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Codici di Leonardo da Vinci, avviata la ricognizione di 7000 lastre fotografiche dei manoscritti di Leonardo

Dagli archivi della Commissione Vinciana, ora custoditi al museo Galileo della Scienza a Firenze, riemergono oltre 7000 lastre fotografiche in vetro dei manoscritti di Leonardo, realizzate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Ad annunciarlo in occasione della presentazione della grande mostra L’acqua microscopio della Natura. Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci, accolta agli Uffizi, è stato il curatore della stessa esposizione, Paolo Galluzzi. “Si tratta di una scoperta di grandissima importanza, sia per la storia della fotografia che per gli studi dedicati al genio di Vinci – ha spiegato – Queste lastre, infatti, effettuate oltre un secolo fa, offrono importanti informazioni sui cambiamenti dello stato di conservazione dei codici da lui scritti, incluso il Codice  Leicester, avvenuti nel lasso di tempo trascorso dalla loro realizzazione ad oggi“.

Le lastre sono già al centro di una ricerca: la loro ricognizione sistematica ed esaustiva è stata avviata, l’acquisizione digitale dei documenti è già in fase avanzata e presto le loro riproduzioni ad altissima definizione saranno messe a disposizione degli studiosi su internet, “divenendo strumenti fondamentali della ricerca su Leonardo“, ha aggiunto Galluzzi.

Già il prossimo anno potrebbero essere resi pubblici i primi risultati delle indagini che le riguardano. Intanto, se la mostra dedicata al codex Leicester concesso agli Uffizi in prestito da Bill Gates anticipa le celebrazioni per i 500 anni dalla morte del padre della Gioconda, la Galleria ha in serbo anche altre iniziative, diffuse sul territorio toscano per rendere omaggio al grande artista e scienziato.

Nel paese natale di Leonardo, Vinci, verrà esposta la tavola con il suo primo paesaggio , ‘conteso’ tra Toscana e Umbria, in quanto è ancora oggetto di dibattito se l’opera ritragga uno scorcio dei colli del Valdarno oppure una veduta di terre umbre. Inoltre, la tavola Doria,  raffigurante la parte centrale del capolavoro murale andato perduto, la Battaglia di Anghiari, realizzata nel ‘500 da un autore ignoto, che fino a gennaio è in mostra a Poppi, si sposterà proprio ad Anghiari. “Invitiamo dunque tutti – ha commentato oggi il direttore degli Uffizi Eike Schmidta non venire a vedere il solo codice Leicester agli Uffizi, ma anche a dedicare un po’ di tempo il prossimo anno a queste ulteriori esposizioni che porteremo fuori Firenze“.

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