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Dal Museo del Louvre la bellissima “Giovane donna ” di Andrea del Verrocchio in mostra a Palazzo Strozzi per “Verrocchio. Il maestro di Leonardo”

Tra gli esercizi grafici praticati nelle botteghe d’arte del Quattrocento, tra i più apprezzati, erano quelli dedicati agli studi di teste ideali. Erano studi che i committenti valutavano con maggiore attenzione e tra quelli che primeggiano per bellezza, fascino e qualità sono senza dubbio i disegni di Andrea del Verrocchio e a seguire di Leonardo. Appartiene a questa categoria lo studio di “Giovane donna a mezzo busto, vista di tre quarti”, 1470-1475 circa, che, oltre ad essere uno dei rari disegni, giunti sino a noi di Andrea del Verrocchio, l’opera, proveniente dal Louvre, si trova in esposizione a Palazzo Strozzi in occasione della grande mostra monografica dal titolo “Verrocchio. Il maestro di Leonardo” faceva parte, con molta probabilità, della celebre collezione grafica di Giorgio Vasari del “Libro de’ Disegni”, come documenterebbero tracce di montaggio sul verso dell’opera.

Composta da una serie di volumi, forse otto, che contenevano schizzi e disegni di artisti italiani dal Trecento al Cinquecento, circa un migliaio di esemplari, la raccolta del Libro de’ disegni venne messa insieme da Giorgio Vasari e servì come supporto per la stesura della sua grande opera, Le Vite, pubblicata nel 1550 e poi nel 1568, dando vita per la prima volta alla pratica del collezionismo di disegni inteso in senso moderno. Questa raccolta occupa un posto eccezionale nella storia dell’arte poiché con il Vasari il disegno assume una dimensione storica, primaria, resa attraverso numerosi aspetti come l’elaborata montatura disegnata di suo pugno per inquadrare e nobilitare le sue opere.

Lo stesso Vasari infatti affermerà di possederne alcune teste ideali di grande bellezza disegnate “con molta pacienza e grandissimo giudizio, infra i quali sono teste di femmina con bell’arie et acconciature di capelli, quali per la sua bellezza Lionardo sempre imitò”. L’opera, una punta metallica con adozione di penna e inchiostri nero e grigio, acquerellature grigie a pennello, rialzi a biacca su carta preparata rosso-arancio fu attribuita nel 1927 da A.E. Popp ad Andrea del Verrocchio anche se nel tempo ha avuto molte proposte attributive, da Leonardo da Vinci, in relazione alla celebre Madonna del Garofano conservata a Monaco, all’atelier del Verrocchio, al Perugino, a Lorenzo di Credi.

L’opera è stata selezionata dalla storica dell’arte, la D.ssa Cristina Casoli per l’edizione di pregio “Louvre. I Disegni più belli”, che racchiude 48 selezionate opere provenienti dal Dipartimento di Arti Grafiche del museo parigino. “La figura femminile attribuita al Verrocchio – scrive nel suo saggio Cristina Casoli – si caratterizza per un virtuosismo tecnico di rara bellezza e per raffinatezza e luminosità, impreziosita da ricchi gioielli e monili, probabilmente prodotti nella bottega orafa dello stesso maestro. Dei fogli assegnati a Verrocchio non se ne conservano molti, ma proprio la capacità tecnica manifestata e riscontrabile nei documenti superstiti, l’abilità nel rendere la plasticità della forma mediante una linea fluida ed elegante, la luce attraverso delicatissimi tocchi di biacca su carta colorata spiegano l’enorme influenza da lui esercitata su tutta la generazione successiva, da Sandro Botticelli, a Luca Signorelli fino a Leonardo da Vinci”.

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