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Uno, nessuno e centomila, omaggio a Pirandello

“ C’è un punto nel mio teatro che è rimasto ancora in gran parte oscuro per il pubblico: un punto che è fondamentale. Varrà, forse, a spiegarlo, un romanzo che spero di poter presto ultimare, Uno nessuno, centomila, romanzo già annunziato e che ho dovuto interrompere, perché nella mia opera di narratore si è aperta questa parentesi del teatro, che mi auguravo si dovesse chiudere, presto, e che invece, come purtroppo accade, è rimasta e rimane tuttora aperta per i molti impegni derivatimi dai miei primi lavori. In Uno, nessuno e centomila è studiato il dualismo dell’essere e del parere, la scomposizione della realtà e della personalità, il bisogno che l’essere ha dell’accadere infinito che si finisce nelle forme temporanee: il giuoco delle apparenze a cui noi diamo valore di realtà”. Sono le parole di Luigi Pirandello che, intervistato nel 1920, spiegherà tutta l’importanza del suo romanzo, l’ultimo ad essere pubblicato.

Pensato e in parte scritto già nel 1912, Uno, nessuno e centomila  apparve a puntate tra il dicembre del 1925 e il giugno del 1926  sulla rivista La Fiera letteraria letteraria  con il sottotitolo “ Considerazioni di Vitangelo Moscarda, generali sulla vita degli uomini e particolari sulla propria, in otto libri”, e in seguito nel  in volume per i tipi di Bemporad nel 1926. Il protagonista del romanzo giunge a una sorta di completo straniamento da se stesso e dalla vita. L’evento che apre il romanzo è del tutto banale. Dida moglie di Vitangelo Moscarda un giorno dice al marito che il suo naso pende a destra e lui guardandosi allo specchio se ne convince. Inizia in questa maniera l’indagine del protagonista sulla propria identità, una sorta di riesame di se stesso e della sua posizione nel mondo, attraverso gli occhi degli altri che lo vedono ognuno a suo modo fino a persuadersi di non essere nessuno, neppure per se stesso.

Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m’avevano data; cioé vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano”.

La lunga gestazione del romanzo fu interpretata dal critico Giovanni Macchia nella maniera seguente “ Da un romanzo da fare, sempre in fieri, nascevano pagine, battute che verranno trasportate sia nelle novelle, in una pur ridotta misura di svolgimento, sia in lavori drammatici, anche famosi” al punto che il manoscritto a cui lavorar ava risultava alla fine sguarnito di alcune parti, fungendo invece da tela di Penelope continuamente sottoposta a continui rimaneggiamenti.

Ed è al grande protagonista del Novecento europeo che è stata dedicata una stilografica limited edition in un materiale antico quale è la lava dell’Etna e dalla proprietà straordinarie che per la prima volta è stato utilizzato per la realizzazione di strumenti di scrittura. Un esempio di come sino ad oggi si continua lungo la strada della sperimentazione e della ricerca  di materiali sempre nuovi per la fabbrica di stilografiche che , oltre a soddisfare gli spetti estetici e di design, riservino altre qualità in grado di farle apprezzare ancora di più. Infrangibile agli urti, ignifugo e igroscopico sono le tre caratteristiche principali della stilografica Luigi Pirandello in grado di soddisfare anche le aspettative più esigenti di chi colleziona con passione gli strumenti di scrittura.

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