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Voci di donne, l’omaggio all’universo femminile nelle raccolte della Biblioteca Medicea Laurenziana

Donne autrici di opere letterarie, ma anche di semplici lettere, donne copiste, spesso all’interno degli antichi conventi di cui si conserva solo la memoria, donne importanti alle quali sono state dedicate delle opere e ancora donne committenti e proprietarie di codici e manoscritti. E’ uno straordinario mondo femminile che scaturisce da una ricerca condotta all’interno delle ingenti collezioni laurenziane e che ha dato il via alla mostra appena inaugurata dal titolo “ Voci di donne. L’universo femminile nelle raccolte laurenziane” a cura della D.ssa Anna Rita Fantoni direttrice della Biblioteca Medicea  Laurenziana di Firenze, situata all’interno  del complesso della Basilica di San Lorenzo.

E’ la prima volta che viene indagato questo tema, ovvero la donna in tutte le opere della Biblioteca, in un arco temporale che arriva fino ai nostri giorni, una ricerca intrapresa sui cataloghi di tutti i fondi manoscritti, dai papiri greci fino ai carteggi del secolo scorso e che ha individuato molti testi legati al mondo femminile, in particolare l’attenzione ai fondi manoscritti sette-ottocenteschi ha permesso di evidenziare codici e lettere poco studiati ed esposti al pubblico per la prima volta, molti dei quali conservati nei fondi Ashburnham, Mediceo Palatino e Redi.

Sono in tutto lsessantasei pezzi suddivisi in sei sezioni le prime due sezioni sono dedicate alle donne autrici sia opere che di lettere, le sezioni successive comprendono scritti dedicati a donne e commissionati da donne, la quinta sezione è interamente dedicata alle donne copiste di manoscritti e infine vengono esposti i manoscritti posseduti da donne.

Ad aprire la mostra è il pezzo più antico e quello più recente, strettamente legati tra loro. Il più antico è un ostrakon risalente al II secolo a.C sul quale si trova il frammento di una poesia di Saffo che venne acquistato nel 1937 dall’egittologo Evaristo Breccia durante una spedizione in Egitto alla ricerca di antichi papiri, a seguire troviamo esposta una lettera di Medea Norsa, eccezionale figura di papirologa allieva di Girolamo Vitielli che negli anni ’20 fece molti viaggi in Egitto. Sempre dall’Egitto proviene il papiro rinvenuto dal Breccia nel 1928 che contiene il poemetto dal titolo la “Conocchia” in cui Erinna piange l’amica Baucide scomparsa nel giorno delle nozze.

Di epoca medievale la “Regulae medicinale” di Trotula la prima donna medico appartenuta alla scuola medica salernitana nell’XI-XII secolo che ci ha lasciato il più antico compendio di ginecologia, ostetricia e cosmesi, il codice laurenziano è stato esposto con l’apertura della c.2r che riporta all’interno dell’iniziale C l’immagine di una donna, forse la stessa Trotula. Anna Comnena, figlia di Alessio I Comneno imperatore di Bisanzio compilò la cronaca della vita del padre, insignita del diadema imperiale come erede al trono aveva ricevuto una formazione culturale degna del suo destino che poi, con la nascita del fratello Giovanni, non si avvererà. Di Ildegarda di Bingen, Dottore della Chiesa e una delle figure femminili più interessanti del Medioevo  è esposto il “Physica”, un trattato di scienze naturali e di medicina ragionata, il codice laurenziano era di proprietà di Lord Bertram IV conte di Ashburnham e venne acquistato insieme all’intera collezione in suo possesso dallo stato italiano nel 1884, il codice è esposto alla c.1r con l’incipit dell’opera.

Proveniente dalle collezioni librarie della famiglia Strozzi un codice del XV secolo contente il Dialogo della divina dottrina di Santa Caterina da Siena e i Miracoli di Santa Caterina, mentre dalla collezione Antinori un piccolo manoscritto con la “Laude”  che ricorda l’entrata di Gesù a Gerusalemme, “Ben vengha osanna”, scritta da Lucrezia Tornabuoni madre di Lorenzo il Magnifico e poetessa in volgare, figura di spicco nella Firenze del Quattrocento. Segue il codice contenente i “Sonetti” di Vittoria Colonna, figura significativa nell’Italia del Cinquecento e nota per le sue amicizie e relazioni sia in campo religioso, artistico, come con Michelangelo Buonarroti che con personaggi del potere.  Il codice in mostra che raccoglie 102 componimenti venne allestito come dono per Margherita di Angoulême, moglie di Enrico II d’Albret re di Navarra che ne aveva fatto espressa richiesta. La mostra che resterà aperta al pubblico fino al 29 giugno con orario 9,30 -13,30 dal lunedì al venerdì è arricchita da un catalogo edito da Mandragora e  si avvale di un servizio di accoglienza culturale a cura della Cooperativa Opera d’arte e su prenotazione visite guidate gratuite per le scuole.

 

 

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