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“Viva Italia! un sacro patto / Tutti stringe i figli suoi” Giuseppe Verdi al Maggio Musicale Fiorentino

La regia porta la firma di Marco Tullio Giordana mentre sarà Marco Palumbo a dirigere La battaglia di Legnano la tragedia lirica in quattro atti di Giuseppe Verdi che in questi giorni viene messa in scena a Firenze al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino in occasione della LXXXI edizione del Festival. Un ‘opera composta in un momento di grande fermento patriottico, dopo la sua prima rappresentazione trionfale, il 27 gennaio del 1849 al Teatro Argentina di Roma, nella Città Eterna ci fu la proclamazione della Repubblica Romana, mentre il papa cercava rifugio a Gaeta. I cronisti dell’epoca raccontano come il popolo per le strade inneggiasse a Verdi e all’Italia canticchiando brani dell’opera appena rappresentata. Sono rivelatrici di questo sentimento le parole del coro che apre il primo atto: «Viva Italia! un sacro patto / Tutti stringe i figli suoi […] Viva Italia forte ed una / Colla spada e col pensier! / Questo suol che a noi fu cuna / Tomba sia dello stranier!»


“La città sotto assedio, mura annerite dal fuoco, campagne ridotte a monchi alberi senza foglia. 
Atri muscosi, fori cadenti, gli stessi dell’Adelchi manzoniano di quattro secoli prima. Lo stesso volgo disperso. Che repente si desta, intende l’orecchio, solleva la testaLa battaglia di Legnano ha per Verdi lo stesso significato patriottico che l’ultimo re longobardo ha per Manzoni. – scrive Marco Tullio Giordana ne le note di regia – La rivolta contro l’invasione straniera e la formazione di una rete di Comuni alleati, i prodromi di un’identità, la formazione di un esercito e, soprattutto, di un popolo che lo sostiene. Tanto bastava per trasportare la vicenda nel Vietnam delle ultime decadi del Novecento o durante la lotta di Liberazione di cinquant’anni prima? O nei Balcani di quest’inizio millennio? Non irrido alle riletture “moderne”, in qualche caso anche coinvolgenti, ma preferisco che lo spettatore – che per me è innanzi tutto ascoltatore – possa far rima da solo con la contemporaneità. Se proprio vuole altro che non la Musica. La mia personale scommessa è ricavare la “contemporaneità” attingendo direttamente al verbo dell’Autore, rispettandone alla virgola le indicazioni (tra l’altro, in Verdi precise, inequivocabili).”

Vengono rispettate l’epoca e le sue date con l’apertura dell’opera su una delle prime mappe della città di Milano, datata 1158, la scena evoca i materiali del tempo, mattoni, legno e pietra, Gianni Carluccio più che configurare lo spazio in maniera realistica sembra affrontare gli spazi con in maniera performativa realizzando un’installazione artistica. I costumi realizzati da Francesca Sartori ed Elisabetta Antico puntano alla stilizzazione cercando nei colori e nei pochi accessori il carattere e le differenze dei vari personaggi. Marcata la differenziazione per i due eserciti, da una parte i lombardi popolani e “straccioni”, dall’altra i teutoni protetti da metallo smagliante, macchine da guerra professionali e, sulla carta, invincibili.

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