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L’Incisione di chiaroscuro, Cranach, Raffaello e Rubens in mostra al Louvre

Il Museo del Louvre ha di recente inaugurato una mostra dedicata all’Incisione di chiaroscuro, Cranach, Raffaello e Rubens organizzata da Séverine Lepape, del Dipartimento di stampe e disegni e che rimarrà aperta al pubblico fino al 14 gennaio del 2019.

Grazie agli esemplari provenienti dalle collezioni museali francesi come lo stesso Louvre, la Biblioteca Nazionale di Francia, la Fondazione Custodia, la Scuola Nazionale Superiore di Belle Arti, il Museo di Belle Arti di Besançon e di istituzioni estere come il British Museum, l’Ashmolean Museum, il Rijksmuseum, l’esposizione intende offrire un panorama cronologico e geografico della stampa di chiaroscuro attraverso le opere più significative dei principali maestri del Rinascimento e del Manierismo europeo come Peter Paul Rubens, Parmigianino, Domenico Beccafumi e Hans Baldung Grien.

Si tratta di un tipo di xilografia in cui gli effetti tonali sono ottenuti tramite la stampa sullo stesso foglio di matrici con inchiostro dello stesso colore o di colori diversi ma molto affini, ma con diverse tonalità.

L’incisione di chiaroscuro venne praticata in Europa nel XVI secolo e in particolare in Italia e in Germania, con alcune differenze tra le due scuole. In Italia dove questa tecnica fu usata con una certa libertà ed ebbe maggiore successo, secondo alcuni infatti sarebbe l’italiano Ugo da Carpi il suo inventore, il quale produsse molte incisioni da disegni di Raffaello e di Parmigianino.

Talvolta l’incisione riproduceva fedelmente il disegno, altre volte era una sua libera interpretazione, era un mezzo comunque usato per raggiungere l’effetto sfumato in un opera a stampa e molti furono gli artisti attratti da questa nuova tecnica che permetteva un nuovo approccio all’uso della luce e dell’ombra attraverso il monocromo.

Tra le fonti della mostra anche le recenti ricerche sui pigmenti e le filigrane utilizzate nell’incisione, eseguite congiuntamente dalla Bibliothèque Nationale de France e dal Centro per la ricerca e il restauro dei Musei di Francia.

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