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A cavallo del tempo, l’arte di cavalcare dall’Antichità al Medioevo da oggi a Firenze

L’antica colonia greca di Himera, in Sicilia, nel 480 a. C. fu teatro di una storica battaglia in cui i Siracusani sconfissero i Cartaginesi in un violento scontro in cui morirono centinaia di soldati e di cavalieri. Alcuni anni fa negli scavi della necropoli, la più importante in Europa e in prossimità del luogo dove avvenne la battaglia sono state rinvenute le fosse dei combattenti e accanto ad esse quelle dei cavalli. Un rinvenimento particolarmente raro nel mondo greco e della magna grecia del V secolo, che ha destato una grande attenzione da parte degli studiosi. Alcuni esemplari rinvenuti vestivano morsi ad anello in bronzo, di area iberica, confermando così la presenza di mercenari iberici nell’esercito cartaginese come narrato da Erodoto.

Oggi le teste equine, un tempo sepolte accanto ai loro cavalieri e conservate nel Museo Pirro Marconi del Parco Archeologico di Himera, sono a Firenze nella mostra che si apre oggi al pubblico nella settecentesca Limonaia del Giardino di Boboli dal titolo “ A cavallo del tempo. L’arte di cavalcare dall’antichità al Medioevo” a cura di Lorenza Camin e Fabrizio Paolucci. Un viaggio dedicato al rapporto tra l’uomo e il cavallo attraverso una selezione di un centinaio di reperti provenienti da Musei italiani e stranieri che abbracciano oltre duemila anni di storia, dalla prima Età del Ferro fino al Tardo Medioevo e che si dispiegano in cinque sezioni: la Preistoria, il mondo greco e magno greco, il mondo etrusco e venetico, l’epoca romana e il Medioevo.

L’intero concetto di questa mostra sembra contenuto in una delle opere che vi sono esposte, – osserva il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidtuna splendida coppia di frontali in bronzo e avorio del IV secolo a.C. destinati a proteggere il muso del cavallo: il perimetro della lamina sagomata e decorata a sbalzo ne segue pertanto l’anatomia allungata, ma al suo interno, invece di una fisionomia equina, racchiude le sembianze di un volto umano con un elmo sul capo. Cavallo e cavaliere diventano una cosa sola. Dal Paleolitico fino a tutto il Cinquecento, la rassegna di fatto indaga questo rapporto, di un’attualità spesso insospettata e che attraversa tutta la nostra storia”.

Morsi, filetti, speroni, staffe, sono esposti accanto a una serie di opere scelte per illustrare il ruolo primario del cavallo nel mondo antico, mentre la suggestiva multivisione “ A cavallo del tempo” ideata e diretta dal regista Gianmarco D’Agostino e girata in un maneggio sulle colline di Firenze ci restituisce con le immagini del reale l’incanto del rapporto di amicizia tra il cavallo e l’uomo. Tra i molti e degni di nota reperti esposti alla visione del pubblico il carro di Populonia, raro esempio di calesse etrusco rinvenuto nella metà del XX secolo nella Fossa della Biga e ricomposto dopo l’ intervento di restauro, l’opera datata all’inizio del V secolo s. C. era un veicolo destinato al trasporto di personaggi di alto rango. Sintesi tra uomo e cavallo la kylix attica a figure rosse con Atena e il cavallo di Troia conservata al Museo Archeologico di Firenze, l’esemplare dipinto dal Pittore di Sabouroff presenta la dea Atena seduta su un trono mentre accarezza un grande cavallo ornato con le tainiai niketeriai, le bende di lana rossa simbolo della vittoria. La copertina del catalogo, edito da Sillebe, è invece dedicata alla Protome di cavallo “Medici Riccardi”, bronzo fuso un tempo dorato a lamina e a foglia datato 340-330 a.C. a lungo conservata nel cortile del palazzo mediceo e parte di una scultura di poco superiore al vero e dorata e con alla base della criniera un’iscrizione greca tipica delle colonie doriche della Sicilia. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 14 ottobre 2018. www.uffizi.it

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