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Giuseppe Verdi il trionfo del Nabucco e “gli anni di galera”

Il 1842 è l’anno della prima rappresentazione del Nabucco, per Giuseppe Verdi si tratta della sua terza opera teatrale ed è il primo grande successo della sua lunga carriera. Da questo momento in poi la sua vita non sarà più la stessa ma porterà il grande compositore in un periodo di grande lavoro che lui stesso definirà “gli anni di galera“. Sarà  Merelli a convincere Giuseppe Verdi a non abbandonare la lirica e fu lui a consegnargli il libretto di Temistocle Solera del Nabucco dal soggetto biblico. Verdi scosso dalla tragedia familiare, la morte prima dei due figli e poi della moglie Margherita Barezzi e dall’insuccesso della sua seconda opera conservò il libretto senza neanche leggerlo, ma una sera per caso, cadde a terra e si aprì proprio sulle pagine del Va’ pensiero e quando Verdi lesse quelle pagine rimase talmente impressionato al punto di non riuscire più a dormire. Iniziò così la composizione della musica per tutto il libretto.

L’opera andò in scena il 9 marzo del 1842 al Teatro della Scala e questa volta il successo fu trionfale, venne replicata ben 64 volte solo nel suo primo anno di esecuzione. Rappresentata nei maggiori teatri italiani ed europei l’opera del Nabucco è un grande affresco di argomento biblico sul destino del popolo ebraico sconfitto e sottomesso dal re di Babilonia, Nabucodonosor. Il celebre Va’ pensiero finì con il divenire una sorta di canto doloroso o inno contro l’occupazione degli austriaci diffondendosi rapidamente in Lombardia e nel resto dell’Italia, sino a diventare l’inno nazionale.

Dal 1842 al 1850 Giuseppe Verdi scriverà e metterà in scena ben tredici opere curando sempre di persona l’allestimento dei lavori. I lombardi alla prima crociata saranno rappresentati per la prima volta a Milano nel 1843, l’Ernani a Venezia nel 1844, la Giovanna d’Arco a Milano nel 1845, Alzira a Napoli nel 1845, Attila a Venezia nel 1846, Macbeth a Firenze nel 1847, I Masnadieri a Londra nel 1847, Jérusalem a Parigi nel 1847, Il Corsaro a Trieste nel 1848, La Battaglia di Legnano a Roma nel 1849 e lo Stiffelio a Trieste nel 1850. Fino a I Lombardi tutti i melodrammi di Verdi avevano debuttato alla Scala. Quando il conte Mocenigo, presidente degli spettacoli della Fenice di Venezia gli propose di scrivere un’opera per il suo teatro Giuseppe Verdi era già famoso e Venezia una piazza tra le prime in Europa. Come collaboratore letterario gli fu offerto Francesco Maria Piave che firmerà altri nove libretti, un terzo della produzione del maestro.

A Venezia c’era grande attesa per la nuova opera e per l’Ernani fu un vero trionfo, cresceva così il mito di Verdi quale compositore del Risorgimento. Proprio la scena della congiura in cui i nobili castigliani uccidono il Re,  celebrata nel coro ” Si ridesti il Leon di Castiglia”  risvegliò negli spettatori la rivolta per la caduta della Repubblica Veneta in mano straniera. Ma oltre a questo, nell’Ernani Verdi approfondisce il linguaggio delle passioni individuali in senso romantico, Ernani è il prototipo dell’eroe che lotta contro l’ingiustizia  e che viene sconfitto perché rispetta un codice d’onore che non può infrangere e proprio con L’Ernani Verdi mette in mostra l’introspezione psicologica dei singoli personaggi che in epoca matura porterà a grandi vette.

Mentre cresceva la fama internazionale di Giuseppe Verdi si delineavano alcuni tratti caratteristici della sua arte attraverso un’articolazione sempre più ricca e originale del linguaggio musicale e drammaturgico, evidenziato nei sentimenti e nelle passioni dei personaggi.

 

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