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Botticelli – Sandro di Mariano mentre illustra la Divina Commedia con gli occhi di Bargellini

Nel 1940 Vallecchi da alle stampe “Via Larga” di Piero Bargellini, un testo che avrebbe dovuto essere la naturale prosecuzione de la Città dei Pittori ma a lavoro compiuto l’autore si accorge che la storia dell’arte nel ‘400 ha un indirizzo ben preciso, Via Larga, oggi Via Cavour, in particolare nel tratto che dal Palazzo Mediceo, oggi Palazzo Medici Riccardi giunge fino al Piazza San Marco con il Convento di S. Marco, ma anche il Giardino di San Marco . In questa strada transiteranno  tanti artisti che saranno accolti alla corte medicea, Paolo Uccello, Filippo Lippi, Andrea del Castagno, tra questi anche Sandro Botticelli che “comincia a lavorare nei giardini di Lorenzo, ma in fine inverte il cammino dell’Angelico”.

Abbiamo parlato di Sandro Botticelli e dei suoi disegni per illustrare la Divina Commedia per conto del cugino di Lorenzo il Magnifico, Lorenzo di Pier Francesco, come scriveva Piero Bargellini  “Dopo la morte del Savonarola torna a Dante con altra anima e altra mente, soprattutto con altro intento. La Bibbia e la Commedia sono il pane dei piagnoni. Dopo tanta infatuazione per i poeti latini e gli umanisti, Firenze repubblicana ritorna all’austerità della terzina dantesca. Sandro Botticelli non illustra più Dante; lo medita e lo annota; è il suo quotidiano nutrimento.…Mentre legge la Divina Commedia, senza togliere gli occhi dal testo, disegna con la punta d’argento l’allegoria della chiesa profanata, o il coro degli Angeli armati di scudi crociati. Tra questi un angelo tiene un cartello dove è scritto non più il nome di arte, ma il vero nome del pittore . “Sandro di Mariano“. Non è più tempo di nomi d’arte, non è più tempo di finzioni. Sandro di Mariano par che si stacchi dalla pittura. La sua bottega è ancora frequentata, ma non vi lavorano che gli aiuti”.

E ancora scrive il sindaco dell’alluvione, Piero Bargellini “… Dalla collina di Bellosguardo, si vedono, in lontananza, contro le pendici del monte Morello, le ville di Castello e di Careggi: le ville che hanno ispirato i suoi più suggestivi quadri, dove ha ascoltato i versi di “Ovidio fabuloso e pazzo”. Chi abita ormai quelle ville? Morto Lorenzo, morta giovane anche la Clarice, e il Poliziano e Pico della Mirandola. Scomparsa come uno scenario la corte medicea, tutti i giardini sono inselvatichiti. Le statue antiche, tra i lauri disordinati, restano mutile e deserte…Sandro anch’egli è ritornato a Dante e all’Apocalisse. Il nuovo secolo lo trova così, stranito e visionario, misantropo e ramingo, lontano dal suo antico mondo“.

” Ancora per sette anni Sandro vive a Firenze senza vivere più della sua arte. A poco a poco tutto gli diventa estraneo e favoloso : il suo passato e il suo presente si confondono in una specie di sogno. E intorno a lui il mondo si dilata sterminatamente. Firenze stessa, nel suo ripicco repubblicano, diventa più piccola dei suoi figli, che s’allontanano da lei come una nutrice troppo invecchiata. Michelangelo si fa romano e Leonardo milanese. Solo il vecchio Botticelli resta ostinatamente, desolatamente fiorentino“. Morirà in solitudine il 17 maggio del 1510 e verrà sepolto nella chiesa del suo quartiere, in  Ognissanti. Oggi la sua tomba è meta di visite e pellegrinaggi e sono in molti a lasciare dei bigliettini.

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