismo e futurismo, come Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Medardo Rosso, Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Carlo Carrà e Umberto Boccioni che con il suo linguaggio dirompente pose “lo spettatore nel centro del quadro” per trascinarlo nella dinamica delle emozioni e nella polifonia della metropoli moderna.

Artista di punta delle collezioni delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, Gaetano Previati ha un posto particolare e come diceva lo stesso Boccioni “ con lui le forme cominciano a parlare come musica, i corpi aspirano a farsi atmosfera, spirito e il soggetto è già pronto a trasformarsi in istato d’animo”. La mostra curata da Chiara Vorrasi, Fernando Mazzocca e Maria Grazia Messina nasce dalla volontà di approfondire e mettere in risalto il ruolo giocato dall’artista ferrarese nel creare un ponte tra l’eredità dell’800 e le avanguardie del nuovo secolo. Eccezionali i prestiti internazionali come “Beata Beatrix” di Dante Gabriel Rossetti dalle National Galleries of Scotland, “Fugit Amor” del Musée Rodin e “La risata” di Umberto Boccioni dal MOMA.

L’epilogo dell’esposizione è orchestrato appunto attorno al capolavoro di Boccioni che dà il titolo alla mostra, il trittico degli Stati d’animo, icona della sensitività moderna protesa verso un campo di forze invisibili. Con uno sguardo radicalmente nuovo, sintesi polifonica di linee e colori, corpi e atmosfera, i giovani futuristi aspirano a porre «lo spettatore nel centro del quadro», trascinandolo nella dinamica delle emozioni e nel ritmo esaltante della metropoli di primo Novecento.

 

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